La cristiana Martina ritorna a casa e sfugge alla conversione forzata all’Islam


ERA STATA RAPITA PER ESSERE CONVERTITA E DATA IN SPOSA AD UN MUSULMANO

Di Lorenzo Capellini Mion

In Egitto, grazie alle pressioni arrivate attraverso i social e alle disperate richieste della famiglia, le autorità del Cairo hanno liberato la cristiana Martina Manna Najeh che cosi ha potuto finalmente far ritorno nella sua casa nel villaggio di Masara, a Dairout Assiut.

Martina è una ragazza copta di 19 anni che era stata rapita per essere convertita e data in sposa ad un musulmano; era stata fatta persino circolare in rete una falsa dichiarazione di una sua conversione all’Islam.

Dio sa cosa abbia passato Martina e cosa passino tutte le donne e ragazze cristiane copte accomunate dallo stesso triste destino, quante ferite che non rimargineranno mai. Quanto dolore e quanto silenzio. Bentornata a casa Martina.

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La Chiesa copta, il cui capo è il Patriarca di Alessandria, è stata fondata in Egitto nel primo secolo ed ha avuto origine dalla predicazione di San Marco evangelista.

Come scriveva Alberto Bobbio il distacco dalla Chiesa latina e greca venne a causa del Concilio di Calcedonia. I Copti non accetteranno le disposizioni del Concilio di Calcedonia sulla doppia natura, al tempo stesso Dio e uomo, di Gesù Cristo. Solo nel 1973 c’è stato il primo incontro, dopo 15 secoli, tra un Papa, San Paolo VI e il Papa dei Copti Shenuda III. Cominciò allora un dialogo teologico che, nel 1988, portò alla sottoscrizione di una Dichiarazione comune sulla cristologia, che mise fine a secoli di reciproca diffidenza. La Dichiarazione dice: “Crediamo che il Nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo, il Verbo Incarnato è perfetto nella Sua Divinità e perfetto nella Sua Umanità. Ha reso la Sua Umanità una con la Sua Divinità senza mescolanza, commistione o confusione. La Sua Divinità non è stata separata dalla Sua Umanità neanche per un momento o per un batter d’occhio”.


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