“Le Serate di San Pietroburgo, oggi”: voci da un tempo diverso

“Le Serate di San Pietroburgo, oggi”: voci da un tempo diverso

di Francesco Bellanti

UN NUOVO UN LIBRO, A CURA DI GIUSEPPE BRIENZA E MATTEO ORLANDO, CHE RACCOGLIE NELL’EREDITÀ DEL FILOSOFO CATTOLICO JOSEPH DE MAISTRE (1753-1821). CINQUANTASEI INTERVENTI, FRUTTO DI ALTRETTANTI “SEMINARI DEMAISTRIANI”, ORGANIZZATI DAL CENTRO CULTURALE “SERATE DI SAN PIETROBURGO” A ROMA DAL 2014 AL 2020

Le serate di San Pietroburgo, oggi. 56 frecce controrivoluzionarie (Presentazione di Lorenzo Fontana – Edizioni Solfanelli, Chieti 2021, pp. 272, € 15) un libro che, a una prima impressione, soprattutto per l’intensità e la vastità dei contributi culturali, che provengono da ambienti raramente frequentati o che si ritenevano – erroneamente – minoritari se non marginali, ha avuto un effetto spiazzante. Abituato a confrontarmi con ideologie moderne come la socialdemocrazia, il liberalismo, il conservatorismo, l’ambientalismo, il globalismo e il nazionalismo, la lettura di studiosi che cercano di «discutere, riprendere ed attualizzare la grande eredità culturale e filosofica del Conte savoiardo, soprattutto il suo insegnamento per cui la politica è, soprattutto e prima di tutto, una questione teologica» (così nell’introduzione del libro), dopo un primo disorientamento, mi è apparsa proficuo e sorprendente, pregna di sviluppi interessanti.

Fra le altre sensazioni avute, leggendo questo libro, è che la “Weltanschauung cattolica”, chiamiamola così, pur riconoscendo un forte debito culturale negli ultimi due secoli nei confronti di filosofi e teologi poderosi e originali come Joseph de Maistre, ha avuto uno sviluppo fecondo e molto moderno nel misurarsi con efficacia coi problemi del tempo.

Il libro appare subito come una fonte di grande intensità e profondità per la varietà e la coerenza degli interventi, perché ci fa immergere nell’immenso patrimonio culturale dell’Occidente, un patrimonio che è insieme di natura letteraria, filosofica, politica, religiosa. L’egemonia morale non appartiene a nessuna parte politica o religiosa, la società si evolve in conseguenza di un costante e proficuo dialogo fra le religioni e le culture, ma si avverte in questi interventi una tensione etica inusitata e difficile da trovare oggi.

È un’operazione culturale meritevole e di grande rilievo critico di intellettuali laici e religiosi comunque accomunati da una visione coerente e non omologante, alternativi al politically correct ma anche alla superficialità dilagante fra i predicatori dei social. In questo senso, pensiamo che forse il termine più corretto del sottotitolo sia rivoluzionario e non controrivoluzionario.

Rivoluzionario è, per esempio, l’approccio ad alcuni temi come la famiglia, le politiche anti-familiari, i pericoli dell’individualismo e del materialismo, della supremazia della tecnica sulla politica, la tecnica che sta travolgendo l’uomo e sta sfuggendo al controllo dell’umanità e l’aborto, l’eutanasia, i diritti del bambino, la natalità, la contraccezione, gli attacchi terroristici contro l’Occidente, il consumismo, il cui pericolo fu già avvertito da un intellettuale come Pier Paolo Pasolini.

Molto interessanti anche gli interventi sul terrorismo islamico o religioso, la droga, e quelli sulla solitudine dei giovani e delle famiglie oggi, e sul capitalismo finanziario, sulla proprietà privata, intesa come completamento della libertà umana, e certamente la fede cristiana e la visione del mondo cristiana sono un baluardo contro questi cancri della società, anche attraverso il confronto e la conoscenza delle visioni del mondo diverse da quella della DSC, con le quali bisogna sempre misurarsi. È un libro che va letto soprattutto da chi ha un pensiero diverso da quello cattolico, perché molti temi – per la profondità e la coerenza degli interventi culturali – assumono una luce diversa e aprono nuovi orizzonti di interpretazione.

Per esempio, fra i tanti argomenti affrontati, nell’articolo di Gianluca Agostini, “Gladio rossa”: l’apparato paramilitare del PCI. Appunti per una storia dello stalinismo e della sinistra italiana, si getta uno sguardo di notevole respiro storico sull’atmosfera inquietante che si respirava nell’immediato dopoguerra sulla struttura paramilitare di natura clandestina denominata “Gladio rossa”, organizzata nel 1945 e sciolta nel 1974, costituita da ex partigiani e militanti del PCI. Il nome venne coniato dalla stampa, dice l’autore, presentando l’apparato come simmetrico ed opposto alla funzione anticomunista di “Gladio”, l’organizzazione segreta italiana inserita nella rete “Stay behind” coordinata dalla NATO, sorta nel secondo dopoguerra in quasi tutti i Paesi occidentali europei (inclusi paesi neutrali come Svizzera e Austria) allo scopo di contrastare un’eventuale invasione sovietica. L’argomento negli ultimi anni è stato visto da diverse posizioni politiche, tra queste realistica appare quella che parla di una possibile insurrezione generale prossima a realizzarsi che si ebbe in occasione dell’attentato a Togliatti del 14 luglio 1948. Per alcuni studiosi pare che l’organizzazione paramilitare “Gladio rossa” fosse sul punto di agire, indipendentemente dal consenso di Mosca, e infatti il Paese fu teatro di disordini, occupazioni di fabbriche e edifici.

Altro articolo molto interessante sempre sul piano storico è quello di Giuseppe Brienza scritto per un libro, Il Vangelo fa parte del paesaggio?, dello scrittore cattolico e giornalista Rino Cammilleri, siciliano di Cianciana, noto per il suo anticonformismo e l’acutezza dei suoi giudizi, sempre molto documentati, libro dedicato al sacrificio compiuto in Italia dall’Armata polacca, comandata dal generale Wadysaw Anders, 110mila polacchi che dopo la battaglia di Montecassino furono sparpagliati per tutta la penisola e fu allora che cominciarono gli scontri con i comunisti, con non pochi morti e feriti. E così si spiega, sostiene l’autore, la damnatio memoriae della storiografia liberal-comunista egemone nel dopoguerra nel nostro Paese nei confronti del generale Anders. Il Partito comunista italiano, ricorda Cammilleri, fece appunto tappezzare i muri delle città italiane di manifesti su cui stava scritto “Polacchi fascisti, tornate a casa!”. Le cose montarono a tal punto che il generale Anders, nel tempo del referendum monarchia-repubblica del 2 giugno 1946, offrì al re Umberto II la sua disponibilità a farla finita una volta per tutte con i comunisti in Italia. Umberto I “Re di maggio”, che non aveva mai brillato per statura politica, declinò l’offerta e la storia seguì il corso che conosciamo. Si evitò forse al Paese una guerra civile come quella allora in corso in Grecia, ma lo si condannò, per sempre, alla presenza del cosiddetto «Fattore K» che ne ha condizionato l’esistenza.

Sempre Brienza ne La storia, l’identità e l’imprudenza nell’agire parla di “leggi razziali” e del ruolo della Chiesa durante il fascismo. Il primo provvedimento che, a torto, sostiene l’autore, è riportato nelle ricostruzioni di comodo come “di materia razziale” del Regime fascista è quello promulgato dal Governo Mussolini nell’aprile del 1937, che vietava ai cittadini italiani di tenere «relazione d’indole coniugale con persona suddita dell’Africa Orientale italiana». Tale legislazione, sicuramente di natura discriminatoria, non aveva però carattere razzista, perseguendo esclusivamente lo scopo morale di vietare il concubinato nei Paesi colonizzati. Tale tipo di convivenze coloniali avrebbero finito, si sosteneva, per snaturare il costume matrimoniale e sociale italiano introducendo oltretutto il “meticciato”. Il Governo Mussolini fece di tutto, sia a livello sia normativo sia propagandistico, per scoraggiare e arginare tale fenomeno, chiedendo anche alla Chiesa Cattolica, e in particolare ai missionari presenti nelle colonie italiane, di collaborare con le autorità per dissuadere i battezzati dal contrarre “matrimoni misti”. Le autorità religiose, realisticamente, individuarono nei nuovi provvedimenti del Regime efficaci strumenti repressivi adatti a limitare comportamenti disordinati e a volte scandalosi.

Ancora di Brienza è un intervento sul tema ecologico, “L’ecologia umana secondo Papa Francesco”, molto bello e sempre attuale, personalmente molto sentito e direi anche un po’ controverso, perché diverse ideologie si sono misurate con questo tema, perfino il nazionalsocialismo di Adolf Hitler, che – terrorizzato dal dominio della tecnica che stava sfuggendo al controllo dell’uomo – propugnava un ritorno alla natura, rivelando peraltro in questo aspetto origini romantiche. L’autore si chiede se sia possibile essere ambientalisti senza essere contaminati dai principi panteistici o socialisti del movimento ambientalista. La risposta non può essere che sì. Essere custodi della Terra secondo la DSC – concetto ribadito dall’enciclica di Papa Francesco Laudato si’. Sulla cura della casa comune – è possibile se si analizza il tema in tutti i suoi aspetti, come sottolinea Papa Benedetto XVI, perché il libro della natura “è uno e indivisibile” e include, oltre all’ambiente, almeno i quattro grandi ambiti della vita umana, della sessualità, della famiglia e delle relazioni sociali. Coerentemente, sostiene l’autore, secondo quanto scrive Papa Ratzinger nell’enciclica Caritas in veritate (29 giugno 2009), ogni tipo di degrado della natura «è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana». Il che semplicemente vuol dire che il degrado della natura deriva dalle degenerazioni del nostro modo di vivere spesso imposte per ragioni consumistiche da un capitalismo efferato controllato da poche lobbies lontano dai reali interessi degli uomini.

Una bella riflessione sull’insegnamento della religione cattolica nella scuola è quella di  Matteo Orlando, nell’articolo L’insegnante di Religione Cattolica in Italia, nel quale si mette in rilievo – in relazione ai concorsi – l’importanza dell’insegnamento della religione cattolica che, a differenza di quanto continuano a pensare ancora i laicisti italiani e gli ignoranti in materia, non è una forma di “catechesi scolastica”, bensì un insegnamento vero e proprio che comporta la trasmissione di conoscenze documentate sulle fonti della religione cattolica, soprattutto la Bibbia, e sui documenti della Tradizione storica, culturale, artistica italiana ed europea.

Sempre d’interesse un altro articolo di Orlando, dal titolo La solidarietà tra le nazioni. Vi leggiamo un approccio di notevole profondità teologica con l’invito, rivolto ai fedeli da Papa Francesco durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2020, a pregare «per la pace, per il dialogo e per la solidarietà tra le nazioni: doni quanto mai necessari al mondo di oggi». Oltre al contributo verso la grande solidarietà fra i popoli che, nei rispettivi Stati, possono dare le varie comunità e singoli cittadini, legislatori e politici cattolici o cristiani del mondo occidentale, il Papa non manca d’incoraggiare anche governanti e classi dirigenti del mondo arabo. Nell’incontro tenuto a Rabat, per esempio, in Marocco, il 30 marzo 2019, con i rappresentanti del popolo marocchino, le autorità e i membri della società civile e del corpo diplomatico, il Papa ha espresso l’auspicio per la messa in atto di una vera solidarietà tra le Nazioni ei popoli, al fine di trovare soluzioni giuste e durature ai flagelli che minacciano la casa comune e la sopravvivenza stessa della famiglia umana. È dunque un argomento all’attenzione della Chiesa oltre che di stretta attualità nell’ambito dell’emergenza economica, sanitaria e sociale che sta affliggendo buona parte del mondo, e Orlando si interroga sul ruolo della DSC, e si dà come risposta, peraltro molto difficile da mettere in pratica da parte delle Nazioni, quella di mettere Gesù Cristo al centro dell’economia e della società, perché Lui è il prototipo e fondamento della nuova umanità.

Di David Taglieri è La società senza padri vista da Claudio Risè, dove si parla della crisi del padre e dell’identità maschile nella società odierna, posti oggi sempre più sotto assedio da parte di una legislazione ultra-femminista che ultimamente sta condannando la figura dell’uomo nei suoi molteplici ruoli – sia come padre, che come marito – letteralmente all’insignificanza pubblica, culturale e sociale. È uno studio che può sembrare provocatorio, se pensiamo alle battaglie femministe per l’emancipazione e la liberazione del gentil sesso, o alle violenze di cui sono oggetto le donne oggi, ma che in realtà contiene analisi sorprendenti e coerenti.

Ci fermiamo qui, lasciamo al lettore la scoperta di un’opera che senz’altro susciterà straordinario interesse e importanti momenti di riflessione sui problemi più urgenti del mondo contemporaneo.

Fonte: IL CORRIERE DEL SUD

Anno XXX, n. 9, Crotone 30 novembre 2021, p. 3

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