Avverso ad ogni logica (e loggia) massonica. Un cattolico da prendere come esempio


E’ STATO PRESENTATO A BELLUNO, PRESSO L’UNIDOLOMITI, IL LIBRO “LE SERATE DI SAN PIETROBURGO OGGI. 56 FRECCE CONTRO-RIVOLUZIONARIE” (EDIZIONI SOLFANELLI, CHIETI 2021), A CURA DI GIUSEPPE BRIENZA E MATTEO ORLANDO. PUBBLICHIAMO L’INTERVENTO INTEGRALE DI QUEST’ULTIMO

A cura di Sara Deodati

 

Sabato 23 ottobre 2021 è stato presentato, nell’aula magna dell’UniDolomiti di Belluno e nell’ambito delle iniziative culturali “UniDolomiti incontra…”, il libro “Le serate di san Pietroburgo oggi. 56 frecce contro-rivoluzionarie” (Edizioni Solfanelli, Chieti 2021).

I 56 contributi raccolti nell’opera, dai curatori Giuseppe Brienza e Matteo Orlando, continuano l’attività di studio, discussione ed “attualizzazione” della grande eredità filosofica di Joseph de Maistre (1753-1821), con il preciso intento di riproporre uno dei principali insegnamenti del Conte savoiardo, ovvero che la politica è, soprattutto e prima di tutto, una questione teologica.

A seguire pubblichiamo l’intervento integrale del co-autore del libro Matteo Orlando.

PRIMO INTERVENTO

Buon pomeriggio a tutti. Ringrazio il professor Trabucco per l’ospitalità e rapidamente vi sottopongo alcune considerazioni riguardo al mio contributo al testo del Edizioni Solfanelli “Le Serate di San Pietroburgo oggi. 56 frecce contro-rivoluzionarie”, libro che ho avuto modo di curare assieme all’amico Giuseppe Brienza.

Vorrei concentrare la vostra attenzione, in questo mio primo intervento, su due dei miei contribuiti al testo.

Il primo è una riflessione su un grande uomo politico della storia italiana, il conte Clemente Solaro della Margarita, che ho definito un esempio adeguato di cattolico impegnato in politica.

Poi vorrei concentrare la vostra attenzione sull’insegnante di Religione Cattolica in Italia e sull’importanza dell’IRC (l’insegnamento della religione cattolica) nel contesto italiano.

Clemente Solaro della Margarita (1792-1869) fu ministro e primo segretario di Stato per gli Affari Esteri di Carlo Alberto dal 1835 sino alla vigilia delle grandi riforme costituzionali del 1848.

Solaro della Margarita fu un esponente dell’anti-Risorgimento, avverso ad ogni logica (e loggia) massonica, uno schietto credente, autentico gentiluomo, genuino patriota. Operò al servizio del re senza mai adularlo e senza accettare imposizioni contrarie alla sua coscienza. Difendendo la sovranità e l’indipendenza della corte piemontese dalle monarchie costituzionali di Francia e Inghilterra e dall’Austria (di cui amava l’autocrazia), si attirò le ostilità dei tre paesi.

A Vittorio Emanuele II, da tre anni Re di Sardegna, Solaro della Margarita  scrisse: «Difendete la religione, proteggete la Chiesa e l’osservanza delle sue leggi; riverite [il Papa…]; non tollerate le bestemmie degli empi; non crediate mai fedele a voi chi non lo è a Dio, ne che vi sia giustizia là dove non si fonda nel codice dell’eterna sua legge …  la memoria di un Re che rese felice il suo popolo traversa i secoli, benedetta da ogni generazione». Vittorio Emanuele di Savoia non seguì i consigli di Solaro della Margarita e sappiamo come andò a finire…

Da parte sua Solaro della Margarita si oppose ad ogni rivolta con fermezza, non si lasciò ingannare dal liberalismo, non venne meno ai suoi doveri e parlò con retta schiettezza.

Ritiratosi dalla vita pubblica Solaro non rinunciò a manifestare il suo pensiero con scritti attraverso i quali continuò a difendere la sua concezione politica contraria allo spirito mercantilistico e affaristico liberale, difendendo una concezione cattolica che non ammetteva il «disprezzo dell’autorità» e il «falso concetto della sovranità del popolo».

Clemente Solaro della Margarita era conscio che le massime santificate dalla legge evangelica emanano dalla legge di natura e questa obbliga tutti. Da uomo di salda fede, di irremovibili principi e di inoffuscabile coscienza detestava il moderatismo nel quale vedeva l’origine di ogni ipocrisia, la causa di ogni rinuncia, la premessa di ogni viltà. Nella concezione dell’aristocratico piemontese, infatti, il moderatismo «accenna alla virtù, ma non l’abbraccia, non la segue, detesta il male, ma non ardisce contrastarlo». In definitiva, il vero scopo dei moderati era quello di mantenere il potere a qualunque costo.

Ho voluto ricordarvi questo cattolico senza compromessi, uno che non ha mai ammesso nella condotta politica alcuna transazione sui principi e, coerentemente, dal punto di vista della sua vita personale ha testimoniato il distacco più assoluto dalle “umane passioni” perché anche oggi ne avremmo un gran bisogno.

Continuo, passando all’oggi ricordandovi i “docenti di serie B”, gli insegnanti della religione cattolica che sono precarizzati in applicazione dei dogmi laicisti. Infatti, gli insegnanti di religione cattolica in Italia continuano ad essere precari e ad essere discriminati anche dall’ipotesi di concorso proposto, ordinario piuttosto che non riservato e non selettivo, come previsto per gli altri insegnanti abilitati! Inoltre, se si farà il concorso, sarà il primo concorso dopo 17 anni dall’unica procedura bandita nel febbraio 2004, in attuazione della legge 186/2003, che istituiva i ruoli per l’insegnamento della religione cattolica. Il concorso doveva uscire ogni 3 anni ma la legge non è stata rispettata. Così in 17 anni si è formato un precariato di più di 20 anni.

Sappiamo che l’ora di religione è frequentata da una «larghissima maggioranza di studenti» e, a differenza di quanto continuano a pensare ancora i laicisti italiani e gli ignoranti in materia, non è una forma di “catechesi scolastica”, bensì un insegnamento vero e proprio che comporta la trasmissione di conoscenze documentate sulle fonti della religione cattolica, soprattutto la Bibbia, e sui documenti della Tradizione storica, culturale, artistica italiana ed europea. Non è attività catechistica, ma non è neppure nuda trasmissione di informazioni, perché la religione a scuola è una materia che deve porre al centro la persona umana dell’alunno e il suo diritto-dovere di coltivare saperi e abilità e acquisire delle competenze.

L’IRC è destinata a qualsiasi alunno che ne abbia espresso la scelta, indipendentemente dal credo religioso di appartenenza. Infatti, l’orizzonte di riferimento della materia è il conoscere, non il divenire credente.

In una società pluri-culturale, pluri-etnica e pluri-religiosa, l’orizzonte per ogni alunno è quello di sviluppare nel dialogo la propria identità personale ed etica.

L’IRC ha un valore per la crescita della persona e la comprensione della realtà sociale e storica nella quale si è inseriti e anche l’insegnante di Religione non può esimersi da testimoniare la propria fede all’interno della struttura scolastica.

Ma nonostante la Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado, sappiamo come venga osteggiato questo insegnamento.

SECONDO INTERVENTO

Riprendo la parola volentieri per illustrarvi un mio contributo al testo relativo ad un tema a me particolarmente caro, la solidarietà tra le nazioni, mentre ritorno sull’argomento scuola riportandovi le riflessioni del collega Giuseppe Brienza sulle prospettive e la battaglia culturale della scuola in Italia oggi.

La Dottrina Sociale della Chiesa, come è noto, parla di “unità della famiglia umana”, ma come fare in concreto per realizzarla? La risposta è solo una: mettere Nostro Signore Gesù Cristo al centro dell’economia e della società, perché lui è il prototipo e fondamento della nuova umanità. In Gesù Cristo trova compimento l’uomo creato da Dio a Sua immagine. Per quanti vivono la vita nuova in Cristo le differenze razziali e culturali non sono più motivo di divisione. Tuttavia, il mondo attuale, stritolato da varie ideologie anticristiane che ne governano la società e l’economia, non può comprendere questo. E tocca a noi cattolici ribadire che solo ritornando alla fede in Cristo si potranno creare anche condizioni socioeconomiche migliori. La Chiesa Cattolica, proprio per la sua universalità, può costituire un legame strettissimo tra le diverse comunità umane e nazioni, purché queste abbiano fiducia in lei e le riconoscano di fatto una vera libertà per il compimento della sua missione. La Chiesa, infatti, collabora con qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del bene comune. È chiaro che l’unità tra gli uomini e le nazioni non va costruita con la forza delle armi, del terrore o del sopruso.

Il cattolicesimo cerca di far capire all’umanità che i popoli tendono ad unirsi non solo in ragione di forme di organizzazione, di vicende politiche, di progetti economici o in nome di un internazionalismo astratto e ideologico, ma perché liberamente si orientano verso la cooperazione, consapevoli di essere membra vive di una comunità mondiale.

Riportandovi le riflessioni del collega Giuseppe Brienza sulle prospettive e la battaglia culturale della scuola in Italia oggi, siamo stati i primi a chiudere tutti gli istituti a causa degli arresti domiciliari impostici dal governo Conte 2, e gli ultimi a riaprire, si fa per dire, con le mille limitazioni di presenza, carenze logistiche e sproporzionate misure di “sicurezza” sanitaria imposte per il nuovo anno scolastico.

Purtroppo siamo ben lontani da quanto proposto dalla Dottrina sociale della Chiesa (DSC) propone in materia di educazione e libertà scolastica: – la famiglia come prima scuola di vita cristiana e «scuola di umanità più ricca» (Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes, 7 dicembre 1965, n. 52); i genitori come primi e principali educatori dei loro figli (Dichiarazione sull’educazione cristiana, Gravissimum educationis, 28 ottobre 1965, n. 3) e posti nelle condizioni di scegliere per i loro figli «una scuola rispondente alle proprie convinzioni» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2229).

Anche nel Compendio di Dottrina sociale della Chiesa (DSC) del 2004 viene sottolineata la necessità della collaborazione delle diverse agenzie educative, perché la famiglia isolata non può minimamente pensare di farcela a educare i propri figli e avviarli ad una scuola veramente umana e cristiana. Secondo la DSC (vedi il n. 240), non va precluso il diritto-dovere di auto-organizzarsi, ricorrendo persino all’istruzione domiciliare (scuola parentale).

Il Compendio non cita espressamente l’home-schooling ma leggiamo: «I genitori hanno il diritto di fondare e sostenere istituzioni educative. Le autorità pubbliche devono far sì che “i pubblici sussidi siano stanziati in maniera che i genitori siano veramente liberi nell’esercitare questo diritto, senza andare incontro ad oneri ingiusti. Non si devono costringere i genitori a sostenere, direttamente o indirettamente, spese supplementari, che impediscano o limitino ingiustamente l’esercizio di questa libertà”» (n. 241).

È da considerarsi quindi una «ingiustizia» sia il rifiuto di sostegno economico pubblico alle scuole non statali che ne abbiano necessità sia mettere intralci e penalizzazioni all’home-schooling.

In Italia la famiglia non solo non è aiutata ma è impedita all’esercizio della propria libertà di scelta educativa. Chi si occupa di scuola si perde nella dicotomia pubblico/privato, senza rendersi conto che sono due cardini istituzionali di un unico sistema che mira a soddisfare bisogni e necessità di primaria importanza.

Zero autonomia, zero risorse, tanta burocrazia per dirigenti e docenti sono i principali ostacoli al «diritto delle famiglie e delle persone ad una scuola libera e aperta» (n. 557). Anche la Scuola Paritaria paga la concessione dell’autonomia con il controvalore della libertà. I genitori, invece, pagano il costo della scuola statale con le tasse e quello della scuola paritaria con le rette, un vero e proprio “pizzo” della libertà.

A giudizio di Giuseppe Brienza, ma ritengo anche dei buoni cattolici italiani, la promozione del diritto-dovere all’istruzione degli studenti delle paritarie costituisce la priorità della battaglia culturale nell’attuale situazione del Paese.

 


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