Ecco chi è San Benedetto il Moro


“I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

Di Mariella Lentini*

Il primo santo nero si chiama Benedetto (dal latino “colui che augura il bene”). Viene chiamato “il Moro” per il colore della sua pelle. Infatti i suoi genitori, cristiani, discendono da schiavi provenienti dall’Africa e deportati in Sicilia.

Benedetto Manasseri (dal cognome del padrone) nasce nel 1526 a San Fratello (Messina). Egli, come il padre, accudisce le pecore ma, già da ragazzino, prega sempre. Le sue doti umane e caritatevoli verso i bisognosi gli valgono il soprannome di “Santo Moro”: il giovane lavora e fa molte economie per mantenersi e aiutare i poveri. Purtroppo, a causa del colore della sua pelle, spesso viene insultato e schernito.

Benedetto ha ventun anni quando un eremita francescano nota il suo comportamento paziente e mite di fronte alla provocazione di un aspro dileggio. Il francescano capisce che Benedetto è un uomo molto buono e gradito a Dio. Così gli propone di entrare in convento.

Benedetto sente che questa è la sua strada. Vende i suoi preziosi buoi e dona il ricavato ai poveri. Nel Monastero di Monte Pellegrino (Palermo) i confratelli gli fanno fare il cuoco e, poi, nonostante sia analfabeta, lo nominano superiore. Benedetto si ciba solo di legumi e conduce una vita molto modesta. Si trasferisce, poi, a Palermo, nel Convento di Santa Maria di Gesù, dove viene nominato ancora cuoco e, nonostante sia solo un fratello laico, anche guardiano, cioè guida del convento e dei novizi.

Il frate compie tante guarigioni e moltiplica il pane per i poveri. Intanto cura i malati e svolge i lavori più umili. La sua fama si diffonde da Palermo fino ad Agrigento. Folle di fedeli si recano da lui per consultarlo: poveri e ricchi, maestri di teologia, potenti del clero e della politica. Clamorosi alcuni suoi miracoli. A causa di una grande nevicata i frati non possono andare a chiedere l’elemosina. Il convento non ha più nulla da mangiare. Benedetto fa riempire alcune vasche d’acqua e confidando sulla “Divina Provvidenza” prega. Il mattino dopo le vasche sono colme di pesci guizzanti.

Benedetto “il Moro” muore a Palermo nel 1589 e viene proclamato compatrono di Palermo assieme a Santa Rosalia. Dalla Sicilia la devozione per il “Santo Moro” si diffonde in Italia, Europa e America del Sud dove è ritenuto il protettore delle popolazioni nere.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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