Il recupero di credibilità della magistratura italiana passa per i sei referendum sulla giustizia


FRA I 6 REFERENDUM PROMOSSI DA LEGA-PARTITO RADICALE-FORZA ITALIA-UDC SULLA GIUSTIZIA GIUSTA C’È ANCHE QUELLO SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI, CIOÈ FRA PUBBLICI MINISTERI (PM) CHE FANNO LE INDAGINI, E GIUDICI CHE EMETTONO LE SENTENZE. DALLA SEPARAZIONE FRA MAGISTRATURA “REQUIRENTE” E MAGISTRATURA “GIUDICANTE” PUÒ PASSARE IL RIEQUILIBRIO FRA LE PARTI DEL PROCESSO E IL RECUPERO DI CREDIBILITÀ DELL’INTERA MAGISTRATURA

Di Giuseppe Brienza*

Perché riteniamo necessario sostenere  i 6 referendum sulla “giustizia giusta” promossi in questi mesi da Lega, Partito Radicale, Forza Italia e Udc? Anzitutto perché i contenuti della c.d. riforma Cartabia cristallizzati negli emendamenti alla legge delega sul processo penale da poco depositati alla Camera dei deputati costituiscono poco più che la riscrittura del sistema sanzionatorio italiano.

Spacciati dai media come una riforma dell’ordinamento giudiziario, quelli elaborati dal ministro della giustizia Marta Cartabia sono al più un tassello della pur auspicabile riforma dell’ordinamento penitenziario, ma, com’è ovvio, nulla hanno a che vedere con l’antemurale vero e proprio che sarebbe innalzato contro la politicizzazione della magistratura e l’eccesso della carcerazione preventiva qualora i 6 quesiti referendari fossero sottoposti ed approvati dal popolo italiano.

In cosa il potenziamento del sistema delle pene sostitutive, l’estensione della causa di non punibilità per tenuità del fatto, l’allargamento della messa alla prova ai servizi sociali e la restituzione di effettività delle pene pecuniarie possono contribuire al ripristino della garanzia della presunzione d’innocenza e dello Stato di diritto nel nostro Paese? Niente, diremmo.

Come attestato in passato da fior di magistrati come Giovanni Falcone (1939-1992) e confermato oggi, fra l’altro, dall’Unione delle Camere Penali Italiane (i cui rappresentanti si sono espressi apertamente in favore dei 6 quesiti referendari), solo dalla separazione delle carriere dei magistrati, cioè fra Pubblici ministeri (Pm) che fanno le indagini e giudici che emettono le sentenze, può passare il recupero di credibilità dell’intera magistratura. Quest’ultimo va naturalmente di pari passo con la garanzia della piena indipendenza dei giudici e della trasparenza di ruoli e funzioni dei Pm, i quali costituiscono la magistratura c.d. “requirente”, quella per intenderci che ha la funzione di chiedere la condanna o l’assoluzione dell’imputato, ove ne ricorrano i presupposti.

Ma in poche parole che differenza c’è fra la magistratura “giudicante” e quella “requirente”? La funzione giudicante è la funzione svolta dagli organi giudiziari (i giudici) a cui è attribuito il compito di decidere le controversie o di pronunciarsi sugli affari di loro competenza. La funzione requirente è invece esercitata dai magistrati che svolgono attività di Pubblico ministero e hanno il compito di esprimere richieste o pareri in vista delle decisioni degli organi giudicanti. Queste due categorie non possono percepirsi come un corpo professionale unico, pena l’assoluta inferiorità dell’imputato e della sua difesa in giudizio.

Invitiamo quindi tutti coloro che ci stanno leggendo, se non l’hanno ancora fatto, a recarsi a firmare in uno dei 1.500 gazebo organizzati dalla Lega e dagli altri partiti promotori in tutta Italia (qui si può trovare l’elenco aggiornato). I referendum sulla giustizia, infatti, restituiscono ai cittadini italiani che in questi 16 mesi sono stati impauriti, disorientati e addomesticati da una gestione totalizzante della “pandemia”, una occasione storica per riprendersi la sovranità contribuendo finalmente a mettere mano ad una vera riforma della giustizia. Serve l’aiuto e la collaborazione di tutti: dal 2 luglio sono disponibili i nuovi volontari della libertà nei gazebo (oppure bravi funzionari e impiegati nei comuni) per firmare i sei referendum sulla giustizia.

* Terza parte di un dossier/inchiesta, iniziato dall’Autore con gli articoli pubblicati su inFormazione Cattolica il 20 e 21 luglio 2021, destinato a concludersi domani (per ora…) con l’editoriale dal titolo: Riforma della giustizia: ma una opposizione efficace non dovrebbe impegnarsi in questo compito?


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