Divorzio, 50 anni dopo possiamo dire che è un disastro sociale


Di Gian Piero Bonfanti

Proprio oggi ricorre il cinquantesimo anniversario  dell’approvazione della legge n. 898 che ha introdotto in Italia il divorzio, nota anche come legge Fortuna-Baslini, che prende il nome da coloro che presentarono due progetti di legge dalla cui combinazione ne derivò la nascita della legge stessa.

Un po’ come avviene tuttora, con i disegni di legge che vengono proposti e poi approvati, dopo che per anni qualcuno cerca di “sfondare la porta”.

Pensiamo ad esempio a quanto avvenuto con il DdL Zan, nato dalla combinazione di 5 proposte di legge, incluso quella antecedente dell’onorevole Scalfarotto.

Bisogna riconoscere che negli anni ’60/’70 , a differenza di oggi, la lotta per i valori era ancora molto forte ed il contrasto alle ideologie avveniva ancora in modo inequivocabile.

In poche parole esisteva ancora il “sì sì, no no”.

Ricordiamo gli scontri di quegli anni ed il periodo particolarmente “caldo” derivante da una ribellione verso tutto e tutti.

Vi erano infatti il fronte progressista da una parte, che anche in questo caso votò a favore di questa legge (Partito Socialista Italiano, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano, Partito Repubblicano Italiano e Partito Liberale Italiano), e dall’altra il fronte avverso (Democrazia Cristiana, Movimento Sociale Italiano, Südtiroler Volkspartei e Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica), i quali però risultarono in netta minoranza.

Negli anni seguenti ci fu un tentativo di abrogare questa legge mediante un referendum, promosso dal “Comitato nazionale per il referendum sul divorzio” presieduto dal giurista cattolico Gabrio Lombardi (Napoli, 14 settembre 1913 – Roma, 4 aprile 1994) ma, nonostante l’appoggio della CEI, il tentativo di abrogare questa legge ebbe esito negativo.

Al giorno d’oggi il divorzio fa parte di una visione “normalizzata” della nostra vita e se ne accettano anche le conseguenze che ne derivano, ritenute rinunce minori in nome di una “libertà” molto più grande.

Sembrerà anacronistico parlare oggigiorno ancora di divorzio, che è considerato oramai un diritto acquisito dalla nostra società  e visto come indispensabile anche da molti cattolici.

Eppure anche in questo caso è innegabile che si sia fatto un abuso di questa vittoria progressista, che ha portato ad un disfacimento  molte famiglie, creando una categoria di vittime di ricaduta.

Sono maggiormente i figli infatti che pagano le conseguenze delle scelte dei genitori che, in molti casi, ricorrono all’applicazione di questa legge sempre più “leggermente” rispetto al passato.

La Chiesa comunque si è sempre posta in contrasto con questa visione progressista, questo almeno fino a qualche anno fa.

Per fare un parallelismo ricordiamo che anche con l’ultimo disegno di legge Zan la CEI ha espresso la sua contrarietà  all’approvazione della legge pubblicando una lettera che la poneva in discussione, ma ne dobbiamo ahimè rilevare la scarsa influenza suscitata nei fedeli e governanti.

A questo punto ci viene da pensare se a distanza di 50 anni ci stiamo trovando in un nuovo scenario sessantottino e se il messaggio cattolico è ancora recepito come espressione valoriale e di cultura.

Riteniamo che l’autorevolezza ecclesiale stia lasciando il posto ad un autoritarismo politico e che purtroppo la Chiesa abbia abdicato ad uno dei suoi importanti ruoli, ovvero quella della madre e maestra di vita.

Forse cercare di rincorrere il mondo non è proprio la ricetta giusta e dimostrare maggior fermezza potrebbe riportare la Chiesa ad essere il faro per la nostra società.

Forse sarebbe il caso che la Chiesa tornasse ad avere una visione verticale ed a riconoscere il trascendente, tornando a parlare di peccato e di sacramenti.

Fare questo dimostrebbe un grande coraggio  ed infonderebbe fiducia nei fedeli.

Come ci ricorda il  cardinale Raymond Leo Burke, non dobbiamo scoraggiarci.

 

 

 


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Si possono eliminare i “forse”. La Chiesa DEVE tornare ad essere maestra e guida.