La fortezza: virtù annesse e vizi opposti


VIVERE LA FORTEZZA IN OGGI SIGNIFICA CAMMINARE “CONTROCORRENTE”, AFFRONTANDO INCOMPRENSIONI E CRITICHE, ANDANDO OLTRE LA MEDIOCRITÀ DEL “POLITICALLY CORRECT”

A cura di Andrea Sarra

Nel mondo greco la fortezza (andreía), espressione della forza fisica tipica dei soldati in guerra, era considerato un valore fondamentale: autodisciplina, sopportazione, eroismo erano tutte doti però derivanti dal solo sforzo umano.

La fortezza cristiana è ben diversa. È vero che la fedeltà a Dio richiede spesso coraggio, perseveranza, pazienza; ma la nostra vera forza è nella potenza di Dio; è da Lui che riceviamo la forza per superare gli ostacoli che si interpongono tra noi e il bene morale, perché – come ci ricorda Nostro Signore – senza di Lui non possiamo fare nulla (Gv 15,5).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1808) ci ricorda che la fortezza è la virtù morale che rafforza la decisione di resistere alle tentazioni, ci rende capaci di vincere la paura di affrontare le persecuzioni e persino la morte. Sappiamo, infatti, che l’atto della virtù della fortezza per eccellenza è il martirio.

Vivere la fortezza in un tempo come il nostro, in cui la complessità e il pluralismo possono farci sperimentare un maggiore senso di vulnerabilità, può significare talvolta camminare “controcorrente”, affrontando incomprensioni e critiche, andando oltre la mediocrità del “politically correct”.

In questa video-lezione la prof.ssa Giorgia Brambilla ci parla, con il consueto stile semplice e “casalingo”, della natura della fortezza, dei suoi atti, di alcune virtù ad essa collegate (magnanimità, pazienza e perseveranza) e dei vizi opposti (vanagloria, codardia, temerità, pertinacia).

 


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