Il Black Lives Matter è un’altra forma pseudo-religiosa della nostra società, ma i polacchi…


CALCIO E TRADIZIONALISMO

Di Alessandro Puma

Il cosiddetto Black Lives Matter è un’altra delle forme pseudo religiose della nostra società consistente in un atto di sottomissione dei cosiddetti ‘bianchi’ nei confronti delle popolazioni ‘di colore’.

Essenzialmente ci si inginocchia per un po’ di tempo in memoria delle forme di razzismo che purtroppo, nel corso dei secoli, la razza caucasica, cioè quella europea e in generale occidentale, ha praticato contro i fratelli neri.

Lo scorso primo aprile, a Londra, in attesa del fischio d’inizio della partita di calcio tra la nazionale della Polonia e quella dell’Inghilterra (valida per le qualificazioni ai Mondiali del 2022), all’insegna dei dettami – quasi dittatoriali, ormai – del politicamente corretto, i giocatori inglesi hanno messo un ginocchio a terra per rimarcare, appunto, la loro sottomissione al Black Lives Matter.

Ma i giocatori polacchi, per fortuna, non sono stati dello stesso avviso, perché sono rimasti in piedi, limitandosi a indicare lo stemma ‘Respect’ sulla manica della loro divisa. Le cosiddette ‘aquile bianche’ polacche hanno voluto dimostrare che inginocchiarsi a un semplice principio é un “gesto politico e inutile”. Come dire, rispetto si, sottomissione no.

Il giorno prima della partita, il presidente della federazione polacca Zbigniew Boniek (vecchia conoscenza del calcio italiano), a precisa domanda aveva risposto: “Non so se ci inginocchieremo insieme agli inglesi. Finora questo argomento non è stato affrontato al campo d’allenamento. Ce n’erano di più importanti e più urgenti: questo è proprio l’ultimo argomento che ci interessa”.

Anche un’altra leggenda del calcio polacco, l’ex portiere Jan Tomaszewski, aveva preso la parola prima di Inghilterra-Polonia, dichiarando in una trasmissione radiofonica, “posso solo dire con piena responsabilità che non mi inginocchierei. Ho un’aquila sul petto e questo non mi riguarda”.

Può sembrare una coincidenza ma quell’aquila sul petto, da sempre simbolo imperiale che ricorda anche la famosa frase di Gesù di dare “a Cesare quel che è di Cesare”, ci ha riportato ancora una volta alla realtà; quella realtà tradizionale che ci fa comprendere che non bisogna sostituire la vera religione con false forme religiose che oggi vanno per la maggiore, come quella, ecologica, di Greta Thunberg, come quella quella di un falso egualitarismo che livella gli individui, le coscienze e i sessi del transumanesimo, e infine di quello che, sempre in nome di un’eguaglianza forzata, può portare a una sorta di “razzismo alla rovescia”, come appunto questa dei Black Lives Matter.

Dall’aquila gloriosa dell’impero romano all’aquila nera su sfondo bianco del “cristianesimo esoterico” (senza dimenticare l’animale simbolo dell’evangelista Giovanni, il cui Vangelo è appunto quello più spirituale e complesso) all’aquila bianca della Polonia – nella bandiera di Stato – il passo è breve.

E non è un caso che proprio in un’attività agonistica molto accesa come quella del calcio (che in qualche modo è la reminiscenza delle antiche battaglie di una volta) si sia potuta riscontrare un’opposizione alle stupidaggini moderne del politically correct.

 


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Così si rivolgeva peraltro il vostro amico Boniek a Papa Wojtila

“Parlando con Boniperti, gli consiglia un ragazzo diverso da tutti gli altri, che darà nuovo lustro alla nazionale calcistica polacca: Zibi Boniek. Il quale, peraltro, alla vigilia dei Mondiali del 1982 chiede al papa di pregare per i successi della squadra. «Caro Boniek, mi dispiace ma Dio non va scomodato per queste piccolezze», gli risponde con un pizzico di rammarico papa Wojtyla”.

Ricordate di più Giovanni Paolo II e pensate meno a salvini