Esclusivo. Il prof. Polenghi: “svincolata da natura e Dio la creatività può alienare o distruggere”


Di Maria Luisa Donatiello

Il prof. Giancarlo Polenghi è docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso la Scuola di Arte Sacra di Firenze (www.sacredartschoolfirenze.com) e promotore di iniziative culturali, mostre e conferenze, tutte volte alla promozione e alla valorizzazione dell’arte sacra contemporanea in un’ottica anche di studio e di ricerca interdisciplinare.

La Scuola d’arte Sacra di Firenze si è fatta promotrice di una serie di conferenze on line. Ci spiega come nascono i “Dialoghi per capire” e il perché della scelta del tema “Respirare a due polmoni”?

La nostra scuola (Sacred Art School – Firenze) nasce otto anni fa per iniziativa di alcuni artisti internazionali e artigiani fiorentini. Fin da subito ci siamo molto concentrati sulla parte pratica di laboratorio: disegno dal vero (che associammo fin dall’inizio alla teologia del corpo di Giovanni Paolo II), pittura, scultura e oreficeria, al servizio dell’arte sacra e della liturgia. Sapevamo che per riallacciare un dialogo con la tradizione artistica avremmo dovuto non solo imparare le tecniche artistiche ma approfondire anche il pensiero che aveva inventato quelle tecniche, per sapere poi evolverle con proposte artistiche che confrontandosi e dialogando con la contemporaneità non perdessero la radice cristiana. Ci siamo convinti, insomma, che ci fosse la necessità di associare ad una formazione artistica rigorosa, e di taglio accademico, un approfondimento delle fonti del pensiero cristiano che sono poi anche le fonti per l’arte sacra di ogni epoca: la Sacra Scrittura, la liturgia e la mistica, lette con la sensibilità dell’oggi. I “Dialoghi per capire” sono uno spazio per riflettere sull’arte sacra cercando di “incarnare” il pensiero cristiano nel tempo in cui viviamo, uno spazio offerto agli artisti (o agli aspiranti artisti) del XXI secolo. Il tema “Respirare a due polmoni”, che nasce nel Concilio Vaticano II, e che Giovanni Paolo II rilancerà con forza, mette a confronto due diverse tradizioni spirituali e teologiche, che nel primo millennio erano unite. Si tratta di tradizioni ricche che mettono in luce aspetti diversi della comune fede. Più che essere alternative possono essere complementari, non tanto negli esiti pratici o nelle soluzioni artistiche, ma nel pensiero più profondo, quel pensiero cristiano che ricerca Dio e che non potrà mai esaurirlo da un’unica prospettiva. Si tratta in fondo di usare due polmoni, o di vedere con due occhi, o come diceva Galvan, di pensare con i due emisferi del cervello, per non lasciarsi intrappolare in uno schematismo o in un riduzionismo che non coglie la grandezza (o la trascendenza) del mistero di Dio. In fondo l’interdetto a non rappresentare Dio contenuto nel comandamento dell’Esodo – il primo -, ci mette in guardia, anche oggi, sulla possibilità di trasformare Dio in un idolo che ci rispecchi. Dio è sempre oltre, anche quando ci si fa vicinissimo con la tenerezza di un infante. Respirando a due polmoni, per così dire, ce ne rendiamo meglio conto.

Durante la conferenza on line, sul tema “Teologia artistica-arte teologica”, da lei promossa il 14 novembre scorso, insieme alla prof.ssa Alessia Brombin, e tenuta da Padre Josè Maria Galvan, docente di Teologia morale impegnato nella ricerca teologica e in particolare nello studio del rapporto tra arte, robotica, tecnica e fede, è emerso che arte è porre in relazione materia ed è soprattutto bellezza. Interessante la riflessione della prof.ssa Brombin “Dio ci concede di partecipare alla Sua propria bellezza […] l’arte è un tocco di eternità, […] l’arte è un punto in cui l’uomo e Dio si incontrano. ”A suo parere professore cosa lega arte, tecnologia e teologia?

La sua domanda dovremmo rivolgerla al professor Galvan… Provo a rispondere: l’arte e la tecnologia sono collegate perché significano la stessa cosa, che è poi il lavoro umano, la creatività, che è ciò che ci rende simili a Dio. Il Creatore ci ha fatti a sua immagine e somiglianza, per questo siamo in grado di fare arte e di inventare la tèchne. Il problema sorge quando l’uomo non coglie di essere creatura, ma si crede creatore svincolato dalla natura e da Dio. Allora la creatività, pur mantenendo una sua forza, può creare alienazione, può diventare distruttiva. La teologia aiuta la riflessione tanto sulla tecnologia che sull’arte perché permette di non perdere la bussola. Inoltre l’arte e la tecnologia, in quanto lavoro umano, possono aiutare a sviluppare una teologia più vera e profonda. Senza le immagini di tanti artisti la nostra percezione di Dio sarebbe molto più povera. Di fatto c’è una teologia delle immagini che si alimenta dalla teologia della parola in un circolo virtuoso, in cui gli artisti e i teologi si aiutano a vicenda. Abbiamo teologi che hanno insegnato con l’arte figurativa, come Beato Angelico e altri che hanno usato la poesia come Sant’Efrem il Siro o Von Balthasar più recentemente. La tecnologia è pur sempre un modo per potenziare l’uomo, una sorta di protesi che ci permette di vedere meglio, di essere più rapidi ed efficienti. Ma se perdiamo di vista il fine, se ci lasciamo affascinare dal “gioco tecnologico” possiamo esserne preda e perdere il controllo. La tecnologia può essere pericolosa perché può renderci meno umani, può ottundere i nostri sensi al punto da non sapere più percepire. Nella nostra scuola, per esempio, dedichiamo molto spazio al disegno dal vero, secondo canoni accademici, perché in questo modo gli studenti si riappropriano dell’organo della vista che con l’uso delle fotocamere rischia di atrofizzarsi.

La scuola mostra grande attenzione anche nei confronti della disabilità avendo attivato un Percorso formativo in Arti Plastiche per Artisti Non Vedenti, ce ne può illustrare le attività e i risultati raggiunti?

Abbiamo avuto, lo scorso settembre, un corso per artisti non vedenti, è stata la seconda edizione, e abbiamo intenzione di continuare. Un’esperienza molto buona da tutti i punti di vista: le opere d’arte prodotte sono state di grande qualità e la ricerca didattica ha fatto un passo avanti, gli artisti coinvolti – tutti molto sensibili anche in termini spirituali – hanno manifestato molta soddisfazione.

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Di quali iniziative intende farsi promotrice la Scuola d’Arte Sacra di Firenze nell’immediato futuro nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia da Covid 19?

La scuola, in collaborazione con IUL (università online di Università degli studi di Firenze e di INDIRE) sta promuovendo un Master in Arte Sacra in modalità blended. Le iscrizioni sono aperte fino alla fine di dicembre. Il master offre la parte teorica online (30 CFU) e la parte pratica in laboratorio (altri 30 CFU), a partire da maggio 2021. È la prima volta che lanciamo un corso di questo tipo. Per chi fosse interessato solo alla parte teorica può ottenere i crediti di un Corso di Perfezionamento, ideale anche per insegnati di arte o di religione o anche per le guide turistiche. Le materie teoriche spaziano dalla Sacra Scrittura alla Liturgia, dall’Iconografia alla Storia dell’arte cristiana, dalla teologia del corpo all’arte sacra contemporanea. Per le materie di laboratorio si deve scegliere una materia tra pittura, scultura e oreficeria.

 


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