Fanno discutere in Gran Bretagna le vicende di censura ma anche di reazione del chitarrista dei Mumford & Sons Winston Marshall e della pittrice Jess de Wahls


C’È ARIA DI RISCATTO IN GRAN BRETAGNA: DAPPRIMA CENSURATI PER LE LORO OPINIONI POLITICAMENTE SCORRETTE, DUE NOTI ARTISTI, IL CHITARRISTA (ORMAI EX) DEI MUMFORD & SONS E LA PITTRICE JESS DE WHALS, REAGISCONO E SI ERIGONO A PALADINI DELLA DIFESA DELLA LIBERTÀ DI PENSIERO NELLE ARTI. I MEDIA NON ALLINEATI GLI DANNO LO SPAZIO CHE MERITANO E, SORPRESA, STANNO RISCUOTENDO IL CONSENSO DI PARTE CONSISTENTE DELL’OPINIONE PUBBLICA BRITANNICA

Di Giuseppe Brienza

Winston Marshall, chitarrista del gruppo indie folk britannico dei Mumford & Sons, vincitore nel 2013 del premio Grammy Award per il miglior album dell’anno, ha dovuto lasciare la band per difendere la sua libertà di espressione.

La dolorosa decisione, comunicata nelle scorse settimane, risale però ad una vicenda incredibile iniziata nel marzo scorso. Un ulteriore episodio di dittatura del Politicamente corretto che nasce da un semplice Tweet di apprezzamento dell’artista, ad un libro sgradito alla sinistra liberal anglosassone, dal titolo Unmasked: Inside Antifa’s Radical Plan to Destroy Democracy (“Smascherato: dentro il piano radicale di Antifa per distruggere la democrazia”), nel quale l’autore, Andy Ngo, riporta le contraddizioni e violenze del “collettivo” di estrema sinistra statunitense Antifa, noto in passato per la sua radicale opposizione alla presidenza di Donald Trump.

«Congratulazioni Andy Ngo. Finalmente ho avuto il tempo di leggere il tuo importante libro. Sei un uomo coraggioso», ha scritto Marshall in relazione ad un testo che, comunque, è diventato in pochi mesi un autentico Best Seller. Contro l’artista, però, colpevole di aver squarciato il conformismo del Jet Set, dapprima i gruppi organizzati sul social, poi i grandi media, hanno iniziato una campagna che gli ha fatto scagliare contro il solito cliché di accuse infondate di fascista, razzista e supporter dell’estremismo di destra. Ovviamente il discredito e il conseguente boicottaggio mediatico da Marshall si è sviluppato progressivamente a tutta la band e, quindi, dopo un primo momento di esitazione, nel quale l’interessato si è voluto scusare per cercare di preservare il comune lavoro musicale, ritirando il suo sostegno al lavoro di Ngo, recentemente è arrivata la sua decisione di pagare prezzo per affermare la verità. Ha quindi ritirato le scuse iniziali confermando il suo convincimento alla condanna di Ngo degli Antifa. E per proteggere i suoi compagni di band e, soprattutto, la sua integrità, ha lasciato i Mumford & Sons giustificando il suo gesto con una dichiarazione pubblicata il 24 giugno nella quale, fra l’altro, ha confessato: «Potrei rimanere continuando a censurare le mie idee, ma questo farà venir meno la mia integrità morale e mi sporcherà la coscienza».

In una recente intervista Marshall ha spiegato che, a compiere il suo gesto, l’ha spinto la lettura del saggio del dissidente sovietico Alexander Solzenitzyn “Live Not by Lies” (1974), che lo ha condotto come noto all’esilio in Occidente ma, soprattutto, la sua fede cristiana, che gli ha dato la forza per rifiutare le bugie che l’avevano costretto a dire pubblicamente un primo momento. Marshall ha commentato quest’ultima sua vicissitudine ricorrendo ad una citazione del teologo statunitense Kanye West, che è solito ripetere: «Abbi paura di Dio, e non avrai paura di nient’altro!».

La vicenda di Marshall, assieme a quella di un altro artista, la pittrice Jess de Wahls che per le sue opinioni politicamente scorrette ha subito una analoga censura, sono state oggetto di un’interessante serata, trasmessa lunedì sera in diretta dalla nota testata online britannica UnHerd. La puntata di UnHerd Live del 26 luglio, infatti, dal titolo “Fightback in the Arts” (Lottare nell’ambito dell’arte), ha messo a tema lo «stato della libertà di parola nelle arti», raccontando appunto le vicende di Marshall e della de Wahls, la cui opera di ricamo è stata temporaneamente rimossa dal negozio della Royal Academy a causa di una campagna sui social media scatenatasi a seguito delle sue opinioni non conformiste sulla questione trans e contro l’ideologia Lgbt. Intervistati dalla giornalista di UnHerd Sarah Ditum, grazie anche alla brillante “regia” del conduttore Freddie Sayers, i due artisti hanno potuto dimostrare liberamente durante il live stream le ragioni del loro comportamento nonché l’importanza di “metterci la faccia” per contribuire al riscatto della libertà di pensiero e di espressione nel mondo delle arti. Ci riusciranno?


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