Esclusivo. “Io, intubato, vi racconto ciò che mi è capitato”


GIORNI E GIORNI SENZA SAPERE COSA DOVEVAMO PRENDERE PER CURARCI. POI ABBIAMO RICEVUTO L’AIUTO DI IPPOCRATE.ORG E IL PLASMA IPERIMMUNE

A cura di Angelica La Rosa

“Il 28/2 ho fatto il tampone in fiera a Verona e sono risultato positivo. Non stavo male, non avevo nessun sintomo. Ho fatto il controllo perché mia moglie aveva fatto il tampone il giorno prima il 27/2, ed era risultata positiva. Anche due nostri figli, che in quel periodo erano in casa con noi, risultarono positivi, anche loro asintomatici. Poi mia moglie nei giorni successivi cominciò ad accusare dolori articolari alle gambe, mal di testa e febbre, anche se non molto alta (37/2 – 37/5)”.

Comincia così la testimonianza che un nostro lettore ci ha trasmesso in merito a ciò che ha vissuto nei mesi scorsi.

“Abbiamo provato a chiamare il medico di base per avere indicazioni, una terapia, ma non siamo riusciti a parlare con lui. La segretaria ci ha promesso che avrebbe avvertito il medico e che ci avrebbe fatto chiamare ma niente. Abbiamo pensato che sto virus doveva essere proprio qualcosa di terribile se neanche per telefono ci si poteva parlare… Abbiamo pensato di usare il servizio USCA (unità speciale continuità assistenziale), di cui avevamo sentito parlare, e abbiamo richiesto alla segretaria del nostro medico se poteva attivare il servizio poiché sono i medici di base che debbono richiedere il loro intervento. Il personale USCA non ci ha contattato prima di giovedì 4 Marzo”.

Cosa è successo nel frattempo?

“Nel frattempo, preoccupati perché passavano i giorni e senza sapere cosa dovevamo prendere per curarci, c’eravamo dati da fare e siamo riusciti a metterci in contatto con l’associazione Ippocrate.org. Abbiamo inviato una mail all’organizzazione e proprio la sera del 4 marzo, alle ore 22.40, abbiamo ricevuto una chiamata da un medico. Nel frattempo erano passati 5 giorni. Il medico che ci ha chiamati, una persona straordinaria, ci ha tenuto al telefono per 70 minuti, spiegandoci il virus cos’è e quali medicine prendere per contrastarlo. Nel mio caso il virus, e la conseguente infezione innescata, era andato avanti. L’infiammazione mi causava stati febbrili con temperature a 39.8 – 39.9. Il dottore prescrisse la terapia necessaria per tutta la famiglia. Per quel che riguarda me, come il medico ben ci aveva spiegato, erano passati troppi giorni e questo poteva compromettere l’efficacia della terapia. Il virus, se si interviene entro le 72 ore, si risolve e guarisce in genere senza complicazioni particolari ma se non viene contrastato in modo efficace può diventare molto pericoloso…”.

La mattina del 10 marzo, scrive il nostro lettore, l’USCA è uscita “e su loro consiglio abbiamo chiamato il 118 e sono stato portato al pronto soccorso di Borgo Roma. Quella stessa notte le mie condizioni sono peggiorate e il mattino seguente, giovedì 11, dopo aver parlato con i medici e mia moglie abbiamo accettato il consiglio di farmi intubare. Secondo la loro esperienza era preferibile anticipare la cosa senza aspettare che l’infezione si allargasse ulteriormente. Sono quindi stato sedato e intubato”.

A quel tempo i decessi in terapia intensiva erano del 40%…

“Mia moglie sempre in contatto con i medici della Ippocrate.org ha ricevuto indicazioni molto precise su come avrebbe dovuto comportarsi a mio riguardo. Le è stato detto che doveva assolutamente riuscire a farmi ottenere il plasma iperimmune. Stando ai medici dell’associazione tutti gli ospedali del Veneto erano forniti di questa terapia ma che non sarebbe stato facile ottenerla. L’equipe della terapia intensiva avrebbe messo davanti ogni ostacolo per non somministrarlo. Secondo le loro indicazioni mia moglie avrebbe dovuto essere gentile ma ferma e risoluta. Garbata, ma tenace e costante, mia moglie è stata capace di esserlo, quanto è stato difficile non si può capire, ma c’è riuscita. La sua determinazione ha fatto si che riuscisse nell’intento. Abbiamo tutte registrate le videochiamate fatte da mia moglie e tutto quello che i medici della Ippocrate.org avevano anticipato circa l’atteggiamento dei medici ospedalieri è stato tutto confermato puntualmente”.

Conclude il nostro lettore… “Io sono qui grazie a mia moglie, al Signore che ha ascoltato le nostre preghiere e quelle di tanti cari amici, e grazie anche al dott. De Donno che ha avuto questa intuizione di usare il plasma di coloro che dal CoViD 19 erano guariti e tante vite ha salvato non solo in Italia ma pure all’estero. Una volta guariti io e mia moglie volevamo donare il plasma per contribuire a salvare vite umane ma ci è stato detto che non potevamo, che non era possibile: per me perché avevo oltre i 65 anni e per mia moglie perché aveva avuto delle gravidanze (?). Siamo purtroppo al corrente che già da qualche mese questo farmaco naturale, praticamente senza controindicazioni se non in casi rari, non è più disponibile nel nostro Paese, che ne è stata sospesa la somministrazione. Non si riescono a capire le ragioni di una tale decisione a meno che non si veda la decisione da un punto di vista squisitamente economico”.


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