Il denaro e quel fragile equilibrio tra materiale e spirituale


Di Nicola Sajeva

Sale e denaro percorrono strade diverse, ma le stazioni di servizio che incontrano, a mio avviso, hanno caratteristiche molto simili.

Tenterò prima di focalizzare il parallelismo tra sale e denaro e poi, andando oltre, mi soffermerò su ciò che ritengo rappresenti l’origine di molti dei nostri mali: il denaro.

La convenienza di dosare il sale è esperienza di tutti i giorni: se manca, ogni pietanza pur elaborata perde il suo potere di soddisfare il nostro palato, se non è presente in maniera sufficiente i sapori non vengono esaltati nella giusta intensità, se è troppo tutto diventa problematico per il normale consumo e l’arte di chi ha preparato la pietanza non riuscirà a strappare nessun applauso di circostanza.

Trasporre queste coordinate nel campo del denaro non è operazione difficile, la sua assenza determina disagio esistenziale: l’insufficienza porta a condizioni di precarietà, la sua abbondanza, quasi sempre, rende la vita più problematica perché fa scattare meccanismi perversi di dipendenza psicologica in grado di condizionare la libera e serena evoluzione della nostra personalità.

Facilmente ogni giusto equilibrio tra materiale e spirituale risulta compromesso perché la ben nota debolezza della carne, messa a confronto con la fortezza dello spirito riesce ad avere la meglio.

Di tutto ciò, il credente riesce ad individuarne la causa prima nel risultato portato a casa dalla prima proposta indecente della storia dell’uomo, il non credente non si pone alcun problema: qualsiasi ipotesi, qualsiasi percorso di ricerca non lo interessano più di tanto.

Non mi soffermo sulla convenienza di stare da una parte o dall’altra, ma non posso non proporre gli interrogativi e le conclusioni messi in campo dal “non di solo pane vive l’uomo” (Lc 4,4 ) risposta con la quale Gesù, assalito da una fame dovuta a un lungo digiuno, blocca sul nascere la ben nota tentazione: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questo sasso che diventi pane” (Lc 4,3).

Il quarto versetto del Vangelo di Luca contiene inimmaginabili potenzialità di saggezza umana perché in tutto ciò che va oltre il pane, nel quale possiamo individuare ogni nostra esigenza materiale, riscontriamo tutte le peculiarità che appartengono alla sfera spirituale: amare, sognare, provare emozioni, programmare, costruire.

“Non di solo pane vive l’uomo”: provate a togliere uno solo dei puntelli che stanno alla base di questa affermazione e il crollo totale di ogni costruzione umana è inevitabile. Tendere solo a tutto ciò che può soddisfare i nostri sensi non può avere altro traguardo se non quello di vedere sconfitti, o molto ridimensionati, tutti i valori e tanto meno di non riuscire a scoprire le combinazioni utili per riportarli alla ribalta.

Se il denaro supera la soglia del “quanto basta” ogni regola non riesce a giustificare la sua presenza, la lotta diventa senza quartiere, il cammino dell’umanità fa esperienza di ritardi preoccupanti e tentativi di sopraffazione, esibizioni di arroganza, copioni impostati sul sentimento dell’invidia, programmazioni varie fondate su un egoismo senza ritorno, misconoscimento dei diritti dei più deboli mettono il loro infame marchio su tutte le attività che vanno a comporre il mosaico dove, purtroppo con estrema chiarezza, va venendo fuori l’immagine della nostra società attuale.

Quasi a riprova di quanto affermato, nell’Unione Europea tutti sono concordi nell’individuare solo caratteristiche economiche; lo sport, per esempio, da sempre fonte di purezza spirituale sublimata dalla capacità di rinuncia e di scelta del sacrificio, intenso sentimento unitivo, occasione privilegiata per il superamento di ogni diversità etnica, fatte le dovute eccezioni, naviga tra i marosi provocati dalla sete insaziabile di denaro

I tentacoli di questo mostro sono impegnati a deporre nel cuore dell’uomo lenti opacizzate dalla grettezza, grigi frammenti che parlano di solitudine, di differenza, di chiusura, di sorrisi pilotati sempre dalla convenienza e così ogni serena visione della realtà risulta alquanto compromessa.

Il triste decoro dell’altare dove troneggia il dio mammona è affidato a questa massa di smarriti che, riuscendo a vivere con il solo pane, non riescono ad andare oltre alla squallida soddisfazione di continuare a soppesare l’entità del proprio conto in banca o di saziare il loro sguardo con la sterile contemplazione di tutte quelle cianfrusaglie di cui scelgono di circondarsi.

Se incominciassimo a ridimensionare il valore dato al denaro, sicuramente, avremmo individuato la migliore strada da seguire per ritornare ad amare, a sognare, a vivere.

 


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