Relazioni, amicizia, comunità ai tempi del Coronavirus: una ragazza di II media scrive…


Una ragazza di II media di Bergamo (12 anni) ha scritto, in piena emergenza sanitaria, una lettera aperta molto toccante sul tema delle relazioni, dell’amicizia e della comunità ai tempi del Coronavirus.

Ne riportiamo alcuni stralci perché rimangano nella nostra memoria e, magari, possano far riflettere sui “danni immateriali” di un confinamento generalizzato e prolungato come quello deciso dal Governo Conte bis.

«È proprio vero – scrive Marina Annie– che bisogna godersi ogni singolo attimo della propria vita, perché non si sa mai cosa essa è pronta a porci davanti, a quel punto siamo noi a dover esser pronti.Da qualche settimana è arrivata una nube color tristezza, rabbia e prigionia chiamata Coronavirus o COVID-19 che ha deciso di oscurare e isolare anche i primi boccioli primaverili rinchiudendoci in casa a fissare con gli occhi rassegnati il sole, che in questi giorni nessuno si può godere. Sta cercando di strapparci i lati positivi delle cose, di prendersi con prepotenza la gioia dei primi caldi, le risate, la tranquillità, lo studio, le feste, gli abbracci, le carezze, i viaggi e… gli amici. Ebbene sì, in questo periodo monotono e macchinoso, in cui le finestre mutano in limiti così come le porte e in cui i muri di casa si trasformano in mura, non si possono vedere neanche gli amici» (dal sito delle Acli diBergamo http://aclibergamo.it/, 15 maggio 2020).

La mancanza di relazioni con gli amici da parte dei ragazzi, troppo spesso, ha trovato (e trova ancora, purtroppo) il surrogato ancora più dannoso dell’utilizzo compulsivo di smartphone e social media. Chi riesce a mantenere, come l’adolescente di Bergamo della quale stiamo riprendendo i pensieri, la sensibilità propria dell’età senza cadere nella palude digitale, le settimane ed i mesi passati nel periodo del lockdown sono stati davvero ardui. «Per me questo[il confinamento]ha fatto sgorgare lacrime cupe e nascere pensieri disperati – leggiamo nella lettera -, sono una persona molto affettuosa e socievole e se c’è una cosa di cui non tollero essere privata nemmeno per un secondo sono le mie amicizie e le persone a me care. Fortunatamente li sento tutti i giorni e anche se tutto questo sembra non finire mai continuiamo a volerci bene e in mezzo a questo mare di negatività con onde contornate di una noiosa routine, c’è qualcosa che ci accomuna: la mancanza reciproca.Tutti abbiamo nostalgia di vedere l’altro, di condividere sensazioni, sentimenti, opinioni, di abbracciarci, tenerci la mano e persino di discutere. Siamo altamente stufi di sentirci bloccati e incatenati all’uguaglianza di queste giornate che sembrano infinite, ci sentiamo esattamente come tutta l’Italia in questo momento e forse più di tutti gli altri, perché noi giovani abbiamo bisogno di libertà più di chiunque altro, togliendocene la magia, ci sentiamo canarini in gabbia che vorrebbero dileguarsi, ma non possono».

Una lezione sull’amicizia a tutti noi, questa della ragazza di Bergamo, che dedichiamo troppo poco tempo e attenzione a “coltivare” le nostre amicizie. Ma se vogliamo davvero che l’amicizia tra adulti cresca, si approfondisca o duri, come ha scritto il teologo don Vito Spagnolo,«dobbiamo fare alcuni passi per creare e alimentare le relazioni. Bisogna imparare l’arte del dire la prima parola, dell’iniziare le conversazioni. La relazione, inoltre, ha bisogno di tempo dedicato e di conoscenza reciproca. L’amicizia è una scuola di amore, di movimento dall’io all’altro, dall’egoismo all’altruismo. Ogni uomo è potenzialmente tuo amico e l’estraneo è un amico che ancora non conosci» [Vito Spagnolo, Vivere le relazioni, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2013, p. 59].

 

Giuseppe Brienza

 


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