Aveva abbandonato l’Islam per diventare cristiano: è stato arso vivo…


UN ALTRO MARTIRE È STATO ARSO VIVO PER LA SUA FEDE

Di Lorenzo Capellini Mion

A Buseta (Kibuku District, Uganda), un altro martire è stato arso vivo per la sua fede.

Questa è la storia di Isima Kimbugwe che nel 2017 aveva abbandonato l’Islam per diventare cristiano. Fuggito dal villaggio dopo che i musulmani della zona avevano minacciato di ucciderlo il pastore si era rifugiato a Kampala, dove aveva preso a lavorare per un’organizzazione cristiana. L’organizzazione benefica però aveva dovuto chiudere i battenti per mancanza di fondi, venuti meno a causa della pandemia, e lui era dovuto tornare villaggio natale.

Al suo arrivo “i musulmani hanno inviato un ragazzo di 14 anni studente della scuola religiosa a Kibuku, che ha salutato il pastore alla maniera islamica, ‘Asalamu Asalamu alaikumu’. Il pastore tacos e poi rispose: ‘Gesù ti ama’. All’udire quella frase il ragazzino sputò in terra e pronunciò lo slogan islamico Allahu Akbar!, “Allah è il più grande” e se ne è andò”, rivela una fonte al prezioso Morning Star News.

Quella sera di fine giugno il parroco cenò con suo fratello, Geoffrey Kadogo, a casa sua, poi è tornato a casa sua a poche centinaia di metri di distanza. Appena arrivato ha sentito dei passi e visto dei movimenti sospetti, paventato ha telefonato al fratello per raccontare i suoi timori. Non sentendolo più e sentendo l’odore acre del fumo Geoffrey si è recato a casa di Isima trovandola divorata dalle fiamme. Sulla scena c’erano una piccola tanica d’acciaio, un copricapo tipico e delle note coraniche che dicevano: “La tua inimicizia con l’Islam è ciò che hai maturato”, un modo per dire di come lui stesso avesse fornito una ragione valida per mettere fine alla sua vita secondo i codici dell’Islam.

I musulmani locali avevano avvertito più volte il pastore di smettere di condividere il Vangelo, ma Isima aveva continuato e grazie a lui alcuni musulmani hanno abbraccio  la fede in Cristo. Per questo hanno bruciato vivo il pastore Isima Kimbugwe, che lascia una moglie e due figli, rendendo il suo corpo irriconoscibile e la sua anima immortale in un colpevole, triste silenzio.


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