I ragazzi sono stati depredati del loro bene più grande


LA TRAGEDIA SOCIALE: NON ABBANDONIAMO I NOSTRI FIGLI IN QUESTO MOMENTO DIFFICILE

Di Gian Piero Bonfanti

Ad eccezione di chi dovrà affrontare gli esami di maturità, le scuole sono terminate e gli studenti delle scuole primarie, medie inferiori e medie superiori si ritrovano a fare i conti con la realtà ed a raccogliere i cocci lasciati da un anno scolastico particolarmente “difficile”.
Tutti sappiamo che la didattica a distanza ha garantito la continuità nella formazione educativa, ma pochi si sono resi conto dei danni,  in alcuni casi irreversibili, che ne sono derivati.
A parte le difficoltà oggettive gestionali ed organizzative, legate prevalentemente alla turnazione degli insegnanti, agli orari delle lezioni, alla comunicazione tra insegnanti e genitori, ai dispositivi per il collegamento e per le difficoltà di connessione, vi è  un aspetto che a nostro parere è molto più grave.
L’aspetto maggiormente invasivo è infatti legato all’aspetto psico-sociale degli studenti.
Costretti a vivere in una realtà virtuale che ha regolato l’aspetto educativo e sociale, la generazione dei giovani studenti è stata catapultata in un mondo parallelo, troppo complesso per essere compreso dai meno giovani, in quanto impossibile da comprendere  pienamente da chi invece ha potuto godere di una infanzia o adolescenza definibile normale.
Per chi non ha figli in età scolare poi è impossibile comprendere lo stato di alienazione vissuto da ragazzi che passavano da lezioni scolastiche a chat con amici, a consultazione di social network, fino alla dipendenza da smartphone o pc.
Ebbene, questi ragazzi sono stati depredati del loro bene più grande: un anno intero di libertà, proprio quando la necessita’ di vivere in un contesto a contatto con il mondo è di primaria importanza.
I giovani che osserviamo ci colpiscono per la loro apaticità, per la loro alienazione e per la tristezza nei loro occhi.
Occhi che sono uno dei pochi segni di distinzione che sono rimasti dietro a delle impersonali e neutre mascherine.
La tragedia sociale che  deriverà da quanto questi ragazzi hanno dovuto subire sarà di dimensioni inimmaginabili.
La frustrazione subita dagli insegnanti nel ruolo didattico ha determinato inoltre una frattura non indifferente tra le generazioni.
Le difficoltà riscontrate nell’insegnamento e nella gestione delle classi, dovute soprattutto ad un rapporto virtuale a distanza, ha inasprito sovente i rapporti ed ha aumentato il grado di diffidenza  tra le studenti ed insegnanti.
Ma in un contesto come questo, provando a pensare di ritornare ad essere un giovane studente, come pensate ci comporteremmo al loro posto?
Chiusi in casa per un anno con la voglia di uscire con gli amici, se ci proponessero il ritorno ad una paventata “vita normale” con la semplice inoculazione di un vaccino, cosa faremmo al loro posto?
Se per andare in vacanza o per avere il “green pass” per accedere anche ai vari svaghi servisse farsi una semplice puntura, cosa sceglieremmo al loro posto?
Se per via di una propaganda invasiva anche in ambiente scolastico venisse inculcata l’idea che l’unica via di uscita da questa situazione distopica e surreale sia una presa di responsabilità inoculandosi l’intruglio “mistico”, come reagiremmo al loro posto?
Se anche le alte cariche ecclesiastiche appoggiassero questa scelta, come ci comporteremmo?
Sicuramente i giovani non sono da biasimare in questo loro mondo che risulta sempre più incomprensibile alle persone adulte.
La loro fuga dalla prigione virtuale e la voglia di volersi inoculare il prodotto sperimentale sono strettamente collegati, ed anche se verremo additati come “complottisti”, siamo convinti che ci siano molti punti da approfondire a tal riguardo.
Andrebbe innanzi tutto spiegato ai ragazzi che il tasso di mortalità degli under 20 da covid 19 é  praticamente nullo e che l’assunzione del vaccino non può far altro che mettere a rischio la loro salute e la loro vita.
Ma come abbiamo già detto la propaganda di stato sta raccogliendo i suoi frutti.
Cerchiamo di comprendere i nostri figli ed i nostri nipoti,  ma aiutiamoli a capire che le scelte di oggi avranno ripercussioni sul loro futuro. Perciò stiamo loro vicino e vediamo di consigliarli al meglio.

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