Mons. Zenti: “Non è veramente cattolico chi sostiene la teoria ideologica del gender”


IL VESCOVO DI VERONA, SIGNIFICATIVAMENTE IN OCCASIONE DELL’OMELIA PER IL CINQUANTESIMO DELLA SUA ORDINAZIONE SACERDOTALE, AGGIUNGE LA SUA VOCE A QUELLE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E DALLA SANTA SEDE CONTRO IL DDL ZAN ED IL C.D. REATO DI OMOFOBIA

Di Giuseppe Brienza

Anche il vescovo di Verona Mons. Giuseppe Zenti ha detto la sua contro le derive totalitarie del disegno di legge Zan contro il c.d. reato di omofobia.

Il presule ha ribadito le posizioni recentemente espresse dalla Santa Sede circa gli articoli 1-4 e 7 del testo che necessitano di una eliminazione o completa riscrittura se non si vogliono lasciare intatte ambiguità o creare nuove discriminazioni.

Nell’omelia pronunciata in occasione della celebrazione dei suoi cinquant’anni di sacerdozio, mons. Zenti ha opportunamente affrontato con i fedeli anche una materia, come quella della negazione della libertà di espressione, che potrebbe compromettere insieme alla possibilità della Chiesa di svolgere la sua missione universale anche quella dei genitori di educare liberamente i propri figli. «Di fronte a chi mi chiede luce, confuso e disorientato non posso tacere – ha detto durante l’omelia –. Me ne prendo la responsabilità senza coinvolgere gli altri confratelli vescovi: può dirsi veramente cattolico chi sostiene la teoria ideologica del gender, che contrasta radicalmente con la Bibbia e con il magistero? Non possiamo stare zitti quando vengono messi a rischio i valori fondamentali della famiglia e della vita […]. Auspichiamo che si possa continuare a dirlo, che non resti traccia nel ddl di bavagli o possibili incarcerazioni. Sarebbero residuati da Gestapo».

Il nocciolo del problema è proprio questo. La concreta possibilità che nella sua attuale formulazione il ddl Zan possa imporre per legge il Pensiero unico arcobaleno. Monsignor Zenti ha così proseguito invitando a considerare un ampio spettro di nuove discriminazioni che il disegno di legge pro-Lgbt innescherebbe: «Nessuno mette in dubbio che i tempi siano maturi per superare la logica delle discriminazioni. Ma vanno superate tutte, in una visione olistica [integrale], a cominciare da quelle che colpiscono i disabili: penso a chi soffre di autismo, ai quali la società e lo Stato danno soltanto le briciole. Ci sono discriminazioni legate alla povertà, dovute alla disoccupazione o alla mancanza di una pensione dignitosa per i più anziani».

Certo, ha sottolineato il vescovo di Verona: «Ci sono anche nell’ambito delle differenze sessuali, ma la famiglia è il gioiello di Dio, il vertice della creazione: il progetto di Dio non prevede altre forme di trasmissione della vita umana. Lasciatecela nella sua bellezza» (Mons. Giuseppe Zenti, Chiamati ad essere evangelizzatori della famiglia in qualità di pastori, Omelia nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo, Cattedrale di Verona, 29 giugno 2021).

Mons. Zenti, che è nato a San Martino Buon Albergo, nella Diocesi di Verona, il 7 marzo 1947, è stato ordinato Sacerdote il 26 giugno 1971 ed eletto Vescovo di Vittorio Veneto nel 2003. Trasferito a Verona nel maggio 2007, ha pubblicato negli ultimi anni vari significativi saggi filosofico-teologici, fra i quali La libertà del credente (Marcianum Press, Venezia 2013, pp. 256), nel quale ha colto, come osservato dal direttore de L’Arena Maurizio Cattaneo, «la profonda differenza tra la possibilità di un pluralismo di idee, che è dibattito costruttivo, e quel relativismo oggi diffuso che è assenza di valori» (cit. in La libertà del credente parte dalla concretezza della quotidianità per trovare la verità della fede, in L’Arena, 9 novembre 2013).

La voce di Zenti si è aggiunta in questi giorni a quella di altri coraggiosi presuli italiani che, a cominciare dal vescovo di Sanremo-Ventimiglia mons. Antonio Suetta, hanno affermato a chiare lettere che «il ddl Zan sovverte la legge di Dio» e che nel nostro Paese «una legge che punisce le discriminazioni c’è già».

Alla sequela dell’esortazione apostolica di Papa Francesco Amoris Laetitia, spetta comunque a noi laici assumerci la responsabilità d’informarci correttamente e di difendere quelli che il Vescovo di Verona ha chiamato giustamente i “valori fondamentali della famiglia e della vita”. Allo stesso tempo, inoltre, è necessario che tutti gli sposi sappiano mostrare la bellezza della famiglia fondata sul matrimonio. E non solo ai giovani ma anche alle persone separate, divorziate e risposate, in vista di una riflessione e di un aiuto a superare le crisi vivendo in comunione con Dio e con la Chiesa.


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Giusto! Bisognerebbe ricordarlo anche alle Edizioni Paoline di Bologna, che espongono libri gender per bambini…