Il ricordo di chi cadde “dalla parte sbagliata” della storia


IL RICORDO DI CHI CADDE “DALLA PARTE SBAGLIATA” DELLA GUERRA CIVILE ITALIANA 1943-45, DURANTE E DOPO LA FINE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA (RSI) È QUESTIONE STORICA E STORIOGRAFICA CHE, DA ALCUNI DECENNI ORMAI, STA FINALMENTE CONOSCENDO UNA STAGIONE MENO IDEOLOGICA E PIUTTOSTO COSTRUTTIVA

Di Andrea Rossi

Il ricordo di chi cadde dalla parte sbagliata della storia, durante e dopo la fine della Repubblica Sociale Italiana è un problema storiografico che ha conosciuto varie stagioni. Si è passati dal silenzio dell’immediato dopoguerra, al ricordo promosso e sostenuto dai reduci dell’ultimo fascismo, a una timida ricerca di una storia che se non condivisa, potesse essere quantomeno “accettata” dai vincitori e dai vinti, per finire con un ritorno, prepotente, di una versione ideologizzata del passato, nella quale i morti di Salò dovrebbero tornare nell’oblio della nazione, e lì rimanere: una sorta di damnatio memoriae in salsa postcomunista, forse perché molti studiosi di orientamento marxista comprendono che se dovesse “saltare” il mito fondativo della Repubblica, ossia l’arco costituzionale, verrebbe meno anche la legittimazione de facto del Partito Comunista Italiano (e dei suoi eredi di oggi).

Il volume appena pubblicato dalle Edizioni Solfanelli, dal titolo I caduti della Repubblica Sociale Italiana nella provincia di Varese (AA.VV, Chieti 2021, pp. 208, € 20) è qualcosa di più di un semplice elenco di caduti fascisti, in quanto gli autori descrivono la nascita e la non facile esistenza del Comitato Nazionale Ricerche ed Onoranze ai Caduti della Repubblica Sociale Italiana di Somma Lombardo (Varese), che da semplice associazione fra reduci che intendevano ricordare i propri commilitoni caduti è divenuta una importante realtà associativa locale, con rapporti istituzionali di alterna fortuna (specie fra gli anni 1970 e ’80), destinati a diventare progressivamente più solidi dopo la caduta del muro di Berlino e la stagione della fine delle ideologie.

D’altronde, appare difficile pensare che un sodalizio la cui principale attività è sempre stata la commemorazione di caduti in guerra con celebrazioni religiose e con pellegrinaggi sui luoghi dove più atroci furono le vendette del dopoguerra, potesse essere considerata un covo di pericolosi elementi eversivi neofascisti (anche questo venne detto e scritto, come rammentano gli autori…).

Nella raccolta delle vittime che avevano aderito alla RSI a Varese e nella sua provincia, abbiamo scoperto, con un certo stupore, che anche in aree dove meno la guerra civile italiana (1943-45) era stata cruenta, le rappresaglie a conflitto concluso furono spesso non solo indiscriminate ma anche ingiustificate e ingiustificabili. Forse, a tre quarti di secolo da quei fatti, sarebbe arrivato il momento di riflettere sui motivi per cui anche in alcune zone in cui la bufera della guerra era stata meno violenta, la tempesta del dopoguerra fu così spietata e feroce.

Di certo, il comitato di Somma Lombardo, con la sua opera civile e di pietà, ha cercato spiegazioni. Purtroppo, non sempre ottenute, come si può leggere in conclusione al volume…


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