Joe Biden, il falso pacifista


“AGIRE PER LA DE-ESCALATION” SIGNIFICA AVER UCCISO DEGLI UOMINI CHE FINORA NON AVEVANO TORTO UN CAPELLO AI SOLDATI AMERICANI

Di Alessandro Puma


Il primo attacco americano da quando si è insediato Joe Biden ha colpito una struttura legata ad una milizia filo-iraniana in Siria.

Dopo tre separati attacchi missilistici contro le forze americane in Iraq, lo strike ordinato dal presidente era volto a danneggiare la capacità della milizia di condurre altri attacchi in futuro, riferiscono i media Usa citando fonti del Pentagono.

Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo almeno 22 combattenti sono stati uccisi.

“Gli attacchi hanno distrutto tre camion di munizioni in movimento dall’Iraq attraverso un’area nei pressi del valico di al-Qaim, nella provincia siriana di DeirEzzor, ci sono molti morti. Secondo un primo bilancio sono rimasti uccisi almeno 22 combattenti appartenenti ai gruppi Kaitaib Hezbollah e Hashdal-Shaabi“, ha detto il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahmane.

Secondo il portavoce del Pentagono John Kirby l’attacco “manda un messaggio inequivocabile. Il presidente Joe Biden agirà per proteggere il personale americano e della coalizione. Allo stesso tempo abbiamo agito in modo deliberato per la de-escalation della situazione complessiva sia nella Siria orientale che in Iraq”.

Il blitz infatti appare una risposta ai recenti attacchi contro le forze Usa in Iraq, iniziati il 15 febbraio e proseguiti nei giorni scorsi, e attribuiti a milizie alleate di Teheran. Ma la mossa sembra essere circoscritta, per ridurre il rischio di una escalation. Inoltre la decisione di effettuare lo strike in Siria e non in Iraq concede al governo di Baghdad un po’ di respiro mentre conduce le indagini sugli attacchi che hanno ferito soldati americani.

Dietro le parole del portavoce si nasconde un ipocrisia difficilmente accettabile e, in effetti, i giri di parole per cercare di nascondere un massacro insensato sono al tempo stesso ridicoli e osceni.

“Agire per la de-escalation” significa in pratica aver ucciso degli uomini che finora non avevano torto un capello ai soldati americani, anche se appartenenti – forse – agli Hezbollah e ai Kaitaib, e tale vile attacco rientra nella ormai consueta strategia del terrore preventivo a stelle e strisce.

E sì che Biden era stato salutato come un presidente progressista, democratico e non sovranista come Donald Trump. Che festa sfarzosa e piena di celebrità si è avuta con il suo insediamento! Con Lady Gaga che cantava, senza steccare e in modo persin commovente, l’inno nazionale americano.

E sì perché si celebrava l’uscita di scena dell’orco che aveva osato sobillare l’attacco a Washington dei suoi simpatizzanti sulla base della protesta di elezioni molto probabilmente davvero truccate; del miliardario che magari riusciva anche simpatico per via del suo parrucchino arancione ma che risultava fastidioso ai poteri occulti per via della sua politica anti-abortista.

E quindi eccolo qua, il nuovo finto progressista che fa una strage preventiva, il falso cattolico che non può accedere al sacramento dell’Eucarestia perché separato dalla prima moglie e, infine, il nuovo padrone di casa della Casa Bianca che, come prima cosa, aveva fatto re-imbiancare le pareti per non sentire più il puzzo sovranista del precedente inquilino.

Quell’inquilino che, durante la sua gestione, non ha scatenato nessuna guerra, che ha reso l’America – checché se ne dica – ancor più forte e che non può avere nessuna responsabilità per l’attacco dei suoi sostenitori a Washington, i quali si sono fra l’altro rivelati utili per dimostrare al mondo quanto fragile sia la cosiddetta democrazia, soprattutto nel momento in cui comincia a imbarcare acqua da tutte le parti.

 


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