Quell’amore che non si riesce a trattenere


VITA REALE E VITA VIRTUALE NON SONO DUE REALTÀ DISTINTE MA LA RESPONSABILITÀ SU COME PORSI PER ESSERE TESTIMONI CREDIBILI È LA STESSA

Di Romana Cordova

Parla di amore, travolgente straripante totalizzante, che dopo averlo incontrato non si può frenare, impossibile da tener chiuso dentro degli argini, l’ultimo libro edito da Berica Editrice nella collana Uomo Vivo e che ha proprio come titolo Quell’amore che non riesco a trattenere.

Lo ha scritto Alumera, pseudonimo che viene dal dialetto calabrese e sta ad indicare il lume ad olio, la lampada che non può esser messa sotto il moggio perché la sua funzione è quella di illuminare.

E Mariella Matera, il vero nome dell’autrice, è una ragazza che con il suo talento e la sua professione di grafica invita tutti a diventare influencer di luce, così come lei stessa cerca di fare nel web, dentro l’articolato e pervasivo mondo dei social, tentando di trasmettere, di testimoniare quella luce che l’ha illuminata e rivestita e dunque quell’Amore così dirompente di cui è chiamata ad essere discepola.

La sua è una vocazione nata dall’incontro con la figura di Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento del Focolari, a cui è approdata avvertendo l’intima sensazione di essere a casa.

E di questa chiamata racconta nel libro, del suo percorso che è condotto da quelle che lei definisce coincidenze impossibili, cioè quegli eventi che sembrano circostanze apparentemente casuali in cui con occhi di fede è facile scorgere i segni evidenti dell’azione di Dio.

La forte esigenza di mettersi al servizio con le proprie doti è espressa attraverso la creatività dell’illustrazione e in forma poetica, lirica, con riflessioni brevi e intense, puntuali e profonde. È così che Alumera prima nel suo blog e poi su Instagram e Facebook si rivolge principalmente ai giovani portando l’esempio dei santi che le stanno più a cuore, tra cui Santa Chiara d’Assisi e la Beata Chiara Luce Badano.

Non sono i numeri di followers, like e visualizzazioni ciò a cui punta, perché il cristiano non mira a far proselitismo, a persuadere o convincere, ma a portare un annuncio, ad essere strumento per riflettere quell’ Amore che Alumera ha ricevuto e accolto. Lo ha incontrato e lo indaga per conoscerlo a fondo chiedendosi: Dove va l’amore dopo che lo incontri? Che vie percorre dopo averti camminato affianco? E ancora: Da dove viene l’amore? Dove vai quando ami? Cosa puoi fare con l’amore? Cosa fa in te l’amore quando abita?

Pone queste e altre domande di cui ha individuato le risposte, le ha ricevute, le ha trovate e le condivide. Una condivisione per cui il mondo del web è un canale ovvio e naturale perché, cosa di cui lei stessa è convinta, vita reale e vita virtuale non sono due realtà distinte ma la responsabilità su come porsi per essere testimoni credibili è la stessa.

È un viaggio nella sua personale vocazione ma ne scaturisce anche una riflessione sulla missione di tutti i battezzati, in cui è spontaneo rispecchiarsi e contagiarsi vicendevolmente con quello che sembra essere il suo motto: Illumina la notte con la tua luce, canta l’amore con la tua voce, e testimonia al mondo, con creatività, la tua fede.


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