Il mondo pro-life unito pronto a risvegliare le coscienze contro l’aborto


IN MARCIA PER LA VITA PER RISVEGLIARE LE COSCIENZE ASSOPITE E IN DIFESA DELLA PERSONA UMANA FIN DAL CONCEPIMENTO!

Di Maria Luisa Donatiello

Il 22 maggio, nello stesso giorno in cui nel 1978 è entrata in vigore la legge 194 che ha legalizzato l’aborto in Italia, avrà luogo a Roma dalle ore 11:00, in Via dei Fori Imperiali, la Marcia per la Vita che vedrà il mondo pro-life unito per risvegliare le coscienze contro l’aborto e in difesa della persona umana fin dal concepimento (www.marciaperlavita.it).

“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” si legge nell’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e nel Preambolo della stessa si afferma che “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo […] il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità”.

L’attenzione va posta sul concetto di PERSONA UMANA che l’antica espressione di Boezio definisce “sostanza individuale di natura razionale”. È riduttivo pensare perciò che bisogna essere in difesa di un concetto generico e astratto quale può essere anche quello stesso di vita il quale è certamente diritto inviolabile se rivendicato dalle persone umane che sono soggetti di diritto. Il cambio è di prospettiva per il quale non è il concetto generico di vita che va difeso ad ogni costo e con ogni mezzo, ma bisogna riaffermare la centralità della persona umana, il suo vero bene e il diritto alla vita di cui è intrinsecamente degna!

È pertanto necessario educare, risvegliare le coscienze di tutti, che sono spesso assopite e dormienti, in difesa della persona umana che ha diritto alla vita essendo dotata per sua natura di incommensurabile dignità e valore per il solo motivo di essere persona appartenente alla specie umana fin dal concepimento!

Il limite tra bene e male, tra lecito e illecito è sottilissimo. Quanti fanno del male pensando di fare il bene? Ritenendo di fare la cosa giusta e di agire correttamente cadono in errore? Ma se le coscienze non sono formate, educate nella verità non potranno mai essere in grado di esercitare liberamente la volontà e indirizzare le proprie scelte e azioni verso il vero bene. Abbiamo tutti bisogno di formare e seguire la RETTA COSCIENZA!

Nel Catechismo della Chiesa cattolica si legge in merito alla formazione della coscienza: “La coscienza deve essere educata e il giudizio morale illuminato. Una coscienza ben formata è retta e veritiera. Essa formula i suoi giudizi seguendo la ragione, in conformità al vero bene voluto dalla sapienza del Creatore. L’educazione della coscienza è indispensabile per esseri umani esposti a influenze negative e tentati dal peccato a preferire il loro proprio giudizio e a rifiutare gli insegnamenti certi” (CCC 1793).

Se tutti, adeguatamente formati, seguissero la retta coscienza il diritto alla vita e la tutela della vita umana diventerebbero imperativi comunemente sentiti, considerati inscindibili, ma purtroppo vige la supremazia dell’autodeterminazione disumanizzante poiché troppe volte generata da una coscienza non rettamente formata e dall’assenza di valori morali.

Una donna oggi, una madre (giacché il padre del concepito, ahimè, è considerato dalla stessa legge 194 figura marginale e subordinata alle scelte della donna per l’espressione contenuta nell’articolo 5: “ove la donna lo consenta”) può decidere in piena autonomia e “liberamente” di sottoporsi all’aborto, di ricorrervi entro i primi novanta giorni di gestazione. Scrivo l’avverbio virgolettato poiché la vera libertà, è opportuno ribadirlo, consiste nella possibilità, nella capacità di scegliere per il bene.

La privazione del diritto alla vita di qualunque essere umano è razionalmente, moralmente, oggettivamente azione volta al male, l’uccisione dell’altro è atto intrinsecamente malevolo.

Bisogna continuare ad affermare con forza, con ogni mezzo, sia esso opportuno che inopportuno, che il diritto alla vita è rivendicabile da ogni persona umana dal concepimento alla morte naturale. L’embrione umano, poiché appartenente alla specie umana (né artificiale, né animale né vegetale quindi) è da considerarsi persona già dal concepimento e non persona potenziale, ma persona a tutti gli effetti in quanto embrione umano appunto, detentore di dignità incommensurabile e meritevole di vedersi riconosciuti i diritti fondamentali e in primis quello alla vita da cui scaturiscono poi tutti gli altri diritti della persona umana.

 


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