Il cardinale Parolin: “Ci sono motivi di preoccupazione per l’unità della Chiesa”


IL SEGRETARIO DI STATO VATICANO: “I CRISTIANI IRACHENI CI INSEGNANO LA TESTIMONIANZA DI FEDE CHE ARRIVA FINO AL MARTIRIO”.

Di Angelica La Rosa

Considerare la Chiesa come una sorta di assemblea democratica, con maggioranze e minoranze, con un’ala sinistra e un’ala destra, progressisti e conservatori, è “preoccupante” e “fa molto danno alla Chiesa”.

A dirlo è il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin. Intervistato in lingua spagnola da José Luis Restán, nel corso del programma El Espejo che va in onda per su “Cope”, il porporato veneto ha parlato del suo lavoro nel servizio diplomatico vaticano, del futuro della Chiesa in Cina, del recente viaggio del Papa a Iraq e delle crisi che si stanno vivendo nella Chiesa.

“Cristo ha pregato per l’unità della Chiesa. Ci sono motivi di preoccupazione. Ho pensato che probabilmente il problema nasce dal fatto che il Papa pone molta enfasi sulla riforma della Chiesa e c’è molta confusione su questo tema perché la riforma della Chiesa deve considerare diversi aspetti e non c’è molto chiarezza su questi aspetti. C’è un livello che non si può cambiare, la struttura della Chiesa, è il deposito della fede, i sacramenti, il ministero apostolico, questi sono gli elementi strutturali, ma c’è tutta una vita della Chiesa che si può rinnovare. Lo dice lo stesso Consiglio. Cosa significa questo? Nella sua vita, perché fatta da uomini peccatori, ha bisogno di essere continuamente rinnovata. A volte queste divisioni e queste opposizioni nascono dalla confusione di questi livelli. Non si può distinguere tra l’essenziale che non può cambiare e il non essenziale che deve essere riformato, deve cambiare secondo lo spirito del Vangelo. Riflettendo, credo che qui ci sia la radice del problema”, ha spiegato lo stretto collaboratore di Papa Francesco.

Parlando del suo impegno come Segretario di Stato, il cardinale ha spiegato che la sua “vocazione fondamentale sia sacerdotale. Mi sento chiamato, continuo a sentirmi chiamato ad essere un sacerdote, un ministro del Signore che opera nella Chiesa per le anime. È l’orizzonte fondamentale ma, come sapete, ci sono diversi modi di esercitare il sacerdozio. Immaginate i parroci ma ci sono anche i preti che lavorano nelle università, nei seminari, nei tribunali ecclesiastici. In tanti altri compiti che fanno parte della missione della Chiesa e uno di questi compiti è anche la diplomazia ecclesiastica, che la Chiesa considera ancora oggi come un modo per esercitare la sua missione, per questo non ho mai trovato contraddizione tra essere sacerdote e un diplomatico. Sono entrato senza volerlo, mi hanno offerto questa possibilità di mettermi al servizio del Papa. Il mio vescovo ha accettato 40 anni fa. Ho sperimentato che essere un diplomatico per la Santa Sede è un modo per esercitare il proprio sacerdozio. Soprattutto perché oggi, dopo il Concilio Vaticano II, il compito dei nunzi è un compito pastorale, quindi è rafforzare i legami tra la Santa Sede e le Chiese locali. Siamo al servizio della comunione e anche della difesa, della promozione della libertà della Chiesa, della libertà religiosa. Oltre al compito della pace nel mondo. Immagina quanto la Chiesa lavora per la pace. È il mio modo di vedere la diplomazia”.

Il porporato ha riflettuto anche sull’inizio della collaborazione con Papa Francesco. “Sono passati otto anni – passa il tempo… – quando il Papa mi ha chiesto se acconsentivo a essere il suo Segretario di Stato. Mi ha fatto una grande sorpresa perché stava andando bene in Venezuela, nonostante tutti i problemi politici. Ha detto, ‘vuoi aiutarmi nel servizio che mi è stato affidato?’ Erano passati due mesi dalla sua elezione”, ha ricordato Parolin. “Siamo molto diversi. Questo è un vantaggio […] Si tratta di rendere le nostre differenze una ricchezza per il mondo. Che non diventi conflitto ma collaborazione e ciascuno dal proprio punto di vista, dal proprio stile, dalla propria sensibilità, dalla propria preparazione, dalla propria cultura, dalla propria spiritualità può collaborare anche con l’altro. Immaginate cosa significa collaborare con il Santo Padre Francesco al servizio della Chiesa. È un po’ questo lo spirito con cui vivo questo servizio. Riguardo al Papa […] mi colpisce prima di tutto la grande semplicità che manifesta. Quando ci si avvicina, ci si rende conto che è un uomo semplice senza protocollo. Il contatto è immediato. Si prende cura del rapporto e della vicinanza con le persone. Cerca di trovare le persone. È un’altra caratteristica del suo modo di lavorare. [… Desidera] contribuire a rendere la Chiesa più credibile nell’annuncio del Vangelo”.

Relativamente agli accordi con la Cina, il cardinale Parolin, coinvolto in questa trattativa molto delicata, ha spiegato che “la Chiesa in Cina è una parte fondamentale della Chiesa cattolica e tutto ciò che si è tentato e si sta facendo è per assicurare questa comunità che è ancora piccola ma ha grande forza e vitalità. Tutto ciò che viene fatto è garantire una vita normale nella Chiesa in Cina. Spazi di libertà religiosa, di comunione perché non si può vivere nella Chiesa cattolica senza comunione con il successore di Pietro, con il Papa. Quindi guardiamo alla Chiesa in Cina con grande rispetto, anche per la sua storia, il futuro si basa sulla storia, una storia di tante sofferenze. Penso che questo debba essere il punto di vista, il grande rispetto che abbiamo. Allo stesso tempo, con grande speranza, i passi che sono stati fatti, anche se non hanno risolto tutti i problemi che ancora ci sono e che probabilmente richiederanno molto tempo, sono sulla buona strada verso una conciliazione all’interno della Chiesa a causa di questo problema di distinzioni”.

In merito al viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq, il cardinale Parolin, che ha accompagnato il pontefice in questo storico percorso, ha ricordato che si tratta di “una chiesa che soffre molto perché i cristiani, purtroppo, sono stati perseguitati da tutti i conflitti e da tutte le forze che vogliono sradicare la fede cristiana in quel Paese. Molti continuano a lasciare il Paese nonostante non ci sia più un conflitto aperto perché l’Isis è stato sconfitto ma c’è questo clima di sfiducia e incertezza che non permette ai cristiani di vedere un futuro nel Paese. Ma quello che ci hanno insegnato è la testimonianza di fede che arriva fino al martirio. È la grande lezione che possiamo trarre dai cristiani iracheni”. Il porporato ha sottolineato che “come cristiani in Europa, in Occidente, siamo troppo freddi nei confronti dei nostri fratelli. Vorrei che ci fosse più solidarietà, più vicinanza, più modi per esprimere il nostro sostegno e aiutare ad andare avanti”.

Infine, parlando dell’Europa che vede l’introduzione di leggi su tematiche etiche in contrapposizione agli insegnamenti della Chiesa e generazioni cresciute nella totale ignoranza della fede, Parolin riconosce che si tratta di un “un grosso problema. Mi dispiace molto per la perdita di fiducia nella nostra Europa, nella nostra cultura, nei nostri paesi e per questi cambiamenti antropologici che stanno avvenendo, perdere l’identità della persona umana piuttosto che una perdita di fede, direi che è una perdita della ragione. […] Oggi nulla si può imporre, si può offrire una testimonianza coerente e convinta di vita cristiana. A volte non so se sto facendo del bene o del male ma mi sembra che la situazione che stiamo vivendo possa essere paragonata ai primi secoli della Chiesa quando gli apostoli, e i primi discepoli, arrivarono in una società che non aveva valori cristiani Ma attraverso la testimonianza delle prime comunità riuscì a cambiare la mentalità e introdurre i valori del Vangelo nella società di quel tempo. Penso che questo sia il modo in cui dobbiamo fare ancora oggi. […] Il Signore ci aiuti ad essere fedeli alla nostra missione, ciascuno al suo posto, ma ad essere fedeli nella missione di testimoniare il Vangelo e anche la nostra appartenenza alla Chiesa nel mondo di oggi. La Pasqua ci regala anche questo sentimento di speranza e ottimismo perché sappiamo che l’ultima parola è la parola di Gesù risorto”.

 


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Quindi la confusione cè! Perchè non si prova a fare chiarezza?

Costui è artefice degli accordi vergognosi con il Governo Cinese, che hanno azzerato una Chiesa di eroi e di martiri, come ha ben spiegato il grande Cardinale Zen.
Parolin= parole, parole, parole….
Bruno PD