Con PD e 5Stelle l’indottrinamento ‘gender fluid‘ approderà nelle scuole laziali?


DAL PROSSIMO SETTEMBRE INIZIERA’ L’INDOTTRINAMENTO GENDER NEL LAZIO?

Di Emanuela Maccarrone

Lo scorso 15 maggio ai piedi della Madonnina, di fronte al Duomo di Milano, si è svolta la manifestazione in difesa della famiglia naturale, contro il Ddl Zan che vuole reprimerla per imporre un’ideologia di parte.

Una marcia ignorata e occultata dai mass media, a dimostrazione che la normalità, sempre esistita, è diventato il male da estirpare. Questa è la nuova ‘democrazia’! Questa è la libertà di pensiero e di parola che si vorrebbero imporre!

Al Senato le forze del centro-destra hanno presentato un proprio ddl, composto da tre articoli e firmato da Ronzulli, Salvini, Binetti e Quagliarello. L’obiettivo è di opporsi a una ‘legge-bavaglio’, come quella Zan, che comporterebbe il carcere per le opinioni contrarie all’indottrinamento gender già nelle scuole elementari.

L’intento è di voler arrivare a un accordo comune, ma qualche Regione non ha intenzione di seguire la via democratica. Nel Lazio di Zingaretti, infatti, sono appena state introdotte le linee guida per la scuola dal pomposo titolo “strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere”.

Il documento è stato elaborato dal Servizio per ‘l’adeguamento tra identità fisica e identità psichica (SAIFIP) dell’Azienda Ospedaliera San Camillo’ ed è reperibile sul sito dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio (vedi qui).

La decisione ha suscitato il forte malcontento dei genitori e l’intervento delle consigliere regionali Chiara Colosimo (Fdi) e Simona Baldassarre (Lega) che hanno chiesto chiarimenti al Presidente della Regione Lazio, l’ex segretario del PD Nicola Zingaretti.

“Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una ‘Gender Revolution’ così come l’ha definita la copertina del volume monografico del ‘National Geographic’, uscito a gennaio 2017. Primo fra tutti è il superamento del concetto di ‘binarismo sessuale’ che prevede l’esistenza di solo due generi (maschile e femminile), che è stato sostituito da quello di ‘spettro di genere’ secondo il quale il genere si presenta in un’infinita varietà di forme, dimensioni e tonalità”. È quanto si legge nella premessa delle linee guida.

Descrivendo le difficoltà sociali e di integrazione dei “minori che non si sentono a loro agio nel genere assegnato alla nascita sulla base del loro sesso biologico”, è stato imposto un “linguaggio di genere inclusivo” sia per il personale scolastico sia per gli alunni.

Secondo queste linee guida, è necessaria una formazione di tutto il personale scolastico utile a “smantellare i miti, gli stereotipi e i pregiudizi sulle persone transgender e offrire informazioni pratiche che promuovano l’apprendimento”. Si procederà con una nuova modulistica in modo che “gli studenti con varianza di genere siano in grado d’identificarsi con la loro identità di genere”, quindi al superamento della ‘tradizionale’ distinzione maschio e femmina.

Le linee guida hanno indicato l’importanza di “sensibilizzare e lavorare con la classe sulle questioni relative all’identità di genere e all’espressione di genere”, garantendo la realizzazione di attività “non segregate per sesso”.

La notizia ha attirato l’intervento dell’Associazione Pro vita e famiglia che ha ritenuto il progetto, intrapreso dalla Regione Lazio, una scusa per introdurre nelle scuole pubbliche “un approccio ideologico ai gender studies”. Il documento “oltre a proporre soluzioni relazionali e organizzative invasive e dannose, dai bagni ‘neutri’ all’abolizione dei pronomi maschili e femminili, impone di fatto, a livello formativo e culturale, la teoria gender” con il superamento del ‘binarismo sessuale’ per accogliere quello di genere”.

“Non è altro che l’anticipazione del ddl Zan: bagni e spogliatoi per trans, carriera scolastica col nome scelto, diverso da quello anagrafico per i ragazzi, modulistica con asterischi ovunque al posto di masch* e femmin* e uso del pronome scelto: lei o lui non su base anagrafica ma secondo la “autopercezione” e molto altro armamentario LGBT”, ha commentato il senatore della Lega Simone Pillon.

Ma il bello è arrivato ieri pomeriggio, con l’azienda ospedaliera san Camillo Forlanini che, in un comunicato durissimo, ha smentito di aver mai dato il via libera a quelle oscene linee guida.

“Nessuna linea Guida è stata diffusa dall’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini riguardo al documento Strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere. Per tale ragione, l’azienda ha diffidato l’istituto Metafora – Centro Ricerca e Terapia della Famiglia, del Bambino e dell’adolescente S.r.l. (Saifip)”, ha dichiarato attraverso una nota l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini.

“Il predetto Istituto ha utilizzato, senza alcuna autorizzazione, il logo dell’Azienda abusando di un rapporto di convenzione in corso con il San Camillo Forlanini, finalizzato al supporto psicologico di adeguamento tra identità fisica e psichica. Pertanto l’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini non è responsabile né dei contenuti, né delle modalità con cui tale documento è stato diffuso”.

Il sottosegretario Rossano Sasso ha chiesto di scoprire chi sia responsabile di questo abuso.

“Senza alcuna autorizzazione è stato diffuso il logo dell’Azienda abusando di un rapporto di convenzione in corso con il San Camillo Forlanini, finalizzato al supporto psicologico di adeguamento tra identità fisica e psichica. La Regione Lazio ne sa qualcosa? Chi si è nascosto dietro al San Camillo per far apparire un rapporto anti-scientifico e privo di un confronto con le associazioni dei genitori nel Fonags e del Forags Lazio? Un rapporto con un approccio che in Uk e Nord Europa ha provocato numerosi danni psichici e fisici ai ragazzi? Chi in nome di un’ideologia fa sperimentazioni già fallite all’estero? Forse gli stessi che hanno messo nelle direttive tra la normativa di riferimento il ddl Zan spacciandolo già per approvato? Fa paura pensare che si sia trattato di un provvedimento puramente ideologico, che richiama una legge che ancora non è stata approvata come il Ddl Zan, e che su questa base professionisti di non si sa quale specie sarebbero entrati nelle scuole dei nostri bambini”, ha dichiarato il membro del Direttivo di PV&F Maria Rachele Ruiu.

“L’ufficio scolastico regionale rimuova immediatamente dal portale web le linee guida così squalificate dal San Camillo e invii immediatamente una comunicazione a tutte le scuole smentendo che queste godano del sostegno scientifico dell’Azienda ospedaliera! Basta giocare al derby sulla pelle dei nostri figli!”, ha concluso Ruiu.

E nel tardo pomeriggio di ieri è intervenuto anche l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio con il direttore generale Rocco Pinneri, ritirandi la nota del 14 maggio 2021, prot. 14568.

Scrivono dall’USR Lazio:

“Dal comunicato stampa diffuso in data odierna dall’azienda ospedaliera San
Camillo Forlanini si apprende che l’istituto Metafora «ha utilizzato, senza alcuna autorizzazione, il logo dell’Azienda abusando di un rapporto di convenzione in corso» nella sua collaborazione con questo Ufficio scolastico, in particolare nella produzione del documento relativo alle strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere. Il documento era stato diffuso alle scuole quale materiale di preparazione per un corso di formazione per i docenti della durata di 4 ore da tenersi a settembre. Il corso
avrebbe dovuto dare ai docenti interessati indicazioni di massima su come gestire eventuali richieste degli studenti di confrontarsi sul tema della varianza di genere. La fiducia nel pedigree del documento non può che essere incrinata dal fatto di aver appreso che l’estensore avrebbe una affiliazione scientifica diversa da quella che era stata rappresentata a questo Ufficio. Per questo motivo, il documento è ritirato e il corso di formazione è sospeso”.


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