Molti sono confusi sul significato autentico che il cattolicesimo dà alla “libertà religiosa”


Di Matteo Castagna

Negli ultimi anni, ma anche di recente, si sente parlare di libertà religiosa. Avviene quando accadono fatti di cronaca, come la persecuzione dei cristiani perché impediti di professare la fede, in Paesi come la Nigeria o come la Cina. Ma avviene, anche, quando dal mondo ecclesiastico si levano delle prese di posizione che mirano alla pace ed alla fratellanza tra popoli diversi.

Le masse si trovano ad avere una concezione confusa del significato autentico che il cattolicesimo attribuisce alla “libertà religiosa”, che è un diritto sacrosanto.

Perciò, al fine di dissipare i maggiori dubbi e le nebulose sull’argomento, vorremmo che a spiegare qualcosa di fondamentale in merito, fosse S.E. Rev.ma Mons. Antonio de Castro Mayer (1904-1991), ordinario diocesano a Campos, in Brasile. Egli scrisse queste cose a Paolo VI, il 25 gennaio 1974, ma sono sempre attuali perché il Magistero Perenne della Chiesa non cambia a seconda dei tempi o delle circostanze, come, invece, vorrebbero i modernisti, già infallibilmente e definitivamente condannati dal grande Papa San Pio X, nell’Enciclica Pascendi Domini Gregis.

Scrive Mons. de Castro Mayer: “In materia di libertà religiosa nell’ordine civile, tre punti capitali, tra gli altri, sono assolutamente chiari nella tradizione cattolica:

1) nessuno può essere obbligato con la forza ad abbracciare la Fede.

2) l’errore non ha diritti.

3) il culto pubblico delle religioni false può eventualmente essere tollerato dai poteri civili, in vista di un bene più grande da ottenersi o di un male maggiore da evitarsi, però per se stesso deve essere represso, anche con la forza, se necessario.

E’ quello che si deduce, per esempio, dai seguenti documenti:

a) Pio IX, Enciclica “Quanta Cura”: “E contro la dottrina delle Scritture, della Chiesa e dei SS. Padri [i seguaci del naturalismo] non dubitano di asserire: “la migliore condizione della società essere quella in cui non si riconosce nello Stato il dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della cattolica religione, se non in quanto ciò richiede la pubblica quiete”. Da questa idea di governo dello Stato, del tutto falsa, deriva quell’altra opinione chiamata “deliramento” dal Nostro predecessore Gregorio XVI, che scrisse: “la libertà di coscienza e dei culti essere diritto proprio di ciascun uomo, che si deve con legge proclamare e sostenere in ogni società bene costituita, e essere diritto di ogni cittadino una totale libertà, che non può essere limitata da alcuna autorità vuoi civile, vuoi ecclesiastica, di manifestare e dichiarare i propri pensieri, quali che siano sia di viva voce, sia per iscritto, sia in altro modo palesamente ed in pubblico (…)”.

Ad esempio, l’attualità di queste parole potremmo applicarla oggi al DDL Zan sulla cosiddetta “omotransfobia”, che non è nient’altro che la “mascherina” per il Catechismo cattolico, affinché si tenga un “distanziamento sociale” da Cristo e dalla Sua Chiesa. Siamo, oramai, infatti, in una situazione di effettiva “emergenza religiosa” internazionale!

b) Leone XIII, Enciclica “Libertas”: “Ragione e Giustizia condannano lo Stato ateo o indifferente (…) posto che una religione debba professarsi dallo Stato, quella va professata che è unicamente vera, e che per le note di verità, che evidentemente la suggellano, non è difficile a riconoscersi, massime in Paesi cattolici (…)”.

c) Pio XII, allocuzione “Ci riesce”: “(…) Uno sguardo alla realtà dà una risposta affermativa. Essa mostra che l’errore e il peccato si trovano nel mondo in ampia misura. Iddio li riprova; eppure li lascia esistere. Quindi l’affermazione: ‘il traviamento religioso e morale deve essere sempre impedito, quanto è possibile, perché la sua tolleranza è in se stessa immorale, non può valere nella sua incondizionata assolutezza. (…) Il dovere di reprimere le le deviazioni morali e religiose non può quindi essere una ultima norma di azioni. esso deve essere subordinato a più alte e generali norme, le quali in alcune circostanze permettono, ed anzi fanno forse apparire come il partito migliore il non impedire l’errore, per promuovere un bene maggiore. Si tratta di inserire la repressione dell’ errore in un ambito più ampio, che è da considerarsi lo Stato Cattolico, in assenza del quale, il Pastore Angelico ci insegna la scelta del male minore per promuovere un bene maggiore, in perfetta linea con la dottrina tomista”.

Continua S.S. Pio XII: “(…) Ciò che non corrisponde alla verità ed alla norma morale, non ha oggettivamente alcun diritto né all’esistenza né alla propaganda, né all’azione. Il non impedirlo per mezzo di leggi statali e di disposizioni coercitive può nondimeno essere giustificato nell’interesse di un bene superiore e più vasto”. “(…) La tradizionale dottrina cattolica circa il dovere morale degli uomini e delle società in rapporto alla Chiesa Cattolica, ha sempre insegnato che la vera religione deve essere favorita e sostenuta dallo Stato, mentre il culto pubblico e il proselitismo delle false religioni devono essere impediti, se necessario con la forza (malgrado, possano, evidentemente, essere tollerati in considerazione di determinate circostanze concrete)”.

Diviene, pertanto, difficile, alla luce del Vangelo e del Magistero Perenne, rinunciare a convertire, per esempio, gli islamici, favorendo, altresì, la diffusione del loro credo e dei loro luoghi di culto, in palese contrasto non solo con la dottina e la morale di un Paese dalla tradizione cattolica come il nostro, ma anche con le abitudini più elementari della nostra civiltà, forgiata dal sangue dei martiri e dall’esempio di Padre Marco d’Aviano, di San Pio V, di don Giovanni d’Austria, di Marcantonio Bragadin e di tutti coloro che, per difendere l’Europa, diedero la vita a Lepanto o a Vienna, salvandola dall’invasione.

Oggi, invece, si rivendica la libertà religiosa anche per le altre religioni e per tutti gli uomini. In tal modo, ciascuno può professare pubblicamente gli errori che chiamano opinioni e fare propaganda delle loro irreligiosità.

“Non vediamo – prosegue Mons. de Castro Mayer – come tutto questo possa non trovare in opposizione con la tradizione cattolica questo strano “diritto” al proselitismo ateistico”.

La lettera a Paolo VI del 25 gennaio 1974, di cui qui abbiamo riportato alcuni virgolettati, non ebbe mai altra risposta che questa, trasmessa il 22 marzo 1974, tramite il Nunzio Apostolico Carmine Rocco: “Le lettere del 25 gennaio u.s. dirette all’eminentissimo card. Baggio e a Sua Santità paolo VI, insieme con gli studi fatti da Vostra Eccellenza, sono pervenute a destinazione”.

Sappiamo cosa accadde ai religiosi cattolici, oltre la cortina di ferro, in quegli anni tribolati, tra persecuzioni e vili omicidi. Vediamo, nella stessa linea di continuità, cosa accade ai religiosi cattolici in Cina, che non vogliono e non possono sottomettersi al comunismo, soprattutto dopo gli accordi economici tra il Vaticano e il Paese di Xi Jinping, di cui ha parlato Mons. Carlo Maria Viganò.

Constatiamo che i cristiani trucidati nel mondo, a causa della fede, sono la maggioranza. Quale libertà religiosa, dunque, per chi professa Cristo?

 


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