Siamo ostaggi di teorie che vedono nel solo benessere fisico la meta da raggiungere


Di Nicola Sajeva

Caritas Veritatis: questa espressione domenicana definisce una carità che si fa carico della verità.

Un amore cioè che raggiunge i poveri di verità, definiti dalla Fondatrice delle Missionarie della Scuola, Luigia Tincani, come i poveri più poveri.

La necessità di andare incontro a questi ultimi è stata l’originale intuizione di Luigia Tincani, pronta ad impegnare tutte le sue risorse spirituali nel campo della scuola statale di ogni ordine e grado.

Oggi ci si sofferma un po’ troppo sulle necessità materiali, da più parti e con finalità diverse si lavora alla stesura di diagrammi per evidenziare soglie di povertà che interessano un numero crescente di famiglie.

I sofisticati paraocchi messi a disposizione dai promotori del materialismo non ci permettono di scoprire che l’uomo in quanto uomo è portatore di altre esigenze che esulano dalla mera sfera materiale.

Se non c’è una ricaduta economica, se il nostro conto in banca non viene aggiornato positivamente, bisogna scegliere altre strategie esistenziali. Rimaniamo ostaggio di teorie che vedono nel solo benessere fisico la meta da raggiungere.

Ed è così che ci si ritrova ad essere poveri di verità, poveri di quella ricchezza spirituale la cui fonte più generosa possiamo riscontrare nel patrimonio culturale che la Chiesa ci partecipa attraverso il suo Magistero.

Leggendo il Vangelo, notiamo come “ai poveri è annunziata la lieta novella” (cf. Lc 7,22); se ci soffermiamo a riflettere sulle parole pronunciate da Maria nel suo Magnificat, apprendiamo che “i ricchi vengono rimandati indietro a mani vuote” (cf. Lc 1,53). E mentre i poveri, ricchi della verità, sono pronti ad offrire anche la propria vita con il martirio, i ricchi, i presuntuosi, i superbi, vivono nella povertà spirituale, prigionieri delle loro cose, schiavi delle loro miserie umane, incapaci di aprire gli occhi per guardare e stupirsi della soverchiante bellezza del creato.

“Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32), e ancora il Papa emerito Benedetto XVI, vedeva nella verità l’unica bussola per le coscienze che vogliono il vero bene dell’uomo.

Caritas veritatis: in una società destabilizzata dal relativismo è quanto mai urgente proporre un esercizio della carità della verità che, secondo Luigia Tincani, dovrebbe “accendere la vita intellettuale, far pensare, guarire la miseria delle menti”, perché “non c’è nessuna povertà più penosa che la povertà dello spirito; e non c’è gioia più grande del possesso della verità”.

Caritas veritatis: alla scuola di Santa Caterina da Siena, la Tincani teneva sempre presente il “principio della solidarietà di tutti gli uomini fra di loro non solo nella condivisione dei beni materiali, ma anche nella vita morale e nella pratica della vita sociale”.

“Solidarietà che va intesa – scriveva Luigia Tincani– come comunione di interessi voluta espressamente da Dio nella economia della creazione e della redenzione, per cui gli esseri sono stati creati da Lui diversi gli uni dagli altri, dotati di beni vari, di capacità varie, che si integrano le une con le altre, in modo che nessuno riesca a provvedere ai suoi bisogni materiali e spirituali se non con l’aiuto degli altri e perciò siamo tutti obbligati ad esercitare la carità gli uni verso gli altri. La solidarietà sociale è un dovere e un bisogno. Il bene di uno è legato al bene di tutti; nessuno può provvedere al proprio bene da solo”.

Queste parole ci accompagnino lungo i sentieri della nostra vita quotidiana, perché rappresentano dei punti fermi inalienabili.

Accogliendo la Verità, “trafficandola” attraverso la carità, la civiltà dell’amore, sognata da San Giovanni Paolo II, comincerà a fissare le sue tende sia tra i poveri del Terzo mondo, ad asciugare qualche lacrima, sia nei lussuosi quartieri residenziali delle grandi metropoli, a responsabilizzare qualche scelta.

 


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