Maleducati ovunque, anche in Chiesa


LA BARBARIE DILAGA E CON ESSA LA MALEDUCAZIONE, CHE NON RISPARMIA LA CASA DI NOSTRO SIGNORE, IN CUI SI STA COME AL BAR O SI ENTRA COME SE FOSSE UNO STABILIMENTO BALNEARE.

Di Pietro Licciardi

La barbarie dilaga e con essa la maleducazione, che è diffusa ovunque. Pure in Chiesa.

In questa epoca rimasta orfana del padre, quella figura autorevole e rispettata che accompagna il giovane inesperto e lo introduce alle cose della vita, tutti fanno ciò che vogliono, nessuno ascolta nessuno e nessuno si azzarda più a correggere, riprendere, guidare. Anche perché ovunque si è affermato il relativistico dogma del “chi sono io per giudicare”? 

Perfino in chiesa, dove alla liturgia fai da te di certi preti creativi si aggiunge la sfrontatezza dei fedeli, che nella Casa di Dio si comportano non come devoti ospiti ma invadenti padroni, purtroppo senza alcun richiamo all’ordine da parte di sacerdoti che hanno smesso di essere, come buoni padri di famiglia, i custodi del sacro e del decoro, non soltanto liturgico.

Così assistiamo al triste spettacolo di donne, giovani e non, che entrano in chiesa come se fosse una casa di appuntamenti: minigonne, ombelichi scoperti, pantacollant, gonne o pantaloni che lasciano capire il tipo e il colore di mutanda, slip. tanga, indossato, generose scollature… Oppure uomini e ragazzi che, soprattutto in estate, scambiano la pieve o la cattedrale per uno stabilimento balneare agghindati come sono con pantaloncini corti e infradito o sandali, canotte, magliette con i più assurdi – e anche inopportuni – disegni e scritte. 

Insomma: nessuno mai andrebbe per un invito a pranzo, magari del proprio capufficio, senza essere vestito in maniera decorosa; invece nella Casa di Dio si può.

Allo stesso modo quando si è ospiti in casa altrui, specialmente se si tratta di persona di un certo riguardo, si conserva un certo contegno, un minimo di bon ton. In chiesa invece trionfa il più infantile spontaneismo e tutto sembra essere lecito, dall’applauso a scena aperta – ahimè spesso sollecitato dallo stesso sacerdote e perfino dal vescovo – alla chiacchierata con la comare, al famigerato cellulare che squilla nel momento della consacrazione – per carità, una dimenticanza ci può sempre stare – al balletto ritmato dalla più demenziale canzonetta “spiritual”.

Riguardo agli applausi ricordiamo che c’è su youtube, uno dei più noti siti di filmati in rete, un video in cui Giovanni XXIII, il “Papa buono”,entra in una chiesa di Roma accolto dallo scrosciante applauso dei fedeli. Il Papa li zittisce immediatamente con una bonaria ma ferma reprimenda sulla assoluta inopportunità di certe manifestazioni oggi invece diventate la regola.

Che dire poi del fatto che pochissimi quando entrano in una chiesa salutano come si conviene il padrone di casa? Anche se c’è da dire che in parecchi luoghi di culto chi entra è smarrito dal fatto che non sa davanti a chi inginocchiarsi o fare il segno della croce poiché i tabernacoli hanno perso la loro posizione centrale per essere decentrati o abilmente occultati. Idem durante la liturgia, in cui l’inginocchiamento è quasi scomparso, un po’ perché certo clero modernista ha pensato bene di togliere di mezzo gli inginocchiatoi, retaggio di una chiesa tradizionalista e beghina, un po’ perché sia mai che l’uomo moderno, il “cattolico adulto” si umili con simili gesti che ormai appartengono a epoche passate. Salvo poi genuflettersi sui campi di calcio o nelle aule parlamentari in ossequio alla stupida ideologia di turno.

Non dimentichiamo il chiacchiericcio molesto di chi scambia la chiesa per il bar sottocasa in cui intrattenersi amabilmente con amici e conoscenti, questo mentre qualche panca più in là c’è chi vorrebbe pregare. O semplicemente stare in silenzio davanti al Santissimo, cosa assai ardua quando nei paraggi c’è l’ “animatore” che armato di chitarrina ti infligge l’immancabile strimpellamento spacciato per adorazione senza minimamente preoccuparsi della personale e intima preghiera del prossimo. 

Infine, altra manifestazione di maleducazione, la fuga al termine della benedizione finale, che in tre secondi netti svuota l’intera chiesa; senza neppure avere la cortesia di aspettare che il sacerdote rientri in sagrestia. Ma qui probabilmente c’entra il sollievo di vedere finalmente terminato il tedioso spettacolino modernamente ridenominato “cerimonia liturgica”, infarcito di abusi e strimpellamenti al termine della quale vi sono gli immancabili e chilometrici “avvisi” che il sacerdote, senza alcun riguardo, infligge urbi et orbi prima della benedizione finale. Anche a chi è lì per caso e abita a cento chilometri di distanza dalla parrocchia, in cui non metterà mai più piede. 

Intanto Nostro Signore, rassegnato, tutto sopporta.


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Un post da 100 e lode! Esattamente ciò che succede in tutte le chiesa siano esse, Cattedrali, Duomo, Basiliche … forse si salvano ancora le piccole chiese rurali di montagna! A volte vorrei ammonire certi atteggiamenti, abbigliamenti offensivi al semplice pudore… ma mi taccio per non sentire parolacce a seguito. I Sacerdoti avrebbero l’obbligo di catechizzare i fedeli in modo anonimo ma fermo. Se i fedeli sono maleducati e non rispettano la casa dove abita Gesù, vero Uomo e veto Dio, il Sacerdote pastore delle pecorelle ha il diritto/dovere di intervenire fermamente- senza timore di offendere e perdere la loro partecipazione.