La tirannide del relativismo è la nuova dittatura del proletariato demenziale


LA REALTÀ, LA NATURA, LA FAMIGLIA, LA STORIA, I VALORI, LA CIVILTÀ CHE DERIVANO DA VERITÀ OGGETTIVE VANNO RIDIMENSIONATE O NULLIFICATE; RIMANE IN PIEDI SOLO UN IO IPERTROFICO, DINNANZI AL QUALE NÉ FEDE NÉ RAGIONE POSSONO ALCUNCHÉ

Di Diego Torre

«Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione, ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura» (George Orwell, 1984).

La rivoluzione relativista, che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie, costruisce la sua dittatura, pronta a colpire chiunque annunci l’esistenza di una verità (naturale o sovrannaturale) superiore all’individualismo assoluto.

La realtà, la natura, la famiglia, la storia, i valori, la civiltà che derivano da verità oggettive vanno ridimensionate o nullificate; rimane in piedi solo un io ipertrofico, dinnanzi al quale né fede né ragione possono alcunché.

La dittatura del relativismo usa quindi gli strumenti polizieschi e giudiziari per colpire gli oppositori, anche se preferisce gli strumenti culturali, più eleganti, che inibiscono psicologicamente gli oppositori e, in qualunque caso, pongono le premesse per la repressione legislativa e giudiziaria.

Avanza in Occidente un regime ideologico che divora la vera libertà, quella legata alla verità, e intruppa tutti verso il pensiero unico. La sua prima forza è la rivoluzione del linguaggio, inizialmente soft. Il netturbino diventa operatore ecologico, il bidello collaboratore scolastico, il sordo e il cieco sono non udenti e non vedenti. Pensate alla gioia dei minorati, che divenuti invalidi e poi handicappati, scoprono di essere soltanto portatori di handicap (come i camionisti per il camion), quindi disabili ed infine diversamente abili!

Un autentico crescendo rossiniano dell’ipocrisia! Vengono poi gli orrori grammaticali: presidenta, ministra, assessora etc. La cosa è ridicola quanto inizialmente innocua. Pare. In realtà il giochino dialettico sottintende che il cambio del linguaggio risolva i problemi. Poco dopo il negro diventa nero (e che è? una vernice?), lo zingaro diventa nomade (anche se abita nella casa popolare), l’omosessuale non è più il sodomita di biblica memoria, ma un gay, una persona gaia ed allegra (ma perché, non può essere triste per i fatti suoi?). Papà e mamma sono ormai genitori numerati (1 e 2 ma con la fecondazione assistita anche 3 e 4).

Se poi  nel dibattito pubblico qualcuno osasse riaffermare l’esistenza di verità oggettive, per lui è pronta una raffica di insulti politicamente corretti che dovrebbero tacitarlo per sempre: omofobo, razzista, maschilista, bigotto, sessista, retrogrado, medioevale, sovranista, clericale, classista, transfobo, xenofobo, imperialista, anti-ambientalista.

E gli insulti vanno lanciati con aria di morale superiorità, sdegno supremo e, al massimo, compatimento per il meschino interlocutore, senza un cenno di spiegazione, né la concessione di un minimo ragionamento. La dittatura del relativismo è la nuova dittatura del proletariato demenziale.

Per distruggere i valori reali, il Politicamente Corretto inizia con il dialogo, poi passa alla tolleranza, e conclude con il pensiero corretto. Una volta affermatosi, esso cessa da ogni gradualismo, butta la maschera e scatta il vecchio riflesso della rivoluzione francese: nessuna libertà per i nemici della libertà. In Francia, notoriamente culla della libertè, già nel 2017 è stata approvata per alzata di mano dall’Assemblea Nazionale una legge che prevede fino a due anni di prigione e 30mila euro di ammenda per chi commette “intralcio digitale” all’aborto”. Sì, digitale, ovvero spiegandone le dinamiche e gli effetti. Non si deve mai pensare in modo critico nei confronti del pensiero corretto!

Sembra  paradossale che tale cultura (?) si sviluppi dopo il’68, che doveva distruggere gli stereotipi borghesi e , in nome della libertà, ne ha creati di più fatiscenti e dozzinali. Finiva l’era della rivoluzione permanente , del paradiso in terra promesso dal comunismo e riemergeva da quelle ceneri lo spirito liberal-radicale, che Pasolini denunciò con passione ed intelligenza, il quale con la neolingua cominciava a costruire la nuova dittatura; non quella della repressione violenta ma quella del lavaggio di cervelli disabituati al pensiero attraverso (anche) parole d’ordine di una vacuità assoluta.

 


Subscribe
Notificami
2 Commenti
Oldest
Newest
Inline Feedbacks
View all comments

Purtroppo riconosco che tutto ciò è vero ma che mai mi abbasserà ‘ ad accettare simili retrogradi ragionamenti

I pirlasemprepirlafortissimamentepirla
Resistono a oltranza!