Per andare oltre la superficie, oltre la vulgata di giornali e tv…


DA TROPPI ANNI VIVIAMO DI DOGMI CALATI DALL’ALTO: DOGMI CHE NON SUPERANO LA NOSTRA RAGIONE, COME QUELLI DELLA FEDE, MA CHE, AL CONTRARIO, LA IMBAVAGLIANO, LA NEUTRALIZZANO, LE IMPEDISCONO DI ENTRARE IN AZIONE

Di FRANCESCO AGNOLI*

 

Bisogna sempre salutare con entusiasmo un libro che si propone sostanzioso e non frivolo, fondato su un pensiero solido e non volatile… nell’ottica, però, del dialogo.

Con chi vuole dialogare Umberto Spiniello, con questo libro che affronta temi spinosi e caldi, dal divorzio, all’aborto, dall’eutanasia all’immigrazione?

Certamente, anzitutto, con se stesso. Ogni libro che abbia profondità nasce soprattutto da una ricerca personale, da un desiderio di indagare, capire, anzitutto come dovere verso se stessi.

Nella vita, infatti, siamo chiamati a non fare solo gli spettatori, ma a prendere delle decisioni, a scegliere delle strade e ad escluderne altre. La libertà, come insegnava Kierkegaard, è il grande dono che solo l’uomo possiede, ma anche un notevole fardello: “la vertigine della libertà”, infatti, fa rima, con responsabilità. Davanti ad ogni scelta possiamo astenerci, per paura, oppure lasciarci portare dalla moda, dalla corrente (che è un altro modo di non assumersi un impegno), oppure, appunto, possiamo scegliere nel senso pieno del termine, cioè in scienza e coscienza.

Cioè, in altre parole, dopo aver ragionato, compreso, per quanto possibile, e valutato. Per questo il primo interlocutore dell’autore è l’autore stesso! L’altro interlocutore è, ovviamente, il lettore.

In un’epoca che ormai da tempo naviga sull’onda del sentimento, delle emozioni, del “sentito dire”, Umberto Spiniello (nella foto sotto) ci invita ad andare oltre la superficie, la vulgata, il pensiero già pensato che ormai da troppi anni ci viene imbandito da giornali e tv. Coloro che ancora hanno il coraggio di voler capire, si saranno accorti che da troppi anni viviamo di dogmi calati dall’alto: dogmi che non superano la nostra ragione, come quelli della Fede, ma che, al contrario, la imbavagliano, la neutralizzano, le impediscono di entrare in azione.

 

Viviamo in una società che teme terribilmente la ragione critica e la libertà come responsabilità; che ha il terrore di un pensiero pensato, ponderato, e perciò stesso alternativo.

Abitiamo un tempo in cui la caccia alle streghe è all’ordine del giorno: e le streghe in questione non sono i criminali, i ladri, gli assassini, per i quali, semmai, c’è sempre una giustificazione sociologica o psicologica a portata di mano, ma coloro che pensano. Esattamente come nelle società totalitarie, il potere teme chi vuole scavare, capire, porre domande, o dubbi. Non fare domande, perché è già stato stabilito: “E’ un diritto civile! E’ una conquista sociale!”.

Per questo chi dubita o dissente è subito un nemico, con cui è impossibile il dialogo, verso cui diventa necessaria, nella tolleranza universale, l’intolleranza. Nella società di massa creata dai giornali, scriveva nell’Ottocento il già citato Kierkegaard, dimostrando di aver ben compreso che si preparavano così i tempi del totalitarismo, “la voce del singolo si dissolve nel chiacchiericcio dell’epoca. Non si parla e nemmeno si tace. Si fa qualcosa che sta giusto a metà: si chiacchiera“.

I giornalisti prima convincono la gente che occorre avere un’opinione, seppur superficiale, su ogni cosa, poi le vendono un’ “opinione che malgrado la sua inconsistenza viene fabbricata ed indossata come un articolo di prima necessità“: “la massa delle persone naturalmente non ha alcuna opinione, ma, ecco!, la lacuna è colmata dai giornalisti, che vivono noleggiando opinioni“. La colpa della stampa non è solo che fornisce pensieri già masticati, semplificati, schematici, che non di rado “finge di riferire un fatto, e intende produrlo“, ma anche che i giornalisti, “adulatori della folla“, “adulatori del tiranno“, contribuiscono alla massificazione incalzante, alla creazione di mode imperanti, mettendo all’angolo il singolo, processando, spesso, l’innocente. Si uccidono così i singoli, il pensiero e la libertà, e si producono le folle: irresponsabili, eterodirette, la cui capacità di pensiero è così rattrappita che di fronte ad ogni questione rifiutano persino di capire, perché è già scritto, da altri: “E’ un diritto civile! E’ una conquista sociale! Se non ti adegui, sei un medievale!”.

Postfazione al libro di Umberto Spiniello
Diritti Incivili, l’avanzata delle ideologie contro l’Occidente cristiano
(Tau Editrice, 2021)

 


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