Non rifiutiamo i rifiuti altrui per non rimanere “indietro” rispetto all’Europa?


RIFIUTI NUCLEARI E RIFIUTI OSPEDALIERI SONO OSPITI PERMANENTI DI “SUA SUDDITANZA LA TERRA” CHE, DA PARADISO TERRESTRE, MUTA CON CAMBIO DI DESTINAZIONE D’USO A CENTRO PERMANENTE DELLA NOSTRA CIVILTÀ DA SMALTIRE

Di Barbara Appiano

È arrivata in questi giorni la notizia che anche l’Italia avrà i suoi “siti” per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi e ospedalieri individuati in località fra le varie Regioni destinate a diventare custodi di questo ingombrante “peso piuma” da innesco sociale.

Dunque, andiamo per ordine: i rifiuti radioattivi e ospedalieri avranno una “casa” dove dimorare come se fosse un cimitero dove riposare in pace, senza disturbare coloro che hanno deciso che il nostro Paese debba avere i suoi siti di “smaltimento” di quello che noi riteniamo veleno contraddistinto dalla sua carta d’identità, dicasi scoria, dicasi scarto, dicasi scomoda eredità del nucleare che in Italia non ha mai attecchito.

L’opinione pubblica come sempre è l’ultima a sapere quello che il governo decide, non avendo voce in capitolo sebbene l’opinione pubblica sia anche quando necessario esserlo “elettorato”.

Le scorie radioattive o nucleari che si voglia insieme a quelle ospedaliere fanno la parte del brutto anatroccolo e, se potessero parlare, ci direbbero che loro, nulla possono, visto che non scelgono di traslocare da un sito all’altro con trasporti eccezionali che di eccezionale hanno loro, passeggere con un passaporto speciale: rifiuto-scoria da smaltire.

A questo punto, interviene “la scienza”, perché l’Italia è piena di esperti che si sbracciano da mattina a sera a dispensare consigli e linee guida che spesso si perdono nei meandri della burocrazia fino a scomparire in decreti, note, emendamenti etc. che in pochi tra i cittadini hanno il tempo di andare a leggere per documentarsi. Ergo tutto si svolge sotto traccia in un silenzio tombale com’è tombale il calcestruzzo “speciale” che deve “tombinare” o “tombare” le colpevoli scorie. Scorie che sono figlie del nostro tempo e della nostra tecnocrazia che, mirando alla “perfezione”, diventa imperfetta sfidando madre natura.

La tecnocrazia vorrebbe in pratica seppellire la nostra amata terra dentro scafandri di cemento armato, con all’interno radiazioni a lungo termine (le radiazioni nucleari e radioattive impiegano infatti tempi biblici per diventare innocue e, nel frattempo, lasciano traccia del loro passaggio seminando malattie come leucemie che colpiscono la cittadinanza inerme come se fossimo sempre in tempo di “sperimentazione involontaria”). Non sono sufficienti Hiroshima e Nagasaki?

Una storia diverso dall’attuale ma che richiama alla memoria il danno che la radiazione nucleare provoca su ogni essere vivente, fauna e flora. Ciò nonostante la “finestra di Overton” ci fa alzare l’asticella della tolleranza in nome di che cosa non è dato sapere… Un meccanismo già consolidato che serve a far abbassare la guardia alla cittadinanza facendo diventare impresentabili coloro che non tollerano uno scempio che andrebbe a sconvolgere i piccoli centri che dovrebbero accogliere le scorie (una sorta di “centri di accoglienza per gli errori umani”).

In Piemonte, per esempio, paesini come Mazzé Rondissone a 30 km. dalla città metropolitana di Torino, dovrebbe accogliere mediante interramento quindi mediante fosse scavate all’uopo, bidoni che rassicurano essere ermeticamente sigillati. E così la cittadinanza convivrà con questi “innocui “bidoni scafandrati” come se fossero delle salme da tumulare in casse mortuarie speciali a prova del fenomeno della autolisi che si presenta immediatamente dopo la morte, così anche le scorie tombate avranno la loro autolisi, il fenomeno di decomposizione post mortem delle cellule umane. Peccato che le scorie per loro natura non ne vogliano sapere di auto-scomporsi e restano immutate nel loro fenomeno di attività radioattiva per lunghissimo tempo.

E non importa che i cittadini vengano rassicurati mediante la “finestra di Overton”, che grazie ai media si faccia in modo che da intollerato e non accettato il problema della smaltimento delle predette scorie diventi paragonabile allo smaltimento di un frigorifero (anch’esso con il suo peso corporeo e inquinante non trascurabile ma non comparabile alla forza nefasta della radioattività).

Quanto detto accadrà non solo al Piemonte ma anche alla Sicilia e alla Toscana, luoghi d’ineffabile bellezza, forze attrattive per il nostro turismo Anche il Lazio dovrebbe ospitare le ingombranti scorie che viaggeranno scortate come i vaccini, magari in frigoriferi speciali destinati a refrigerare lo sconcerto della cittadinanza che si trova a combattere contro il  coronavirus, un Gran Visir apolide senza fissa dimora in aggiunta alle scorie arrivate a cavallo della fine del 2020 e dell’inizio del nuovo anno come una meteora a ciel sereno.

Scorie radioattive, virus, vaccini, ansia sociale di una vita sempre più prigioniera di eventi che non riusciamo più a controllare. Ma l’impegno civico e la fede possono ancora frenare il delirio e la paura di vivere. Possono sconfiggere gli elementi ansiogeni succubi di catastrofi annunciate e consumate senza che si debba ricorrere all’ansiolitico o alla tisana contro l’insonnia.

Rivolgiamoci piuttosto ad una buona lettura delle Sacre Scritture con i suoi contenuti attualissimi che a buon diritto devono essere riscoperti nel loro valore, ragion d’essere della nostra natura umana, quindi imperfetta, che più che della tecnologia ha bisogno di spiritualità per riflettere sul senso del progresso che ha dimenticato la categoria dell’etica. Ma senza etica non esiste progresso, senza etica l’uomo è nudo davanti sé stesso.

Magari chi legifera sui destini di un popolo, di un Paese e sul benessere collettivo potrebbe mettere freno all’inconciliabilità di scelte scellerate con i bisogni delle persone, partendo dal principio che le conseguenze di tali scelte non potranno non farsi sentire con la manifestazione di malattie tumorali già presenti in alcune zone d’Italia destinate abusivamente e non ad accogliere scorie e veleni vari (vedi la Terra dei Fuochi in Campania e Quirra in Sardegna).

 


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