Quell’inquietante mercato di embrioni umani


SONO CRIOCONSERVATI E TRASPORTATI DA CORRIERI SPECIALIZZATI

Di Emmanuele Di Leo

Sono prodotti in laboratori di paesi asiatici, acquistati da coppie straniere, crioconservati e trasportati da corrieri specializzati, quindi consegnati in cliniche europee o extraeuropee per essere impiantati in uteri di madri surrogate.

E’ di poco tempo fa l’inchiesta della giornalista francese Louise Audibert pubblicata su La Croix Hebdo sul traffico di embrioni umani per il mondo.

Il ragazzo con cui riesce a parlare per caso su un volo diretto in Nepal le racconta il suo mestiere. Tanto la sua narrazione è tranquilla, senza alcuna difficoltà apparente, quanto la verità rivelata è raccapricciante.

«Lavoro per una società londinese che mi manda a recuperare embrioni crioconservati un po’ ovunque nel mondo, e poi li trasporto verso altri Paesi». Continua il ragazzo: «Per molto tempo i Paesi asiatici hanno permesso agli stranieri di trovare madri surrogate a prezzi più contenuti, ma da qualche anno le cose sono cambiate, a causa di alcuni episodi che hanno fatto scandalo».

Non facciamo fatica a immaginare gli scandali creati dal business dell’utero in affitto. Le immagini delle povere donne indiane adagiate su letti in dormitori comuni e in condizioni disumane ci trafiggono il cuore, così come gli episodi, già denunciati di abbandono a causa di “prodotto difettoso”.

Continua il ragazzo: «Di conseguenza, dal 2015, le coppie occidentali che avevano avviato le pratiche di fecondazione in vitro in Thailandia, India o Nepal, perché costa meno oppure perché vivono lì, devono trovare una madre surrogata in un altro Paese».

L’inchiesta della giornalista viene però interrotta nei giorni successivi; al corriere, da lei ricontattato, viene impedito dall’azienda di rilasciare ulteriori dichiarazioni, troppo compromettenti. In India, come in altri paesi, la legge infatti impedisce il trasferimento di embrioni all’estero, come evitare allora i problemi dei controlli in aeroporto? Lo scopre continuando il suo reportage, fingendosi una cliente interessata al trasferimento dei propri embrioni: è sufficiente dichiarare il trasporto di materiale organico per evitare il metal detector.

Embrioni, non futuri esseri umani, come chiamati dalla giornalista, ma esseri umani a tutti gli effetti, trattati come materiale biologico, prodotti, venduti, trasportati, a volte scartati o persi nel tragitto. Dove sono i loro diritti?

 


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