La strategia della tensione rivive ancora?


COSA È SUCCESSO VERAMENTE DURANTE E DOPO GLI SCONTRI DI IERI NEL CENTRO DI ROMA? DA PIAZZA DEL POPOLO GLI OLTRE 5MILA CITTADINI CHE AVEVANO PRESO PARTE AL SIT-IN CONTRO IL GOVERNO E IL GREEN PASS HANNO DOVUTO ASSISTERE, AD OPERA DI POCHI FACINOROSI, ALLA TRASFORMAZIONE DI UNA LEGITTIMA PROTESTA IN UNA MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA CON PUNTE DI GUERRIGLIA URBANA NELLE STRADE DEL CENTRO. NON VORREMMO CHE LA “STRATEGIA DELLA TENSIONE” GIÀ DRAMMATICAMENTE SPERIMENTATA NEGLI ANNI SETTANTA E OTTANTA POSSA RIPETERSI, ANCHE SE IN TONO MINORE

Di Vincenzo Silvestrelli*

Le violenze a Roma a margine della manifestazione contro il Green Pass sono un problema vero o sono la solita riedizione della strategia della tensione che da sempre costituisce un metodo attraverso cui si controlla l’evoluzione politica in Italia?

La conoscenza della storia è necessaria per costruire il futuro. Al di là della questione specifica in gioco, cioè i provvedimenti del Governo Draghi per contrastare la pandemia da Covid-19, occorre riflettere su quanto accade per non ripetere gli errori del passato. Indubbiamente la presenza di un nemico impresentabile è sempre utile per costruire “fronti” volti a bloccare la minaccia terribile, vera o costruita.

L’attacco alla CGIL ha visto in primo piano gli esponenti di Forza Nuova, Giuliano Castellino e Roberto Fiore. Vedendo il curriculum di quest’ultimo, fondatore del movimento nazionalista o neofascista se si vuole, si nota una vita avventurosa e caratterizzata da eventi che potrebbero indicare  collegamenti importanti.

In Italia, a partire dagli anni Sessanta, l’uso strumentale di movimenti estremisti di destra e di sinistra da parte di servizi deviati interni o stranieri, ha caratterizzato le vicende politiche. Questi gruppi avevano una storia propria ma finivano per essere strumento di strategie che niente avevano a che fare con le loro ideologie. Come sottolineava il grande giornalista e dirigente RAI Ettore Bernabei (1921-2016) essi erano spesso lo strumento di una guerra economica contro il nostro Paese che, con i suoi successi e la sua presenza internazionale, minacciava il predominio di altri nel Mediterraneo o in mercati promettenti.

La vicenda dei disordini di ieri ricorda quella stagione nelle modalità e nei personaggi. La polizia non è stata stranamente in grado di prevenire i disordini partiti da una dimostrazione pacifica e annunciati sui social.

Bisogna rispondere a queste violenze inutili e dannose per ogni causa, in primo luogo prevedendone la possibilità e poi assumendo atteggiamenti unitari per respingerle come avvenne per il sequestro Moro quando nacquero scioperi spontanei che fecero capire che il popolo italiano amava la democrazia e non era disponibile ad avventure eversive. Purtroppo, la gestione del caso Moro fu l’inizio di una deriva che ha minato le nostre istituzioni fino ad arrivare alle vicende di Mani pulite (1992-93) che distrussero i partiti popolari destabilizzando fortemente le nostre istituzioni e la nostra costituzione. Oggi bisogna evitare che si continui a influenzare il quadro politico con quei metodi.

A Roma, per esempio, il prossimo ballottaggio del 17 e 18 ottobre è così importante che, costruire anche in questo caso la minaccia “fascista”, è ancora una volta la tecnica cui ricorre il PD. E la stiamo vedendo applicata ad un “tecnico”, esponente sicuramente moderato e democratico ed espressione oltretutto del mondo cattolico come Enrico Michetti. Confidiamo che gli elettori romani lo comprendano…

*Presidente di Eticamente. Impresa e lavoro.


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments