“Zan” mira a educare ad una cultura del “Pensiero Unico”


Amore per il prossimo non significa assecondarne ogni volontà o capriccio.

Di Matteo Castagna

L’Amore è il vulnus della storia. Tutto è sempre ruotato attorno ad Esso. La rivelazione di Cristo è fondata sull’Amore. Per questo, sembrerebbe inopportuno che se ne parli così tanto a sproposito.

Mi riferisco al ddl Zan, che, laddove intende punire con la reclusione l'”istigazione alla discriminazione” dimostra di essere una proposta ideologica che mira a educare ad una “cultura del Pensiero Unico”, inaccettabile in un Paese civile.

Perché chi predica e professa il Catechismo della Chiesa Cattolica, ritenendo la pratica sodomita un peccato grave o l’utero in affitto una violazione contro il diritto naturale, potrebbe beccarsi 4 anni di galera? O la rieducazione nei “campi di lavoro” delle associazioni LGBT? Manco ai tempi di Stalin, che, peraltro, deportava gli omosessuali nei gulag…

Amore per il prossimo non significa assecondarne ogni volontà o capriccio. Nessun buon padre di famiglia dà sempre ragione al figlio, senza rischiare che questi cresca privo di educazione, etica e di una dirittura morale. Significa, altresì insegnargli la Verità, chiamando Bene il Bene e Male il Male, secondo gli ancestrali principi tradizionali, che affondano le radici nella bimillenaria civiltà classico-cristiana.

Ecco che, allora, come giustamente osserva Julien Langella nel suo bel libro “Cattolici e identitari” (ed. Passaggio al Bosco, 2021) l’Amore non è riferibile solamente al rapporto di coppia, ma anche alla Nazione. Il patriottismo nasce dal quarto dei dieci comandamenti: “Onora tuo padre e tua madre”.

Il Catechismo ricorda che questo comandamento “indica l’ordine della carità”. “Quest’ordine di prerogativa è la conseguenza diretta del limite dato da Dio alla natura umana, che non può amare tutti allo stesso tempo. “…se non ti è possibile intervenire a vantaggio di tutti – scrive Sant’Agostino -, devi di preferenza interessarti di coloro che ti sono strettamente congiunti per circostanze di luogo, di tempo o di qualsiasi altro genere, che la sorte ti ha per così dire assegnato” (De Doctrina Christiana, I, paragrafo 29).

Nel 1939, nell’enciclica Summi Pontificatus, Papa Pio XII conferma e richiama questo principio affermando che nell’esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, per cui si deve portare un amore più intenso e fare del bene di preferenza a coloro cui siamo uniti da legami speciali.

Lo stesso Divin Maestro diede l’esempio di questa preferenza verso la sua Terra e il suo popolo quando pianse per l’imminente distruzione della città santa”. Quindi sì – prosegue Langella – anche nell’amore esiste una gerarchia.

Al giorno d’oggi nulla ripugna più alla mentalità globalista, mondialista ed egualitaria delle nozioni di gerarchia e di preferenza perché tutto deve essere massificato.

Il Catechismo passa dall’Amore verso i genitori, a quello verso i nonni, poi a quello verso i connazionali e, quindi, verso la Patria. “Nel senso cristiano della parola, “preferenza” è la definizione stessa di patriottismo. Del resto, patriottismo e amore filiale sono così vicini, che la parola “Patria” significa “terra dei padri” in latino. Non si tratta di amare solo le persone con la stessa origine, ma di preferirle. E’ una sfumatura importante.

La priorità non è esclusività, non si oppone alla carità per lo straniero in difficoltà incontrato sul cammino. Non siamo “tenuti ad essere spinti per affetto” verso lo straniero, precisa San tommaso d’Aquino, “se non forse a seconda del tempo e del luogo, perché lo vediamo in qualche necessità da cui non potrebbe essere soccorso senza di noi” (Compendio di Teologia, di fra Agostino selva OP, ESD, Bologna, 1995, pagine 380)”.

In tal modo, dando priorità ai “nostri”, saremo, comunque, sempre buoni Samaritani verso coloro che veramente fuggono dalla guerra.

E’ necessario chiarire una volta per tutte anche questa parabola di Gesù, spesso strumentalizzata politicamente dai soloni dell’immigrazionismo.

Il buon Samaritano, dopo aver curato lo straniero ferito, non gli fa la residenza sotto casa, non lo invita a chiamare moglie e figli per ritrovarsi tutti assieme appassionatamente mantenuti dalla Patria, non lo porta neppure in casa sua a condividere il pranzo con la sua famiglia ed il letto con la figlia.

Una volta rimesso in piedi, l’abitante di Gerusalemme è tornato a casa, nella sua Patria. Ci sono, pertanto, anche qui, dei limiti: in primo luogo, la pace e la sicurezza dei nostri, per i quali i nostri doveri sono più grandi che per gli altri, e in secondo luogo, lo straniero ha già una Patria in cui ha più che altrove inclinazione a realizzarsi. “L’amore, quindi – conclude Langella – si basa sull’affinità. Rifiutare questo limite posto dalla natura umana è il segno di un estremo orgoglio, paragonabile a quello dei costruttori di Babele. Solo il Padre Nostro può amare simultaneamente ogni creatura in questa terra con la stessa intensità. Noi uomini, se vogliamo aiutare tutti, finiamo automaticamente per abbandonare i nostri fratelli, perché gli altri sono sempre più numerosi dei membri della nostra famiglia”.

A tal proposito, lo Stato rettamente ordinato, non dimentichi di incentivare il biblico “crescete e moltiplicatevi” attraverso politiche che favoriscano la natalità, anche per evitare problematiche sociali ed economiche che rischiano di distruggere l’armonia e l’identità europea.

 


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Bel articolo, che fa pensare.

Non abbiamo bisogno di 1 POL POT dell’altra sponda. Ci è bastato quello.
Libertà di pensiero e di espressione sono in Costituzione.
Prima va cambiato, se ci riusciranno, quell’articolo, poi il “divieto” della legge Zan potrà non essere incostituzionale.
Riassumendo : mavaaciapa’iratt.