Voleva che egli rendesse testimonianza a Roma…


Giuda amava se stesso e il denaro; Pietro amava il Maestro che gli disse: “Seguimi!”

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Giudei ce l’avevano a morte con Paolo, sia perché predicava che Gesù è il Cristo, che essi avevano messo in croce ed era morto e risorto, sia perché diceva non essere più necessaria la circoncisione.

Una quarantina di loro fecero una congiura per ucciderlo, ma non ci riuscirono. I soldati romani lo condussero a Cesarea Marittima, dove restò per due anni in loro custodia.

I sinedristi più accaniti tentarono un paio di volte di farlo dichiarare reo di morte dal governatore romano, ma non ci riuscirono, perché le accuse erano inconsistenti: “avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo” (At 25,19).

Essi tentarono di farlo riportare a Gerusalemme, con l’intento di ucciderlo prima che vi potesse arrivare, ma Paolo, essendo cittadino romano, si appellò a Cesare. Così il governatore si decise di inviarlo sotto scorta a Roma.

Gesù voleva che egli rendesse testimonianza a Roma; perciò non permise che egli fosse ucciso prima. In verità, è Gesù che decide.

Giuda Iscariota tradì per trenta denari e poi s’impiccò: figlio della perdizione!…

Pietro rinnegò Gesù, ma si pentì, riparò con triplice atto d’amore e fu perdonato e reintegrato: Gesù gli disse: “Pasci i miei agnelli! Pasci le mie pecorelle”.

Giuda amava se stesso e il denaro; Pietro amava il Maestro che gli disse: “Seguimi!”. E fu sequela fino al martirio.


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