Umile, prodigo verso i poveri, d’intensa devozione cristiana, senza aureola…


IL BEATO ENRICO (1250-1315), UOMO DEL MEDIOEVO. UNA MOSTRA SUL FERVENTE CRISTIANO IN PROVINCIA DI VERONA

A cura di Angelica La Rosa

Continuerà ad essere aperta al pubblico sino a domenica 10 ottobre 2021, tutti i martedì e i giovedì dalle ore 16,30 alle 18,30, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16,30 alle 18,30 grazie alla preziosa collaborazione delle Associazioni «La Torre» di Palazzolo, «(E)vento fra i Salici» e «Pro Loco Sona», la mostra, ad ingresso gratuito, dal titolo «Il Beato Enrico e il suo tempo».

Il Comune di Sona (Verona) ha dedicato la mostra al Beato Enrico, nella straordinaria cornice della Pieve romanica di Santa Giustina, a Palazzolo di Sona (Verona).

Uomo del Medioevo, raffigurato all’interno del ciclo frescale del Trecento accanto ad altri santi attribuibili al Maestro Cicogna, il Beato Enrico viene qui presentato in un crescendo di testimonianze e figure ricche di particolari che accompagnano reperti romani, longobardi e medioevali ben conservati. Orme nella storia di un mondo antico che si meravigliava per Dante, Giotto e San Francesco, e in cui visse anche Enrico che i visitatori potranno conoscere immersi nelle musiche inedite e nella presentazione della mostra curata dall’Archeologo Gino Bombonato di Bolzano.

Il culto e la notorietà del Beato Enrico (1250-1315), patrono delle città di Treviso e di Bolzano, prendono vita dalla sua umile persona, sempre prodiga in favore dei più poveri con intensa devozione cristiana; un coro di campane, non toccate da mano umana, lo hanno beatificato per sempre, nel momento della morte.

La mostra rappresenta una duplice occasione di visita: l’emozionante scoperta della storia di un uomo semplice, della sua pietà popolare, tra i pochissimi personaggi del Medioevo raffigurati, senza aureola, attraverso una realistica descrizione; la preziosa Pieve romanica di Palazzolo, contenente un ciclo di affreschi tra i più interessanti dell’area veronese, realizzati intorno al 1320, pochi anni dopo la morte di Enrico, e caratterizzata da due absidi, pur essendo ad una sola navata, e dal campanile che svetta sulle colline moreniche.


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