Che senso hanno i tre doni dei Magi?


ORO, INCENSO E MIRRA PERCHÉ SONO UN OMAGGIO ALLA REGALITÀ, ALLA DIVINITÀ E ALLA SANTA UMANITÀ DI GESU’?

Di Padre Giuseppe Tagliareni

“Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo»… Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt 2,1-2.11).

Così Erode seppe della nascita un Re che metteva in pericolo la sua dinastia e decise di ucciderlo, diventando ignaro strumento di Satana, l’oppositore di Dio, l’antagonista che vuole sottrargli il dominio sugli uomini a cui è destinato come Re, Messia e Salvatore fin dai tempi più antichi.

Eccolo ora appena nato, nel momento della sua estrema debolezza, in braccio a sua madre e custodito da un falegname, Giuseppe di Nazareth, suo padre putativo. Guidati dalla stella, i Magi si prostrano a lui e offrono doni: oro, incenso e mirra, omaggio alla sua regalità, alla sua divinità e alla sua santa umanità.

Il muto linguaggio della stella trasmette al loro intelletto cercatore di Dio quanto fu fatto conoscere molti anni prima a Balaam, che lo annunziò come vaticinio: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Num 24,17): questo Bambino è un Re la cui luce brilla nel cielo come stella che illumina il cammino.

Di lui aveva profetato Isaia 750 anni prima: una grande gioia, una luce che splende nelle tenebre: “Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre”  (Is 9,5-6).

Egli nascerà a Betlemme, come dirà poi Michea profeta, e lì lo trovarono i Magi e gli resero onore. Poi ritornarono felici alle loro terre, banditori della lieta novella: è nato in Giuda un Re che è figlio di Dio e avrà un regno eterno e allora vi sarà pace su tutta la terra.

Chi è dunque, questo Re e che senso hanno i tre doni regali dei Magi? Di lui dice l’Arcangelo Gabriele a Maria, che è Figlio dell’Altissimo, sederà sul trono di David e il suo regno non avrà fine. Sarà generato per opera dello Spirito Santo e non da uomo. La Vergine testimonia che è nato verginalmente come fu predetto dall’ angelo. Giuseppe di Nazareth a cui fu dato in custodia, lo circoncise e gli diede nome “Gesù”, come fu chiamato dall’angelo; egli infatti doveva salvare il suo popolo dai suoi peccati. Gesù è l’Emmanuele predetto da Isaia, Dio con noi. Alla sua nascita gli angeli cantano “Gloria a Dio e pace sulla terra”, perché è stato dato al mondo il Salvatore. I Magi non sanno tutto ciò, ma confermano che è nato il Re di un regno eterno, a cui è dovuta l’obbedienza di tutti i popoli. A lui tutti porteranno tributi e doni.

Perché oro, incenso e mirra? L’oro è il metallo più prezioso, il segno della regalità, dello splendore incomparabile dei suoi palazzi e dei suoi dignitari; l’incenso si brucia nella brace al tempio, come segno della preghiera di adorazione offerta alla divinità; la mirra è profumo col quale si ungevano i corpi per preservarli dalla corruzione  dopo la morte. L’oro proclama la regalità, l’incenso la divinità, la mirra la santa umanità moritura del Bambino di Betlemme. Ecco svelati i simboli profetici di questi doni regali portati dai Magi al Cristo bambino. Divina e umana natura legate insieme in modo indicibile; regalità che non sorge dal basso ma da Dio e che durerà per sempre, dopo aver offerto se stesso in olocausto.

Quando egli sarà intronizzato dall’alto, allora “dominerà da mare a mare… A lui tutti i re si prostreranno… Salverà la vita dei suoi miseri… Si pregherà per lui ogni giorno, sarà benedetto per sempre” (dal Sal 72). E ancora: “Il tuo trono, Dio, dura per sempre; è scettro giusto lo scettro del tuo regno. Ami la giustizia e l’empietà detesti: Dio, il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali. Le tue vesti son tutte mirra, aloè e cassia, dai palazzi d’avorio ti allietano le cetre. Figlie di re stanno tra le tue predilette; alla tua destra la regina in ori di Ofir” (Sal 45,7-10). E Gerusalemme sarà riedificata, come Città santa, Città del Signore (Is 60,14); ad essa verranno tutti i popoli portando le loro ricchezze; sarà sempre aperta e risplenderà della gloria del Signore (cfr. Is 60).

Tutto ciò avverrà a suo tempo (cfr. Is 60,22) e un popolo nuovo darà lode al Signore, un popolo di giusti. Questo farà la mano del Signore e non un uomo. Ma tutto ciò è incentrato nel Bambino di Betlemme adorato dai Magi, perseguitato da Erode e poi immolato sulla croce e risorto il terzo giorno e salito al cielo alla destra del Padre, da cui verrà a giudicare i vivi e i morti e istaurare il suo Regno di amore e di pace. E allora la nuova Gerusalemme scenderà dal cielo (cfr. Ap 21) e la sua gloria brillerà su tutta la terra, perché l’Agnello di Dio l’abiterà per sempre. Allora apparirà in tutto il suo splendore la divina regalità del Figlio di Dio e la gloria della sua dimora sulla terra, desiderio di tutte le genti. E sovrana sarà la pace.

Il regale tributo dei Magi al Bambino di Betlemme prende ora tutto il suo significato: l’oro è l’amore, l’incenso l’adorazione, la mirra il sacrificio. Nel Regno di Dio tutto è amore e santità. Il Figlio di Dio è stato intronizzato dopo aver consumato il più alto sacrificio d’amore a Dio: sacrificio della sua divina-umanità con tutto quanto possedeva: vita, affetti, relazioni, desideri, opere sante, testimoniando la verità di Dio fino a morire, senza mai cedere a Mammona d’iniquità un solo attimo o un solo battito di cuore. Così la Regina Madre al suo fianco: prima della gloria, fu accanto al Figlio crocifisso, immolata anche lei per amore. Proprio qui, sul Calvario i tre doni (oro, incenso e mirra) si unificano e s’innalzano sulla Croce: l’unico altare gradito a Dio, dove si offre la vittima divina.

Come sappiamo, ciò si ripresenta nella Santa Messa per mano del sacerdote. Lì il Cristo innalzato sull’altare attrae a sé tutto il creato e lo innalza al Padre rivestendolo del suo Sangue divino. Ottiene un fiume di grazia che scende dal cuore di Dio sui figli benedetti legati a Gesù e la Sua Misericordia avvolge ancora la terra. Quanto è importante che i fedeli si uniscano all’offerta della Vittima divina! Quanto è gradito a Dio il dono dell’amore sacrificato per Lui! Qui soltanto prendono valore quell’oro, incenso e mirra portati dai Magi e che significano amore, adorazione e sacrificio d’immolazione offerti a Dio per mezzo di Cristo. Da qui scaturisce grazia su grazia su coloro che partecipano con santa pietà e sul mondo intero.

“Nessuno venga a Me a mani vuote” è detto (Es 34,20). Ma Dio non desidera offerte materiali, ma solo amore, tutto l’amore di cui è capace una creatura, in unione a Cristo Signore cioè con colui che è l’eletto, il prediletto in cui Egli si compiace pienamente, il Figlio della Vergine Maria, il crocifisso per amore, risorto per la potenza dello Spirito Santo. In lui è una sola volontà: quella di piacere al Padre e portare a compimento l’opera che gli era stata affidata.


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