Guai quando i tribunali non servono più a fare giustizia e non ci sono voci che gridano la verità


GUAI QUANDO TUTTO UN POPOLO ACCONSENTE ALL’INIQUITÀ…

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Durante gli anni della deportazione in Babilonia, non tutti gli ebrei si convertirono e tra di loro pullulavano falsi profeti e giudici iniqui. Molto significativo fu l’episodio di Susanna, moglie di Ioakìm, donna di “di rara bellezza e timorata di Dio” (Dan 13,2), accusata di adulterio da parte di due giudici. Questi si erano invaghiti di lei e in una occasione propizia tentarono di convincerla ad unirsi a loro, minacciando di accusarla di adulterio con un inesistente amante. Susanna piuttosto che peccare, preferì essere condannata nel giudizio manovrato dai due accusatori e giudici. Proclamò davanti a tutti la sua innocenza, appellandosi a Dio eterno “che conosce i segreti” (v.42). E Dio la esaudì: suscitò il profeta Daniele per appurare la verità e fece condannare i due giudici, per aver dato sentenza di morte una persona innocente, ben sapendo di agire contro la verità e la giustizia.

Guai quando i tribunali non servono più a fare giustizia e non ci sono voci che gridano la verità. Guai quando tutto un popolo acconsente all’iniquità.

Tutti sono pronti a tirare la pietra contro chi ha sbagliato. “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”, disse Gesù alla folla che voleva lapidare un’adultera. Temendo che Egli potesse svergognarli, se la svignarono. Ma Gesù disse alla donna: “Non peccare più”. Questa finale oggi non piace, perché si vuole la libertà di peccare. “È amore”, dicono.

 


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