La lotta islamica, la lotta comunista e i tanti punti in comune…


 

Di Patrizia Stella – Pedagogista

 

Vale la pena spendere due parole per confrontare brevemente, sul tema della “lotta”, la peculiarità del combattimento islamico rispetto a quello comunista per vedere se può esistere qualche punto in comune.

Possiamo dire che, nonostante molti comunisti siano cristiani o per il battesimo o per convinzione o semplicemente perché nati nell’Occidente ancora cristiano dove si respira ancora, non si sa fino a quando, aria di libertà cristiana, esiste una specie di “denominatore comune” che unisce entrambi ed è appunto la frenesia per la lotta perenne che li sovrasta e li rende contemporaneamente schiavi di presunti falsi ideali:

– nel caso dell’Islam c’è una tale “fede cieca” nel dovere di conquistare il mondo ad Allah, secondo il mandato di Maometto, che non si fanno scrupolo di offrire la propria vita come kamikaze pur di ammazzare tutti coloro che si oppongono a questi loro programmi folli;

– nel caso del comunismo, c’è la stessa tale “fede cieca” di fondo nel dovere di conquistare il potere per le loro ambizioni personali, che non si fanno scrupolo di offrire la vita altrui alla mattanza, vuoi con la guerra, vuoi con l’inganno, vuoi con le tasse, vuoi con le peggiori perversioni a danno di poveri e di innocenti, pur di eliminare tutti gli oppositori, con le buone o con le cattive.

L’unica differenza tra i due schieramenti consiste nel fatto che i comunisti credono solo in questa vita di potere, successo, e anche ricchezze che non guastano,vita che termina nel nulla della madre terra e perciò si guardano bene dall’immolarsi come kamikaze per una felicità futura nell’aldilà in cui essi non credono; mentre gli Islamici lottano ferocemente e sono per questo ben allenati per intima convinzione collettiva perché credono in un“paradiso” dove potranno godere eternamente delle stesse miserie, purtroppo, che si concedevano sulla terra. Ben lontano comunque dal concetto del vero Paradiso cristiano che Gesù ci propone.

LE CROCIATE

Non si può parlare di lotta islamica e cristiana senza che la lingua batta sul dente che duole, vale a dire l’argomento delle “crociate”.  Molto è stato detto pro o contro nei vari libri di storia, e questa mia esposizione toccherà solo brevemente l’argomento del titolo inerente alla lotta, nel tentativo di fornire almeno un “flash” di chiarezza che illumini i mille perché senza dover spendere ore di studio sui volumi, che comunque sono necessari per i veri studiosi, ricercatori e appassionati del tema, ovviamente.

Come premessa, c’è da dire che, con la mentalità pacifista, tollerante e buonista che ci ritroviamo adesso, tutto ciò che sa di “battaglia” è da condannare, e peggio ancora se si tratta di “battaglia cristiana”, per una errata interpretazione dello stesso Vangelo e della dottrina perenne della Chiesa che, se da una parte insistono sul perdono e sull’amore che vince l’odio, dall’altra non escludono affatto la lotta per la legittima difesa.

Quando si discute in merito a qualche controversia di rilievo, è ovvio che vale sempre la pena rinunciare a prendere le armi per stringersi invece la mano, come vorrebbe il cristianesimo, però quando tutti i sistemi pacifici persuasivi vengono solo calpestati e il nemico avanza con prepotenza anche a casa tua in nome di Allah per depredarti e ammazzare te e famiglia, che fai?? Lo inviti a cena per amor di pace? Sei disposto a seppellire assieme alle armi anche la tua libertà, fede, dignità, cultura, famiglia, figli, patria, lavoro ecc. solo per aver salva la vita e prostrarti a una divinità straniera rinnegando la tua fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo? Il vero cristiano ha sempre il dovere e diritto di combattere per legittima difesa.

Questo semplice ragionamento logico (almeno per chi usa ancora la logica per ragionare e non l’ideologia), si può prendere e applicare anche alle Crociate: sono state una doverosa e legittima difesa per la liberazione armata di quei territori della Terra Santa che venivano progressivamente e irreversibilmente occupati dall’islam, dopo che questo si era insediato con la forza nel sud della Spagna dove avevano creato una specie di “quartier generale” da dove partire per le varie conquiste intorno al mondo. I terribili guerrieri musulmani, allenati alle imprese più dure,irrompevano nei villaggi in agguati notturni o all’alba, all’improvviso, urlando “Allah akbar”, com’è il loro stile, su cavalli e cammelli uccidendo, a suon di scimitarre,i poveri abitanti che trovavano sul loro cammino o quelli che rifiutavano la conversione,mentre i più fortunati cercavano rifugio nell’entroterra, col rischio della loro estinzione. Si doveva quindi arrestare al più presto la loro avanzata facendoli arretrare entro i loro confini.

Mettiamo pure sul banco degli imputati anche gli errori compiuti da parte dei cristiani, soprattutto durante la presa di Costantinopoli dove, a onor del vero, chi commetteva autentici scempi erano per lo più le squadre mercenarie al servizio del re di Francia alle quali poco o nulla importava della liberazione della Terra Santa e accettavano di combattere nelle Crociate solo per denaro e per spirito avventuriero, saccheggiando senza criterio, rubando, stuprando e sfidando gli ordini dei loro comandanti. Tanto, nulla avevano costoro da perdere in questa battaglia e, tranne il rischio di morte già calcolato per la loro vita che comunque sarebbe rimasta nelle terribili galere francesi, essendo quasi tutti criminali liberati per tale scopo, per tutto il resto avevano solo da guadagnare sfogando la loro rabbia e violenza più efferata per difendere luoghi e ideali dei quali a loro nulla importava.Sta di fatto che, se non ci fosse stato il baluardo delle crociate, e più avanti la vittoria di Lepanto (1571) e di Vienna (1683) a bloccare l’avanzata feroce dell’Islam, a quest’ora l’Europa sarebbe tutta musulmana.

Chissà cosa ci riserverà il futuro in questa fase storica in cui non esiste più il battaglione cristiano schierato contro quello musulmano, perché siamo già invasi dagli islamici che vivono da anni sotto casa nostra e non fanno mistero di dichiarare che ci vogliono invadere e sottomettere, mentre noi, da perfetti idioti incantati dalla proposta del “dialogo interreligioso” come se fosse una bacchetta magica che risolve tutti i conflitti, continuiamo a credere che stanno scherzando, perché esiste anche un Islam moderato, continuano a replicare, mentre l’anima, l’indole profonda di un popolo non si cambia con il dialogo, soprattutto quando da parte cristiana c’è solo un atteggiamento vigliacco e traditore di rinuncia totale della nostra identità e fede cattolica, per accogliere la cultura islamica quasi come liberazione dal giogo di cui ci ha parlato nostro Signore Gesù Cristo. Ma il giogo di Gesù Cristo è “dolce e il suo carico leggero”, lui vuole il nostro bene, temporale e soprannaturale, ci ha messo nelle mani la libertà con cui accettare o meno la sua proposta di salvezza, senza imposizioni, nella consapevolezza comunque che “Chi non è con me, è contro di me” dice Gesù senza mezzi termini, lasciando però a noi la scelta finale, a nostro rischio e pericolo.

Comunque per approfondire questo tema in modo equilibrato e documentato, rimando a questi libri: Robert Spencer, Guida all’Islam e alle crociate, Lindau editore; Patrizia Stella, Islam cultura e legge, ed. Fede e Cultura; Stefano Nitoglia, L’Islam com’è, ed. Il Minotauro.


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