Nel migliore dei casi è garantito il culto, non la piena libertà religiosa…


NELLA MAGGIOR PARTE DEI PAESI DEL MEDIO ORIENTE E DEL NORD AFRICA LA CONVERSIONE DALL’ISLAM AL CRISTIANESIMO È VIETATA DALLA LEGGE O PROIBITA NELLA PRATICA A CAUSA DELLE FORTI PRESSIONI SOCIALI…

A cura dell’ACS – Aiuto alla Chiesa che Soffre*

L’area che include il Medio Oriente e Nord Africa (MENA), l’Afghanistan e il Pakistan, che si estende dall’Iran nell’Asia sud-occidentale al Marocco nell’Africa nord-occidentale, è una regione transcontinentale che ospita oltre il 6 per cento della popolazione mondiale e comprende una varietà di gruppi culturali ed etnici.

Luogo di nascita delle grandi religioni monoteistiche del mondo, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, in quest’area – in cui religione e politica sono spesso intrecciate – abita oltre il 20 per cento dei musulmani del mondo ed è presente il 60 per cento delle riserve mondiali di petrolio. Si tratta pertanto di una regione che esercita una grande influenza politica e religiosa a livello globale.

Diversi Paesi in quest’area hanno sperimentato cambiamenti politici e sociali positivi, pur non riuscendo a promuovere e tutelare i diritti umani. Il contesto giuridico e sociale mostra una certa riluttanza al cambiamento, considerato il protrarsi delle leggi e delle pratiche discriminatorie, soprattutto ai danni dei non musulmani. Nel migliore dei casi, è garantita la libertà di culto, ma non la piena libertà religiosa.

La persecuzione sistematica delle minoranze religiose si limita soltanto a pochi Stati, come l’Arabia Saudita, l’Iran e il Pakistan, ma nella maggior parte dei Paesi la conversione dall’Islam è vietata dalla legge o proibita nella pratica a causa delle forti pressioni sociali. In molte di queste nazioni il proselitismo è illegale, mentre le leggi contro la blasfemia sono usate per mettere a tacere i gruppi di fede minoritari, come i cristiani, e in generale gli atei e i critici dell’Islam. La tolleranza sociale verso i cristiani continua ad essere bassa e, come testimoniano numerosi incidenti nell’Alto Egitto, le violenze possono scoppiare in qualsiasi momento.

Nonostante gli enormi sforzi dei donatori internazionali, istituzionali e non (soprattutto cristiani), la presenza dei cristiani in Iraq probabilmente non si riprenderà mai dal colpo inferto alla comunità dai jihadisti di Daesh (Stato Islamico) nel 2014. La stessa tragedia affronta oggi la Siria dove, secondo il Nunzio Apostolico, all’inizio del conflitto nel 2011 i cristiani rappresentavano il 10 per cento della popolazione siriana, mentre oggi costituiscono appena il 2 per cento della popolazione.

Poiché le circostanze economiche e politiche che hanno portato alla Primavera Araba non sono state sostanzialmente affrontate, l’instabilità politica continuerà e occasionalmente si infiammerà, aggravando l’insicurezza delle minoranze religiose.

* Estratto da: Aiuto alla Chiesa che Soffre Internazionale, Libertà religiosa nel
mondo 2021, aprile 2021, https://acninternational.org/religious-freedom-report/

Il Rapporto 2021 sulla libertà religiosa nel mondo è un prezioso studio pubblicato dalla Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Quella del 2021 è la quindicesima edizione del Rapporto, prodotto ogni due anni e pubblicato in inglese, francese, tedesco, italiano, portoghese e spagnolo.

 


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