Il cardinal Eijk: “chi ha il coraggio di esporre la dottrina cattolica si sente dare del pazzo”


Di Angelica La Rosa

“Dio vive in Olanda“, il nuovo libro di Andrea Galli, che contiene una lunga intervista al cardinale Willem Jacobus Eijk, è uno spaccato della vita e della personalità del cardinale arcivescovo di Utrecht, una delle figure più belle benché da noi poco conosciuta del collegio cardinalizio.

Attraverso di lui il libro offre una presentazione della Chiesa in Olanda oggi, l’Olanda che è uno tra i Paesi più scristianizzati d’Europa e dell’Occidente, dove la Chiesa cattolica, un tempo gloriosa, fattasi alfiere dell’adeguamento al mondo, ha vissuto a partire dagli anni Sessanta una caduta impressionante.

Solo un olandese su quattro dichiara oggi di appartenere a una Chiesa cattolica o protestante, o di professare una fede. Su una popolazione di oltre 17 milioni, i cattolici che si registrano come tali sono calati a 3 milioni e mezzo e di questi non più di 150 mila vanno a messa la domenica, buona parte dei quali immigrati da altri continenti. Non si contano le chiese, sia cattoliche che protestanti, chiuse e trasformate in edifici profani.

Pochi sanno però che il cattolicesimo che sta rinascendo da quelle macerie è di tutt’altro segno rispetto al recente passato. Ed è portatore di un messaggio anche per realtà come la nostra, solo un po’ più indietro sul piano inclinato della secolarizzazione: c’è un “piccolo resto” di fedeli. “I preti e i laici del ’68, di quegli anni di sbandamento, con idee ultraprogressiste, non ci sono quasi più. In Olanda sono rimasti coloro che credono, che pregano, che hanno un rapporto personale con Cristo”. Anche se “chiunque trovi oggi il coraggio di esporre la dottrina cattolica, specie sul matrimonio e l’etica sessuale, si senta dare del pazzo”.

 


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