Caro ministro Speranza l’unica egemonia ammessa in politica è quella basata sul bene comune


LA POLITICA NON DEVE ESSERE IL MEZZO PER RIVENDICARE L’IDEOLOGIA DEL PARTITO. SAN TOMMASO D’AQUINO RICORDA CHE LA COMUNITÀ È BEN GOVERNATA SE “ COLUI CHE LA GOVERNA LA ORDINA AL BENE DI TUTTI”.

Di Emanuela Maccarrone

La decadenza a cui è arrivata la politica mette in risalto l’urgenza di ‘rispolverare’ i fondamentali della disciplina.

Oggi, purtroppo, l’arte di governare, intesa come impegno e servizio della classe politica per lo Stato considerato nelle sue componenti essenziali (popolo, territorio e sovranità), e volta al benessere economico e sociale, è stata sostituita dalle ideologie di partito.

Oggi tutto ruota intorno agli interessi di potere del gruppo di appartenenza. E purtroppo non può essere diversamente, visto che il potenziale rappresentante del popolo è sempre più un delegato di partito, poiché è il partito che lo propone, lo fa eleggere in liste bloccate e che decide se riconfermarlo o meno.

La classe politica ha dimenticato che a primeggiare dovrebbe essere solo il bene comune ed ogni partito dovrebbe dare il meglio di sé esclusivamente per lo sviluppo del Paese, non per la propria egemonia culturale, come ha scritto il ministro Speranza.

San Tommaso d’Aquino spiega che in presenza di una comunità di uomini liberi, ossia in assenza di qualsiasi soggezione altrui, il ‘Buon Governo’  è attuato se chi governa la comunità “la ordina comunque al bene di tutti” poiché solo così “avremo un governo retto e giusto, quale si addice a uomini liberi”. Al contrario, “se il governo è ordinato non al bene comune della società, ma agli interessi privati di colui che la comanda, si attuerà un regime ingiusto e perverso”.

Come non citare il pensiero del venerabile Giorgio La Pira, fervente cattolico e politico italiano del dopo guerra. La politica per La Pira è “l’attività ‘religiosa’ più alta, dopo quella dell’unione intima con Dio, perché è la guida dei popoli, una responsabilità immensa, un severissimo e durissimo servizio che si assume” (vedi Giorgio La Pira, uomo di Dio, Ed. Shalom).

Nel venerabile era ben radicato il binomio politica-servizio. Guidato dalla fede cattolica, La Pira capì che il vero senso del suo impegno nell’interesse della comunità era servire i bisogni dei cittadini. Ciò che manca oggi è l’etica cristiana improntata al benessere comune, alla tutela e allo sviluppo della dignità umana. Negare questa verità vuol dire remare contro le libertà dell’essere umano.

Al momento i fatti che ci accadono intorno, sia a livello internazionale sia a livello nazionale, ci mettono davanti agli occhi un’umanità che ha dimenticato Dio e agisce senza essere guidata da Lui, un’umanità guidata dai propri “criteri morali” ma non con quelli, infallibili, di Dio. E quali risultati abbiamo ottenuto?

Un sistema disumano e scristianizzato ha prodotto numerose vittime: la giustizia, lo sviluppo, l’individuo come persona, la famiglia, la scuola, il lavoro, la sanità. Tutto è minacciato da un agire umano che ha rinnegato la sua dignità.

Mentre il Cristianesimo propone la libertà e l’uguaglianza tra gli uomini, in molti credono che la vera libertà consista nell’assecondare le proprie passioni e nel dominare il prossimo imponendo un’egemonia.

Occorre una ‘ rievangelizzazione’ della politica che impegni tutti ad agire nelle piccole e nelle grandi realtà. Chi è impegnato in politica deve avere il coraggio di opporsi al cosiddetto “progresso”, che quasi sempre è sinonimo di “regressione” (o di distruzione del genere umano).

 


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