La teologa morale Giorgia Brambilla su rabbia, ira e collera


COME CONTRASTARE QUESTI VIZI?

A cura di Andrea Sarra

Già san Gregorio Magno tracciava “l’identikit” della persona in preda alla rabbia: il cuore accelera, la bocca urla, il capo trema, gli occhi escono dalle orbite (Cf. Moralia).

In realtà, la collera può avere anche manifestazioni meno plateali, tipiche di chi “mastica amaro” e cova rancore o alimenta giudizi.

Bisogna, però, distinguere la rabbia – che è un’emozione e non un male di per sé – dal peccato d’ira – ovvero l’atto peccaminoso – e questi dalla collera come vizio, che deriva dalla ripetizione di atti collerici che radicano in noi un certo comportamento rendendoci persone colleriche e dal cuore tumefatto dall’ira.

La collera genera molti mali, alcuni dei quali escono da noi come da un “drago sputafuoco” sotto forma di urla, insulti, gesti violenti, e altri che restano in noi come una “pentola che ribolle” generando pensieri di disprezzo, giudizi temerari, desideri di vendetta.

Esiste anche una collera rivolta verso Dio quando lo accusiamo di sofferenze o prove che Egli permette nella nostra vita e che noi non accettiamo. Questa può sfociare in mormorazione, ribellione e persino in bestemmie.

Come contrastare questo vizio? Ormai lo abbiamo imparato: con la virtù opposta, in questo caso la mitezza. Abbiamo esempi di grandi santi che si sono misurati con questo vizio.

San Francesco di Sales, ricordato come santo della tenerezza, in realtà era di temperamento collerico: con la dolcezza riuscì a temperare il suo comportamento e a combattere gli eccessi della collera; una dolcezza virile e forte, che nessuna provocazione riusciva a far vacillare.

Nel video che segue i consigli della professoressa Giorgia Brambilla, teologa morale e bioeticista.


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments