Verità: una guida assai dimenticata dalla cultura contemporanea


OLTRE AI PRINCIPI CHE PRESIEDONO ALLA COSTRUZIONE DI UNA SOCIETÀ DEGNA DELL’UOMO (DIGNITÀ UMANA, BENE COMUNE, SOLIDARIETÀ, SUSSIDIARIETÀ), LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA INDICA ANCHE LE COORDINATE DELLA “BUONA POLITICA”, CHE SONO: LA CARITÀ, LA GIUSTIZIA, LA LIBERTÀ E LA VERITÀ. LA CARITÀ È LA PIÙ IMPORTANTE DI TUTTE MA, QUELLA CHE DÀ SENSO E FONDAMENTO ALLE ALTRE TRE È LA VERITÀ

Di Giuseppe Brienza*

Rispettare quelle che la Dottrina sociale della Chiesa (DSC) definisce come le coordinate della “buona politica”, ovvero la carità, la giustizia, la libertà e la verità, potrebbe condurre non solo alla perfezione personale del politico (o di chi collabora con lui) ma anche, e soprattutto, ad una convivenza sociale più umana e cristiana (cfr. Compendio della DSC, n. 197).

La verità è la corrispondenza tra l’intelligenza e la realtà. In altre parole, consiste nel chiamare le cose per nome e agire quindi di conseguenza. Gli uomini sono tenuti a cercare di continuo la verità, a rispettarla e a testimoniarla responsabilmente, nell’informazione, nell’economia, nella politica, nei rapporti sociali. Tanto più le persone e i gruppi si sforzano di risolvere i problemi sociali secondo verità, tanto più si avvicinano alla buona società (cfr. Compendio DSC, n. 198). La verità (assieme alla carità e alla giustizia) dirige la libertà e le permette di essere responsabile e non arbitraria (cfr. Idem, nn. 199 e 203).

Promuovere politicamente e, quindi, nell’ambito dell’ordinamento legislativo, economico e giudiziario, il rispetto della verità e la sua responsabile trasmissione, è fra le più ambiziose prospettive che l’uomo in collaborazione con i suoi simili può perseguire sulla terra. Richiamando l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino (1225-1275) sulla verità come corrispondenza (adaequatio) tra intelligenza e realtà, ne risulta che quanto più le persone e i gruppi si sforzano di risolvere i problemi sociali secondo retta ragione, tanto più si avvicinano alla buona società. Per questo è importante in famiglia educare i figli alla verità e, nella scuola e nell’università, rispettare il diritto/dovere educativo dei genitori aiutandoli in questa loro fondamentale missione.

La verità (assieme alla carità e alla giustizia) dirige la libertà e le permette di essere responsabile e non arbitraria. Mi chiedo: ma come tradurre in pratica politica questo benefico modo di rapportarsi con la verità?

Prima di tutto proporrei un argomento “a contrario”, ovvero: quali le assai prevedibili conseguenze di una legislazione e di una giurisprudenza che non rispettino la morale naturale? Le vediamo ad esempio nel nostro Paese che, tra le altre cose, sta vivendo un crollo delle nascite senza precedenti (la differenza nascite/decessi nel 2019 è stata pari a -212mila unità). L’unico modo per resistere alla “legge del compromesso morale” è di non scendere a compromessi, da questo punto di vista non deviando in quelle che, fino al 1968 (circa), erano le due coordinate essenziali in questo campo, ovvero la speciale posizione di tutela accordata dal diritto alla famiglia (favor familiae) e il rispetto del diritto alla vita fin dal concepimento.

Ma un altro settore nel quale il relativismo, ovvero la negazione sistematica di qualsiasi verità e, quindi, moralità, pubblica e privata, comporta prevedibili conseguenze è quello dell’informazione e della comunicazione. Facciamo un esempio? Abbiamo visto durante il “biennio Covid” 2020-2021 come l’infodemia e la censura sui Social network abbiamo danneggiato non solo i singoli e le famiglie, ma anche compromesso la dinamica e il futuro delle democrazie. Ma ci rendiamo conto di cosa ha potuto fare il maggiore dei colossi web, ovvero Amazon, durante il contenzioso della campagna presidenziale 2020 degli Stati Uniti fra Donald Trump e Joe Biden? La più grande società di commercio elettronico al mondo, fondata e diretta da Jeff Bezos, ha infatti bloccato i server di Parler, il social network preferito dai trumpiani, dopo il c.d. assalto al Congresso di Capitol Hill del 6 gennaio 2021! Insomma, quelli che possono essere definiti discorsi d’incitamento all’odio (hate speech) e, in definitiva, la stessa libertà di espressione (free speech), non più questioni in mano ai politici, ai giuristi o ai filosofi, ma ai giganti della Silicon Valley… Quindi operatori privati e, anzi, economici… Siamo insomma in una situazione tale per cui chi controlla il cloud, ovvero la “nuvola informatica” sulla quale si poggia internet, può accendere o spegnere le voci, i giornali o i siti che ritiene pericolosi o, anche, “politicamente scorretti”. Senza incorrere in conseguenze di sorta. Per questo agire politicamente nel rispetto della verità richiederebbe di affrontare tale delicata situazione e farne questione di responsabilità politica. La censura dei “padroni dei social”, ormai, non è meno pericolosa per la libertà e la verità di quella dei dittatori o dei massoni.

Oltretutto, come sappiamo, durante il passaggio della Casa Bianca dai repubblicani ai democratici, abbiamo anche assistito alla censura, da parte di Facebook e Twitter di un capo di Stato in carica! E oltretutto, alla luce dell’oscuramento social di Donald Trump ci si chiede: ma come agiscono le piattaforme dinnanzi alla propaganda islamista e della jihad? Si può essere anche “relativisti”, per carità, ma magari la difesa della libertà (e della democrazia) non dovrebbero essere patrimonio solo di chi riconosce una verità nella natura, o no?

———–

* Vedi qui il canale YouTube curato dall’autore di questo articolo: Temi di Dottrina sociale della Chiesa.


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments