Una gustosa storiella su come funziona l’informazione nel 2021


“AUTOREVOLI” TESTATE VANNO A PESCARE IN RETE LE NOTIZIE E RIPORTANO, ALTERATO, QUANTO AFFERMATO CORRETTAMENTE SUL WEB

Di Attilio Negrini

Un agente addetto alla vigilanza del patrimonio boschivo del comune di Pisogne, sul lago d’Iseo in provincia di Brescia, pubblica su Facebook il filmato di uno sciatore che si avvicina a un ibrido di gallo cedrone che sta uscendo dal bosco sul fianco destro di una pista di fondo, corredato di un commento: “Ai lupi solitari come me può accadere anche questo”.

Il giorno dopo il quotidiano cittadino “Bresciaoggi” pubblica la notizia: “In Val Palot (località montana sopra Pisogne) l’incontro magico col Gallo Cedrone”.

Il giorno successivo alla pubblicazione di Bresciaoggi  “Repubblica” twitta: “Brescia, dalle nevi spunta il gallo cedrone, le immagini dell’incontro rarissimo… in uno dei paradisi dello sci in Val Palot”.

Non poteva mancare il Corriere della Sera: “Magica natura in periodo di lockdown. Avviene tra le montagne incantate cariche di neve, gli abeti imbiancati, il silenzio ovattato delle origini. Dopo i lupi, gli stambecchi e i camosci, anche il gallo cedrone si riprende il suo territorio. Questo video sta già affascinando migliaia di persone. Pare sia stato girato negli ultimi giorni ai 1808 metri del Passo di Lavazè, in provincia di Trento”.

Cambia la località dell’avvistamento ma bisogna ammettere che almeno il giornalista va cauto (“pare”) e ci mette un po’ di apprezzabile poesia. Ma non è finita.

Il giorno successivo ancora su Facebook appare lo stesso video con la scritta “Val Comelico, pista da fondo, incontri magnifici, emozionanti ma soprattutto rari”.

Il gallo cedrone viene avvistato anche in Alta Savoia: “On a donc la preuve irrefutabile qu’il existe!” scrive il giornalista estasiato su un sito francese, e il filmato commentato è ovviamente lo stesso medesimo.

Ma il simpatico animale ormai è consapevole di avere il dono dell’ubiquità, e allora pensa bene di apparire anche nella Repubblica Ceca.

La ricerca su internet si conclude qui ma siamo sicuri che le apparizioni siano continuate.

Intanto la guardia boschiva della Val Palot la prende con ironia: “Si sono divertiti a insultarmi e a prendermi per i fondelli, al che ho risposto che a casa mia si parla dialetto ma conosciamo bene l’Italiano”. In effetti su Facebook aveva scritto “ai lupi solitari come me può accadere anche questo”, mica “l’ho incontrato io in Val Palot”.

Questa gustosa storiella è un po’ l’emblema di come funziona l’informazione nel 2021: Giornaloni e televisioni pretendono di essere gli unici titolati a parlare, i soli credibili.

Da qualche anno infatti ci stanno avvertendo preoccupati che per colpa della rete girano troppe fake news. Vieni a conoscenza di un fatto grave ma la TV non ne dà notizia, tantomeno i giornali perché probabilmente dà fastidio a qualcuno?

La tua voce non è autorevole, credi a tutto, sei un terrapiattista spacciatore di fake news.

Poi scopri che anche le suddette autorevoli testate vanno a pescare in rete, non solo, alterano sulla carta stampata una notizia riportata correttamente su un social.

Morale della favola, non bisogna fidarsi di nessuno, tantomeno dei siti anti bufala che spesso sembrano voler nascondere delle informazioni vere screditandole, facendole quindi passare per fake news.

“Fake news” è diventata la parola d’ordine di un regime totalitario internazionale, autoreferenziale, che tramite una manciata di agenzie di stampa fornisce migliaia di copia – incolla che appariranno sui principali giornali del pianeta: queste sono le notizie, il resto, in attesa di capire dove abbia la residenza il maestoso seppur ibrido gallo cedrone, sono pericolosissime fake news.

 


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