Quegli uomini in divisa che nonostante leggi razziali e diktat nazisti difesero gli ebrei


ESCE OGGI IN LIBRERIA “A TESTA ALTA. MASSIMO TOSTI, IL CARABINIERE CHE SALVÒ 4000 EBREI”.

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Di Angelica La Rosa

E’ una storia vera quella che racconta Giuseppe Altamore (direttore responsabile del mensile BenEssere, la salute con l’anima del Gruppo San Paolo) in “A testa alta. Massimo Tosti, il carabiniere che salvò 4000 ebrei” (Edizioni San Paolo 2020, pp. 144, euro 18), uscito oggi, venerdì 11 dicembre, nelle librerie italiane.

La vicenda è emersa da un voluminoso carteggio ritrovato dalla famiglia dopo la morte del Capitano Tosti nel 1976: uomini in divisa che nonostante le leggi razziali e i diktat nazisti difesero gli ebrei nel Sud della Francia occupata dalle nostre truppe.

Negli 11 mesi in cui la IV Armata italiana rimase sulla Costa Azzurra e a ridosso della Alpi, fino alla linea del fiume Rodano, si creò una zona in cui gli ebrei trovarono un rifugio sicuro grazie a una rete di salvataggio guidata dal banchiere italo-francese Angelo Donati, dal cappuccino padre Pierre-Marie Benoît e dai nostri Carabinieri reali.

Tra questi primeggiò il Capitano Massimo Tosti, che si adoperò, spesso rischiando la vita, nel facilitare il passaggio dei rifugiati che, da tutta la Francia, accorrevano nella zona controllata dal nostro esercito che venne per questo chiamata la “piccola Palestina”.

L’azione del Capitano Tosti proseguì anche dopo il tragico 8 settembre 1943 nella provincia di Imperia, dove continuò la sua opera di salvataggio degli ebrei che questa volta fuggivano dal Sud della Francia invasa dai tedeschi. Nonostante il suo impegno antifascista, a guerra finita il Capitano Tosti rischiò di essere espulso dall’Arma con l’accusa di collaborazionismo.

Ma la verità si impose e quest’uomo retto conobbe riconoscimenti e una giusta carriera.


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