Cambiare il mondo dal di dentro: la sfida dei Cristiani oggi


IL VICARIO AUSILIARE DELL’OPUS DEI MONS. MARIANO FAZIO DAVANTI ALL’EMERGENZA SOCIALE CHE STIAMO VIVENDO: «NOI CATTOLICI DOBBIAMO FARCI RISPETTARE NELL’ARENA PUBBLICA, NON CON LA VIOLENZA E L’ATTACCO PERSONALE, MA CON ARGOMENTI BEN SOLIDI, CON CARITÀ E GETTANDO TUTTI I PONTI POSSIBILI PER AVVICINARCI A COLORO CHE SONO LONTANI NELLA FEDE»

Di Giuseppe Brienza

L’italo-argentino Mariano Fazio, sacerdote dal 1991 e per molti anni docente di Storia delle Dottrine politiche nella Pontificia Università della Santa Croce (PUSC) a Roma (ateneo del quale è stato anche Rettore), illustra nel suo ultimo saggio Cambiare il mondo dal di dentro. La sfida dei Cristiani oggi (Edizioni Ares, Milano 2021, pp. 96, € 10) la specifica missione che spetta ai cristiani nell’ambito dell’emergenza sociale che stiamo vivendo: «rimettere insieme ciò che abbiamo rotto con il peccato».

In un periodo nel quale l’Occidente sembra aver negato pubblicamente Dio, afferma mons. Fazio, che attualmente è vicario ausiliare dell’Opus Dei, un cammino di apostolato e di santificazione nel lavoro fondato il 2 ottobre del 1928 da san Josemaría Escrivá (1902-1975), occorre cercare di cambiare il mondo dal di dentro.

Solo così, infatti, si potrà cercare di riproporre agli uomini la Salvezza e liberarli allo stesso tempo dal nichilismo e dal Pensiero Unico che sta domina la nostra vita sociale, economica e politica. Un pensiero anti-umano accettato acriticamente, che si sta imponendo a livello popolare con l’affermarsi irriflesso di pratiche derivanti dall’individualismo, dall’edonismo e dal relativismo.

Il libro, pubblicato per la prima volta nel 2019 e tradotto negli ultimi due anni in molte lingue, dall’inglese al cinese, esce oggi nella traduzione italiana senza sostanziali modifiche rispetto alla edizione originaria. Ciò sebbene il mondo, come riconosce l’Autore, sia «cambiato molto tra il 2019 e il 2021». «Mi sono chiesto – aggiunge Fazio nella Prefazione all’edizione italiana (pp. 5-6) – se fosse necessario un aggiornamento del testo e sono arrivato alla conclusione che non lo era. La pandemia di Covid-19 ha colpito tutti noi. Le sfide che abbiamo davanti sono diverse da quelle che avremmo potuto avere due anni fa. Ma la proposta del libro è ancora attuale. Anzi, è diventata ancora più urgente, perché questo mondo oggi pieno di dolore ha bisogno che lo amiamo di più, che mostriamo più compassione e misericordia e che rendiamo più vivo lo stile evangelico nelle nostre relazioni».

Mons. Fazio ricorda a questo fine che non si può cambiare qualcosa che non si ama e, quindi, bisogna innanzitutto riscoprire le radici cristiane della nostra civiltà. Le attuali sfide civiche e culturali richiedono, in secondo luogo, un approccio positivo, capace di comprendere e decodificare la realtà con quello stile ottimistico che matura nella preghiera e nella vita attiva. «Chi espone i propri argomenti con una base solida, rispettando gli altri, con un sorriso sulle labbra e in modo amabile – aggiunge il sacerdote nell’ultimo capitolo, intitolato Con uno stile evangelico (pp. 79-91) –, quantomeno otterrà il riconoscimento delle persone di buona volontà, sebbene non concordino con il nostro approccio vitale. Noi cattolici dobbiamo farci rispettare nell’arena pubblica, non con la violenza e l’attacco personale, ma con argomenti ben solidi, con carità e gettando tutti i ponti possibili per avvicinarci a coloro che sono lontani nella Fede» (p. 87).

Richiamando il pensiero del filosofo (e cardinale) britannico John Henry Newman (1801-1890), mons. Fazio ritiene che il Cristiano impegnato politicamente o nei media debba oggi ricominciare con il ricostruire una buona opinione locale, ovvero quella che matura nelle piazze e negli uffici, nei mercati e nelle caserme etc., insomma nei cittadini, nei giovani e nelle famiglie inserite negli ambienti di lavoro, nelle scuole e nei vari ambienti sociali. Qui bisogna dare il buon esempio e acquisire quel prestigio e quell’autorevolezza che sono ancora in grado di smuovere le coscienze e riattivare virtuosamente le volontà. In pratica l’impiegato, l’insegnante, il macellaio, il panettiere, il parrucchiere, il giornalaio o la venditrice di frutta potrebbero, “dal basso”, influenzare e far cambiare l’opinione pubblica distogliendola dal mainstream.

Secondo il santo cardinale Newman l’opinione locale, «non è fatta di idee ma di cose, non di parole ma di fatti, non di nomi ma di persone; è chiara, reale, sicura […]. Non importa se non occupi un posto importante agli occhi degli altri: puoi acquisire prestigio – e di conseguenza autorità morale – come madre o padre dei tuoi figli, come collega di ufficio, come buona vicina, come lavoratore manuale, come compagno di studi, come amico leale».

Ma il compito di contribuire all’edificazione cristiana della società non è qualcosa di meramente umano, conclude mons. Fazio, «si tratta di un progetto apostolico di ampio respiro, che in definitiva punta a che l’amore e la libertà di Cristo presiedano tutti gli ambiti dell’esistenza sociale. Se prima avevo criticato il detto popolare “l’amore è cieco”, ora invece mi dichiaro pienamente d’accordo con un altro detto, di grande buonsenso: “Nessuno dà ciò che non ha» (p. 43).


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