Don Ferdinando Rancan nel quarto anniversario del suo passaggio in Cielo


FU TRA I PRIMI IN ITALIA A COMPRENDERE, E ABBRACCIARE, FIN DAGLI ANNI CINQUANTA IL MESSAGGIO SPIRITUALE E TEOLOGICO DI SAN JOSEMARÍA ESCRIVÀ E DELL’OPUS DEI.

Di Giuseppe Brienza

All’alba del 10 gennaio del 2017 è morto a Verona don Ferdinando Rancan, sacerdote della diocesi scaligera che, fra i primi in Italia, ha compreso e abbracciato fin dagli anni Cinquanta il messaggio spirituale e teologico di san Josemaría Escrivà (1902-1975) e dell’Opus Dei.

Primo presbitero italiano ad aver richiesto, nel 1954, l’ammissione nella “Società Sacerdotale della Santa Croce”, associazione costituita dal fondatore dell’Opera nel1943, Don Rancan aveva rilasciato pochi anni fa una testimonianza molto commovente a proposito del suo primo incontro, avvenuto a Roma nel 1959, con mons. Escrivà. «Non è facile descrivere l’emozione che provai nel primo incontro con San Josemaría – ebbe a dichiarare –: mi sparivano dalla mente tutte le cose che pensavo di dirgli, mi veniva a mancare la parola e, se tentavo qualche espressione, mi sentivo un povero balbuziente, che annaspava tra una battuta e l’altra dal contenuto scontato se non ridicolo. Quando si aprì la porta del soggiorno non feci in tempo a salutarlo che già mi sentii avvolto nel suo abbraccio forte e vibrante di affetto: “Figlio mio!…” e poi non ricordo più niente. In effetti, anche se rimasi oltre un’ora con lui, non mi fu possibile memorizzare nulla di quello che lui andava dicendomi, così come si era cancellato completamente dentro di me quello che io pensavo di dirgli. C’era solo lui. La sua personalità colossale impediva, senza essere ingombrante, ogni altra presenza e ogni altro pensiero» (Don Ferdinando Rancan, Il mio primo incontro con San Josemaría, in www.it.josemariaescriva.info).

Don Rancan ha rievocato in questa intervista preziosi dettagli sull’attuale Sede Centrale dell’Opus Dei, provvidenzialmente trovata negli anni Cinquanta dal fondatore nel cuore di Roma (viale Bruno Buozzi, quartiere Parioli). «Proprio allora erano terminati i lavori, tanto che il Padre [così è chiamato san Josemaría dai fedeli dell’Opera] voleva mettere il sigillo dell’ultima pietra nel giorno della solennità dell’Immacolata. Non ne ricordo il motivo, ma quella pietra con l’iscrizione “Melior est finis quam principium” (Meglio la fine che il principio) fu disponibile solo per il 9 gennaio successivo, compleanno del Padre. Tuttavia, prima di lasciarmi, mi condusse a una finestra che dà sul cortile interno, e indicandomi sulla facciata di Villa Tevere un rettangolo ancora grezzo disse: “Là metteremo l’ultima pietra…”. Poi, fissandomi come sapeva fissare lui, aggiunse: “Figlio mio, nell’Opera ci santifichiamo attraverso il lavoro ben fatto, ma non è ben fatto e perciò santificato, se non lo portiamo a termine. Ecco perché nell’Opera amiamo molto di più le ultime pietre che le prime”».

Don Rancan è morto quindi a novant’anni suonati, ciò che non gli ha mai impedito di celebrare ogni giorno la Santa Messa. Era nato infatti a Tregnago (Verona) il 14 giugno 1926. Dopo aver conseguito la maturità classica, si era laureato nel 1955 in Scienze Naturali all’Università “La Sapienza” di Roma. Tornato a Verona e completati gli studi teologici, è ordinato sacerdote dedicandosi per molti anni all’insegnamento nel Seminario diocesano e nei Licei della città. Don Ferdinando è stato quindi parroco per circa venti anni presso la chiesa di Pieve dei Santi Apostoli e poi collaboratore del parroco presso la parrocchia di Sant’Eufemia, sempre a Verona.

Don Rancan ha sempre predicato e scritto molto (a Verona ha anche incoraggiato la fondazione della casa editrice cattolica “Fede & Cultura”). Molte le sue pubblicazioni che, più o meno facilmente, si possono reperire oggi. Da quelle di carattere prettamente spirituale come “Il senso del vivere. Uomo, tempo, eternità” (Edizioni Ares, Milano 2000, pp. 389) e “La moneta del tempo. Un calendario per l’anima” (Centro Culturale Nicolò Stenone, Verona 2016, pp. 280), a riflessioni profonde sulla preghiera cristiana e la S. Messa (cfr. “Là dove cielo e terra si incontrano. La preghiera e la Messa nella vita del cristiano”, Studium, Roma 2003), sul matrimonio e la famiglia (cfr. “Ricevi questo anello. Riflessioni sull’amore umano e il matrimonio”, Studium, Roma 2007) e, soprattutto, meditazioni vibranti sul Vangelo e sulla testimonianza Mariana come “In quella casa c’ero anch’io. C’è un posto anche per te nella vita di Gesù” (Fede & Cultura, Verona 2005, tradotto in lingua spagnola con il titolo “Yo también vivia en esa casa”, Rialp, Madrid 2008) e “La Madonna racconta… Confidenze della Vergine Maria ai suoi figli” (Prefazione di Mons. Luigi Negri, Fede & Cultura, Verona 2016, pp. 232). Fuori commercio esiste anche una raccolta su CD di poesie scritte e recitate dal sacerdote veneto, intitolata “Fiori di melograno“.

Nel libro “La Madonna racconta…”, Don Rancan narra con audacia ma allo stesso tempo con piena fedeltà al Vangelo, ciò che la Madonna ha vissuto e raccontato ai suoi contemporanei, soprattutto agli Apostoli. È una sorta di “autobiografia” della Madonna scritta in maniera fedele alla narrazione del Vangelo che gli fa dire: «Non può che essere andata così». L’Autore dichiara che non si tratta assolutamente né di rivelazioni, né ancor meno di visioni, ma del frutto di una lettura meditata e appassionata del Vangelo. In poche parole, un’autobiografia della Vergine Maria che racconta l’origine della nostra Fede che si identifica totalmente con suo figlio Gesù.

Sarà sicuramente stata Lei, la Madre di Dio che, all’alba del 10 gennaio del 2017, ha accolto questo “suo” sacerdote nella Pace eterna, una volta lasciati gli affanni del mondo, invitandolo a riposare con fiducia sul Suo Cuore santissimo. Sarà ora Maria stessa a raccontargli, in “presa diretta”, l’affascinante storia dell’origine della nostra Fede, Lei che ne ha accolto per prima l’Annunzio e che è stata, così mirabilmente, la prima Discepola del Cristo e amorevole Madre degli Apostoli e della Chiesa.

 

Articolo attualizzato dallo stesso Autore, già pubblicato con il titolo
Addio, don Rancan, primo prete italiano nell’Opera,
sul quotidiano La Croce del 12 gennaio 2017, p. 4.

 


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