Un sindaco coraggioso non cede alle pressioni dell’ambasciatore turco


LE PRESSIONI DI MURAT SALIM ESENLI NON HANNO INTIMIDITO IL SINDACO DI FERRARA ALAN FABBRI: LA CONFERENZA SUL GENOCIDIO ARMENO E’ STATA UN SUCCESSO

Di Umberto Spiniello

In occasione del 106esimo anniversario dello sterminio armeno al Teatro comunale di Ferrara si è svolto l’incontro “Metz Yeghern. Il genocidio degli armeni tra memoria, negazioni e silenzi”, che è stato trasmesso via YouTube.

Sul palco a parlare c’erano la scrittrice Antonia Arslan, il direttore della Fondazione teatro comunale di Ferrara, Moni Ovadia, il coordinatore del Tribunale rabbinico del Centro Nord Italia, Vittorio Robiati Bendaud, e il suonatore di duduk (un tradizionale strumento musicale armeno Claudio Fanton.

Ma il giorno precedente all’evento è accaduto un fatto davvero singolare: il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, ha ricevuto una lettera dell’ambasciatore turco in Italia Murat Salim Esenli in cui veniva invitato a «riconsiderare la sua posizione riguardo all’ospitare un evento così unilaterale e modellato unicamente attorno alla narrativa armena».

Il sindaco Fabbri, non solo ha respinto fermamente la richiesta dell’ambasciatore turco, ma ha coraggiosamente rilanciato, offrendo a Arslan e allo scrittore turco Taner Akçam (il coraggioso autore di Killing Orders, libro in cui sono raccolte le prove che dimostrano il genocidio armeno) la cittadinanza onoraria. Bisogna ricordare che il genocidio armeno è ancora oggi veracemente contestato da parte turca.

Il recente riconoscimento ufficiale del genocidio armeno da parte di Joe Biden ha mandato su tutte le furie il leader turco Erdogan, il quale ha intimato agli Stati Uniti di «rivedere immediatamente questo passo falso». Ha spiegato che il riconoscimento «avrà effetti devastanti sulle nostre relazioni bilaterali», inoltre ha aggiunto che i rapporti con gli USA «sono danneggiati come mai prima d’ora». Ma in realtà non ha fatto nulla di concreto, svelando l’estrema debolezza della Turchia.

Ad oggi parlare di genocidio armeno in Turchia è considerato un reato punito dall’articolo 301 del codice penale. Ma lo sterminio di 1,5 milioni di armeni tra il 1915 e il 1917 è un fatto storico confermato da decine di migliaia di documenti ufficiali.

Lo conferma clamorosamente anche il famoso caso di Hasan Cemal, nipote di quel Djemal Pasha che fu uno degli architetti del genocidio, che ha scritto un libro intitolato 1915. Genocidio armeno, tradotto in Italia da Guerini. Nel libro si legge: «Finché noi turchi non prendiamo coscienza di ciò che è avvenuto, non potremo fare pace col nostro passato e considerarci una nazione con una storia».

Anche papa Fracesco ha parlato espressamente di genocidio armeno in un suo celebre discorso (anche in quel caso le proteste turche furono veementi). Nel discorso del 2016 tenuto alle autorità civili a Erevan, in Armenia, il Papa condannò il genocidio armeno che «inaugurò il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso». Particolarmente illuminante fu un passaggio del suo discorso dove il pontefice accosta i primi martiri cristiani all’attuale situazione di persecuzione vissuta dalla chiesa nel mondo. «Oggi, in particolare i cristiani, come e forse più che al tempo dei primi martiri, sono in alcuni luoghi discriminati e perseguitati per il solo fatto di professare la loro fede, mentre troppi conflitti in varie aree del mondo non trovano ancora soluzioni positive, causando lutti, distruzioni e migrazioni forzate di intere popolazioni. È indispensabile perciò che i responsabili delle sorti delle nazioni intraprendano con coraggio e senza indugi iniziative volte a porre termine a queste sofferenze, facendo della ricerca della pace, della difesa e dell’accoglienza di coloro che sono bersaglio di aggressioni e persecuzioni, della promozione della giustizia e di uno sviluppo sostenibile i loro obiettivi primari. Il popolo armeno ha sperimentato queste situazioni in prima persona; conosce la sofferenza e il dolore, conosce la persecuzione; conserva nella sua memoria non solo le ferite del passato, ma anche lo spirito che gli ha permesso, ogni volta, di ricominciare di nuovo.» Un plauso quindi al coraggio e alla fermezza del sindaco di Ferrara che ha affermato in questa occasione la verità dei fatti non lasciandosi intimidire dalla prepotenza dell’ideologia.

 


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