Eutanasia legale e cattolici: su una cosa bisogna dare ragione a Cappato…


«MONSIGNORE, SE VOLETE FARE UNA BATTAGLIA FATELA A VISO APERTO, NEL MERITO. LA VOSTRA NON È LA STRATEGIA MIGLIORE DI FRONTE AL PAESE». QUESTA REPRIMENDA, DOBBIAMO DIRE CONDIVISIBILE, SI È GUADAGNATA IN DIRETTA TV IL VESCOVO EMERITO DI PALESTRINA MONS. DOMENICO SIGALINI, CHE TENTAVA DI OBIETTARE AL REFERENDUM SULL’EUTANASIA LEGALE MOTIVI GIURIDICI E PROCEDIMENTALE E NON ETICI O DI PRINICIPIO. SE IL COMITATO PROMOTORE GUIDATO DALL’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI È RIUSCITO A TEMPO RECORD A CONVINCERE 750MILA ITALIANI SULLA GIUSTEZZA DI ABROGARE L’ART. 579 DEL CODICE PENALE CHE PUNISCE L’OMICIDIO DEL CONSENZIENTE, LA RESPONSABILITÀ È ANCHE DELLA POCA INCISIVITÀ DEI LAICI CATTOLICI E DEI VESCOVI ITALIANI

Di Giuseppe Brienza

Abbiamo preso atto del grande risultato raggiunto dal Comitato Promotore del Referendum Eutanasia Legale di aver raccolto in un paio di mesi e in piena estate 750mila firme per liberalizzare l’omicidio del consenziente. Sui motivi di questo ulteriore exploit di una piccola minoranza di militanti come i Radicali Italiani (in realtà la leadership della campagna referendaria è dell’Associazione Luca Coscioni), ci sarebbe molto da dire. In questa sede vorremmo segnalare come a nostro avviso una delle cause delle continue affermazioni politico-legislative della cultura individualista e libertaria nel nostro Paese sia da attribuirsi alla mancanza di incisività e capacità di mobilitazione della Conferenza episcopale italiana (CEI). L’ultimo esempio, secondario se vogliamo ma estremamente significativo in una società della comunicazione e dell’immagine come quella in cui viviamo, è stato il dibattito condotto martedì scorso nel programma televisivo In Onda di La7 fra il vescovo emerito di Palestrina (Roma) Mons. Domenico Sigalini e il radicale Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e principale leader del Comitato promotore del referendum sull’eutanasia legale.

Premesso che nel suo operato sacerdotale, pastorale e quale Vescovo di una diocesi non facile come quella di Palestrina Mons. Sigalini gode di tutta la nostra stima e ammirazione (per quel che conta, s’intende). Va detto però che l’atteggiamento assunto nel dibattito citato ci è parso inefficace se non controproducente. Chiaro, il vescovo emerito va apprezzato perché si è prestato, probabilmente per obbedienza e per amore alla Chiesa, ad un servizio ingrato come quello di affrontare, con la conduzione di due professionisti della comunicazione favorevoli all’eutanasia come Concita De Gregorio e David Parenzo, un “maestro” della dialettica nonché politico esperto come Marco Cappato. Va anche detto che è stato assolutamente opportuno da parte di Mons. Sigalini il tornare più volte sul tema delle cure palliative, affermando fra l’altro che «il diritto a non soffrire non lo tolgo con la morte». Ma l’aver cercato di mettere in dubbio il referendum radicale non sulla base dei principi o del merito etico, come avrebbe dovuto, bensì su quello dell’utilità e della legittimità procedimentale e giuridica è stato rovinoso. Tanto è vero che gli ha fatto meritato l’uppercut [nel pugilato, il colpo diretto al mento, sferrato dal basso verso l’alto] di Cappato che l’ha asfaltato rivolgendoglisi così: «Non faccia l’azzeccagarbugli, non aiuta il Paese».

Nel momento cui Cappato stava spiegando come la raccolta firme abbia potuto superare a tempo di record quota 750mila è stato interrotto dal vescovo con una frase improbabile: «È referendum solo abrogativo e non risolve il problema». Il “problema” (dei Radicali) lo risolve invece, mi creda Monsignore, perché il tandem giudiziario-referendario l’abbiamo già visto più volte ferire la coscienza civica e cristiana del nostro Paese, a partire dalla legge sul divorzio, passando per quella sull’aborto, arrivando a quella sulla fecondazione artificiale.

A questo punto del dibattito Cappato ha replicato con una frase che, personalmente, da cattolici e giuristi fedeli al diritto naturale dovremmo condividere pienamente: «monsignore, se volete fare una battaglia fatela a viso aperto, nel merito. La vostra non è la strategia migliore di fronte al Paese». Non sarebbe così una battaglia condotta con quella Parresìa [franchezza] tante volte raccomandata Papa Francesco? Varrebbe proprio la pena di farlo, ma noi laici avremmo bisogno dell’incoraggiamento e, perché no, del sostegno sotto varie forme dei Vescovi italiani, come accaduto durante la presidenza della CEI del card. Camillo Ruini. Tanto più che, anche in questo caso, c’è in ballo la difesa dei più deboli…


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