Don Epicoco: “Gesù è anche il compimento della promessa riguardante il vero sacerdozio”


“TRA NOI E IL CIELO FINALMENTE C’È UN VARCO, UN PASSAGGIO, UN’ALLEANZA CHE HA UN NOME PROPRIO: GESÙ CRISTO”

Di Luigi Maria Epicoco*

Quelle della Lettera agli Ebrei, tra le pagine del Nuovo Testamento, non vengono particolarmente frequentate dai fedeli, né si trovano facilmente citate nella preghiera liturgica o nella prassi pastorale.

Questo, forse, per un motivo molto semplice: la Lettera agli Ebrei non è un testo facile, non è un testo adatto ai neofiti. È piuttosto un testo della maturità, un’esortazione fortemente cristologica, che diviene comprensibile solo dopo aver molto frequentato il Vangelo e la Vita nuova di Cristo.

C’è poi anche da dire che vari aspetti di questo testo rimangono oscuri, come sentieri che non conducono a una risposta definitiva e, proprio per questo, alludono a una prospettiva di Mistero più ampio. Ciò che non si comprende subito, infatti, spalanca la possibilità di cadere in ginocchio davanti al panorama infinito del Mistero. Questa esperienza è essa stessa una rivelazione, un modo altro di sperimentare la verità.

Il cardinale Albert Vanhoye sj è uno dei più grandi esperti della Lettera agli Ebrei. Nelle pagine che seguono sono raccolte le meditazioni tenute dallo stesso, negli anni Novanta, a un gruppo di sacerdoti Missionari del Preziosissimo Sangue. È proprio grazie a loro che è stato possibile presentare una nuova edizione di queste riflessioni, che hanno come fondale la Lettera agli Ebrei, con un particolare riferimento alla vita eucaristica. Ciò che colpisce, di questa lettera neotestamentaria, è l’originalità con cui essa ripensa al sacerdozio di Cristo.

L’autore vi apre una nuova strada per capire l’Antico Testamento come libro che parla di Cristo. Tutta la tradizione precedente si era fondamentalmente sforzata di rileggere la figura del Messia soprattutto in chiave davidica: Gesù era il vero Davide, il vero Salomone, il Re di Israele. È significativo come proprio l’apice di questa convinzione trovi il suo zenit sulla croce, quando viene posta come iscrizione l’indicazione che lì, crocifisso su quel legno, c’è “il Re dei Giudei”. Sembra così compiuta l’attesa di quel Re Messia che il popolo di Israele attendeva.

Ma l’Autore della Lettera agli Ebrei pone la sua attenzione su una citazione che fino a quel momento non era stata notata particolarmente: «Tu sei sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek» (Salmo 110,4). Gesù non è quindi solo il compimento della promessa davidica, non è solo vero Re di Israele e del mondo, è anche il compimento della promessa riguardante il vero sacerdozio.

Nell’Antico Testamento vi sono, infatti, due linee separate di attesa: quella regale e quella sacerdotale. L’autore della Lettera agli Ebrei, ponendo l’accento sul versetto citato, comprende che in Cristo le due promesse sono unite: Cristo è il vero Re, il Figlio di Dio (Salmo 2,7), ma è anche il vero Sacerdote. Così tutto il mondo cultuale, tutta la realtà dei sacrifici, del sacerdozio – che è ricerca del vero sacerdozio, del vero sacrificio – trova in Cristo la sua chiave, il suo adempimento e, attraverso questa chiave, può rileggere l’Antico Testamento e mostrare come anche la legge cultuale, che dopo la distruzione del Tempio era stata abolita, in realtà procedeva verso Cristo: non era finita, dunque, ma rinnovata, trasformata, poiché in Cristo tutto trova il suo senso. Il sacerdozio appare allora nella sua purezza e nella sua verità profonda. In questo modo, ogni battezzato non è più ostaggio di un sacrificio fatto semplicemente di culto e di riti: il nuovo culto è attraversamento di quel ponte, di quell’alleanza che Cristo stabilisce attraverso il suo sangue. «La nuova alleanza, dunque, è la comunicazione di un dinamismo interno che trasforma la persona, rendendola capace di vivere la comunione con Dio e con i fratelli in un amore generoso, frutto dello Spirito Santo» (p. 151). Il testo che segue conserva lo stile colloquiale con cui è stato pronunciato. Le diverse meditazioni riprendono i tempi diversi di preghiera delle giornate di esercizi. La grande capacità di un insigne biblista come il cardinale Vanhoye sta proprio nel riuscire a far diventare accessibile e vivibile ciò che da soli potremmo percepire solo come incomprensibile e distante.

Sono certo che queste pagine aiuteranno molti ad accostarsi al testo biblico e alle pagine della Lettera agli Ebrei con occhi nuovi, nella consapevolezza che tra noi e il cielo finalmente c’è un varco, un passaggio, un’alleanza che ha un nome proprio: Gesù Cristo.

 

 

* Prefazione al libro di Albert Vanhoye “Il sangue dell’alleanza. Esercizi spirituali sulla vita eucaristica” (Edizioni San Paolo 2021, pp. 208, euro 18)


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