Quella Chiesa Cattolica che si oppone agli integralisti islamici

Quella Chiesa Cattolica che si oppone agli integralisti islamici

IN MOLTE NAZIONI AFRICANE I VESCOVI SONO INTERVENUTI PUBBLICAMENTE DENUNCIANDO LE VIOLENZE COMMESSE DALLE FORZE DI SICUREZZA, DAI MANIFESTANTI E DAI GRUPPI ARMATI ESTREMISTI

Di Miriam Diez-Bosch e Oscar Mateos*

I Paesi dell’Africa orientale e occidentale, situati principalmente nella regione subsahariana, ospitano un complesso mosaico di gruppi etnici, religiosi e linguistici e una popolazione prevalentemente giovane. Sebbene la regione abbia notevoli risorse umane e naturali, fenomeni quali povertà, corruzione e mancanza di opportunità di istruzione e di lavoro per i giovani si traducono in frustrazione e instabilità sociale. Tale contesto viene prontamente sfruttato da gruppi criminali e jihadisti sia locali che transnazionali. Tuttavia, pur essendovi state gravi violazioni della libertà religiosa commesse dai gruppi armati jihadisti, nel periodo in esame i governi locali e, in misura minore, i membri delle altre religioni hanno compiuto passi positivi nell’affrontare la discriminazione religiosa e promuovere il dialogo interreligioso. La Chiesa cattolica, inoltre, è diventata un importante attore politico che partecipa agli sforzi di risoluzione dei conflitti.

In diversi Paesi la Chiesa cattolica ha svolto un importante ruolo sulla scena politica, sia da un punto di vista diplomatico che pastorale. In molte nazioni, i vescovi sono intervenuti pubblicamente, hanno rilasciato dichiarazioni ai media, hanno chiesto ai governi giusti processi elettorali, hanno criticato pubblicamente la corruzione e hanno denunciato le violenze commesse dalle forze di sicurezza, dai manifestanti e dai gruppi armati estremisti. L’aspetto maggiormente degno di nota è rappresentato tuttavia dal fatto che in alcuni Paesi la Chiesa ha svolto un ruolo attivo nel monitoraggio delle elezioni, nella mediazione e nella risoluzione dei conflitti.

In Camerun, nella Repubblica Democratica del Congo e in Burundi, la Chiesa cattolica ha sostenuto i processi democratici schierando migliaia di osservatori per prevenire intimidazioni e brogli elettorali. Nei tre Paesi appena citati, la Chiesa ha riscontrato irregolarità, e nella Repubblica Democratica del Congo ha persino messo in discussione i risultati elettorali. Sebbene il leader dell’opposizione sia stato infine dichiarato vincitore, l’episcopato congolese ha affermato che il processo elettorale era stato inficiato da frodi e che il vincitore doveva essere il candidato Martin Fayulu e non Félix Tshisekedi.

Il ruolo più attivo che la Chiesa cattolica ha giocato a livello politico è stato l’incoraggiamento, il sostegno e la mediazione nei colloqui di pace. Durante la guerra civile del Sud Sudan del 2013-2020, il Consiglio delle Chiese sudanesi ha costantemente invitato al perdono e alla riconciliazione, servendo al contempo come centro di coordinamento delle iniziative di costruzione della pace. La comunità cattolica di Sant’Egidio ha mediato con successo accordi di cessate il fuoco in due occasioni. Infine, nell’aprile 2019, Papa Francesco ha invitato nella sua residenza i leaders in lotta nel Sud Sudan per un ritiro di due giorni volto a favorire il dialogo tra le parti. L’incontro, che ha fatto notizia a livello globale soprattutto per una fotografia del Papa che si inginocchia per baciare i piedi del presidente Kiir, ha fornito un importante impulso per riavviare e concludere con successo il processo di pace. Riconoscendo il ruolo positivo della religione nel campo della negoziazione e della costruzione della pace, entrambe le parti in conflitto hanno ringraziato la Chiesa locale e il Papa per il loro coinvolgimento.

Anche in Camerun, la Chiesa cattolica ha continuato a svolgere un significativo ruolo di mediazione nella guerra civile scoppiata nel 2016 tra la comunità francofona e quella anglofona. I colloqui di pace che hanno avuto luogo nel luglio 2020 si sono svolti nella casa dell’arcivescovo di Yaoundé. Ad oggi, secondo Human Rights Watch, le violenze hanno causato la morte di oltre 3.500 persone. Le ostilità non sono state ancora risolte, ma l’episcopato continua a condannare le violenze e ad invocare un dialogo tra le parti.

Segni di coesistenza positiva tra gruppi religiosi Nonostante l’alto numero di brutali violenze riportate in tutta la regione, vi sono Paesi in cui si notano buone relazioni interreligiose e in cui si compiono sforzi per promuovere la tolleranza religiosa. In Burundi, ad esempio, la Chiesa cattolica ha invitato, ospitandoli, 47 leaders religiosi provenienti da diversi contesti confessionali a partecipare a un seminario per rafforzare la capacità di tutte le comunità religiose impegnate nella risoluzione dei conflitti e nella coesistenza pacifica. Un altro esempio di coesistenza pacifica si è osservato in Kenya dove, nonostante la diffusa presenza di jihadisti, i leaders cattolici hanno raccolto donazioni per i musulmani durante il periodo natalizio e i leaders musulmani hanno fatto lo stesso per i cristiani durante celebrazioni religiose come l’Eid.

 

 

* Estratto da: Aiuto alla Chiesa che Soffre Internazionale, Libertà religiosa nel
mondo 2021, aprile 2021, https://acninternational.org/religious-freedom-report/

Il Rapporto 2021 sulla libertà religiosa nel mondo è un prezioso studio pubblicato dalla Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Quella del 2021 è la quindicesima edizione del Rapporto, prodotto ogni due anni e pubblicato in inglese, francese, tedesco, italiano, portoghese e spagnolo.

 

Subscribe
Notificami
0 Commenti
Oldest
Newest
Inline Feedbacks
View all comments