Erdoğan, per motivi di convenienza, è allineato anche con jihadisti e mercenari?


UN DIVARIO CRESCENTE È SEMPRE PIÙ EVIDENTE ALL’INTERNO DEI PAESI A MAGGIORANZA ISLAMICA SUNNITA PER QUANTO RIGUARDA IL SOSTEGNO, O LA MANCANZA DI QUESTO, AI FRATELLI MUSULMANI

A cura dell’ACS – Aiuto alla Chiesa che Soffre*

 

Un divario crescente è sempre più evidente all’interno dei Paesi a maggioranza islamica sunnita per quanto riguarda il sostegno, o la mancanza di questo, ai Fratelli Musulmani (MB).

La cacciata dal potere di Mohammed Morsi e dei Fratelli Musulmani avvenuta in Egitto nel 2013, finanziata in gran parte dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), ha segnato l’inizio di questa divisione.

Gli aderenti al movimento anti-Fratelli Musulmani condividono l’interesse di contenere ed eventualmente eliminare la dimensione specificatamente politica dell’Islam. Il movimento pro-Fratelli Musulmani è invece rappresentato dai “patroni regionali” Qatar e Turchia. Quest’ultima in particolar modo ha cambiato la propria posizione riguardo al ruolo politico dell’Islam.

Il presidente Erdoğan, con la sua politica estera neo-ottomana, ha messo da parte il laicismo di Atatürk e cerca ora di trasformare la Turchia in una potenza sunnita sullo scacchiere globale. Si inseriscono in tale contesto gli interventi militari turchi in Libia, in Siria e nell’ambito della guerra tra Armenia e Azerbaigian, che hanno visto Erdoğan allinearsi per motivi di convenienza anche con jihadisti e mercenari.

La trasformazione dell’Hagia Sophia da museo a moschea è l’esempio più eloquente e simbolico della natura mutevole dello Stato turco, in cui l’Islam è reso più prominente. Allo stesso tempo, in molti altri Paesi a maggioranza islamica, si registra una tendenza opposta: le autorità cercano di stabilire legami più stretti con le minoranze.

Alcuni governi hanno compiuto sforzi per dimostrare pubblicamente una rinnovata sensibilità nei confronti delle minoranze religiose e la necessità di mantenere il pluralismo religioso. In Iraq, il governo ha fatto passi avanti chiamando dei cristiani a ricoprire alte cariche pubbliche e proclamando il Natale festa nazionale.

In Egitto, i permessi per costruire chiese, attuati alla fine del 2020, hanno infuso nuova fiducia ai cristiani. Gli Emirati Arabi Uniti hanno dimostrato il loro sostegno finanziando la ricostruzione dei siti del patrimonio cristiano distrutti da Daesh in Iraq. Sebbene questi grandi gesti siano stati seguiti da azioni decisamente più timide, tuttavia hanno contribuito ad accendere tra le popolazioni non musulmane la speranza di un maggiore riconoscimento del loro posto nella società. La prima Messa pubblica mai celebrata nella penisola arabica nel 2019 da Papa Francesco è un esempio importante di questo cambiamento.

Le proteste del 2019 e del 2020 hanno rivelato come le popolazioni della regione cerchino sempre più un buon governo che non sia settario. Un indicatore significativo è rappresentato dalle manifestazioni organizzate in Iraq tra il 2019 e il 2020 che hanno visto sunniti, sciiti e cristiani uniti nell’opposizione ad un governo disfunzionale.

Dopo le manifestazioni, il primo ministro sciita Mustafa Al Khadimi ha avanzato pubblicamente delle proposte alla comunità cristiana, ha visitato la Piana di Ninive (dove le milizie Shabak hanno terrorizzato i cristiani), e ha invitato pubblicamente i cristiani a rimanere o a tornare nella loro patria dichiarando: «I cristiani rappresentano una delle componenti più autentiche dell’Iraq, e ci rattrista vederli lasciare il Paese». Nel gennaio 2021, è stata creata una Commissione nazionale per la restituzione dei beni cristiani.

Le proteste antigovernative svoltesi in Libano nel 2019 e nel 2020 hanno unito cittadini di tutte le fedi e sono state interpretate da molti come una rivolta contro il sistema settario e corrotto del Paese.

L’impasse politica che continua a persistere, anche dopo le drammatiche esplosioni verificatesi a Beirut nell’agosto 2020 e i successivi appelli internazionali per un’applicazione delle riforme, rivela quanto sia ancora profondamente radicato il settarismo nel Paese dei Cedri.

 

 

* Estratto da: Aiuto alla Chiesa che Soffre Internazionale, Libertà religiosa nel
mondo 2021, aprile 2021, https://acninternational.org/religious-freedom-report/

Il Rapporto 2021 sulla libertà religiosa nel mondo è un prezioso studio pubblicato dalla Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Quella del 2021 è la quindicesima edizione del Rapporto, prodotto ogni due anni e pubblicato in inglese, francese, tedesco, italiano, portoghese e spagnolo


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